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04/04/2011

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Barbara Korun
RIFLESSIONI SULLA POESIA
di Barbara Korun
Scrivo forse diversamente essendo una poetessa e non un poeta? In quanto poetessa i lettori mi accettano diversamente di come lo farebbero se fossi un poeta? Per me fa lo stesso. Ma sociologicamente parlando non lo è. Il genere sessuale al quale appartengo senza dubbio influisce su come scrivo, anche se ignoro in che modo, essendo io un'entità. Ciò che sono comprende anche il mio sesso, comunque non posso assolutamente togliermelo da dosso, fare finta che non esiste o astrarlo, neanche ipoteticamente. Nemmeno intendo farlo. Leggo la poesia che certe donne scrivono in maniera da eludere il loro sesso, di negarlo, di non metterlo in mostra bensì sottrarlo alla vista. In quanto a me la mia femminilità mi eccita più che inquieta. Mi fa piacere (ne godo) e mi rende felice.
Una volta pensavo diversamente: di essere fatta a strati. Nelle cui profondità c'è l'essenza o un essere. E quest'essenza non è niente, solo esiste. (Sa di essere un miracolo per il semplice fatto di esistere? E cos'è un miracolo? "Senti, pioggia?" (*)
Dopo, in qualche modo, questa essenza è umana, è un essere umano. Non è donna, non è uomo, è un essere umano. Si porta appresso un'eredità. In seguito viene il genere sessuale. E infine arriva la lingua, l'appartenenza ad altra gente.
Adesso però so che tutto questo è ben bene mescolato insieme. Che forse esiste quella nuda essenza, "quell'essere o creatura" che non è nulla, tranne il fatto che esiste; e dall'altra parte tutto il resto, inscindibile.
L'essere non ha parole. Tutto il resto invece ne ha moltissime e diverse.
Per me la letteratura è comunicazione. Scrivere/leggere significa parlare, chiacchierare, conversare con qualcuno, con l'altro (che può essere in me, nel mio intimo). Mi auguro solo d'incontrare nella vita quante più persone possibile che siano interessanti, intelligenti, dalle vedute larghe, mature spiritualmente e moralmente (di persona e attraverso la lettura).
(*) Nel senso: hai facoltà percettive o sei qualcosa di
Traduzione Jolka Milič
È nata nel 1963 a Ljubljana in Slovenia, dove tuttora risiede. Laureata in slavistica e letterature comparate, pubblica poesie in molte riviste slovene, scrive saggi, recensioni letterarie, critiche teatrali e partecipa a manifestazioni culturali. Nel 1999 la casa editrice Mladinska knjiga di Ljubljana stampa la sua raccolta di poesia "Ostrina miline" (La scabrosità della dolcezza), premiata come migliore opera prima. Nel 2003 pubblica negli Stati Uniti un libro di liriche dal titolo "Chasms"...
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