Politica - Aharon Shabtai

Introduzione Davide Mano La collezione di poesie ebraiche che qui si presenta raccoglie la recente produzione letteraria di Aharon Shabtai, uno tra i maggiori esponenti della poesia politica in Israele. Attento e originale osservatore delle vicende del conflitto israelo-palestinese, Aharon Shabtai è uno degli uomini di cultura in Israele ad avere più apertamente dichiarato il suo dissenso, opponendosi in maniera categorica, attraverso i versi delle sue poesie, all’occupazione israeliana dei Territori palestinesi e alla costruzione del muro di separazione. Egli è conosciuto in Israele, fin dagli anni Ottanta e Novanta, per la sua poesia erotica, incentrata su una metafisica del sesso e del corpo. In queste composizioni, ordinate secondo brevi frammenti, la personale ricerca delle forme della materialità erotica raggiunge una radicalità, nel linguaggio come nelle ardite immagini evocate, che si ritrova ancor più esaltata nella più tarda produzione politica. Shabtai pone spesso al centro della sua opera la vita privata, svelandola fin nei particolari più intimi, esponendo così la sua intera persona al pubblico. Dal divorzio dalla prima moglie all’intensa storia d’amore con Tanya Reinhart (docente di linguistica e analista politica radicale, recentemente scomparsa), dai violenti attacchi contro i governanti alle accuse nei confronti dell’establishment letterario israeliano, i temi del privato si uniscono a quelli del politico in un unico corpus poetico. Più spesso è il politico a farsi privato, sfidando non solo lo status della letteratura ebraica, ma anche il senso del pudore, i tabù e le gerarchie della società israeliana in genere. Certamente, sono le violente invettive dell’ultimo Shabtai ad aver suscitato le reazioni più risentite. Molte delle poesie qui raccolte, apparse la prima volta sull’inserto letterario del quotidiano Ha’aretz, hanno causato una serie di lettere di protesta, ed anche minacce di annullamento degli abbonamenti. Nella poesia di Aharon Shabtai, i temi del politico sono affrontati con una ricca gamma di registri, dal satirico al sarcastico, dal sublime al sentimentale, fino al kitsch e al comico. La cronaca del drammatico conflitto tra israeliani e palestinesi emerge attraverso i diversi usi retorici, che l’autore sperimenta con l’intento di mettere a prova la scrittura poetica e calarla sui toni bassi del reale. È in questa operazione radicale e provocatoria che si concentra la carica d’opposizione della poesia di Shabtai. Al presente di una società fantasma, chiusa a riccio davanti ai pericoli di una guerra totale, Shabtai oppone un’attenzione per l’evento nella sua traumatica, dolorosa essenzialità. Per contro a un dibattito pubblico miope, che sempre più colpevolmente mette in secondo piano la barbarie dell’occupazione, Shabtai si propone in veste di informatore, di educatore e maestro. Come un poeta che, affrontando l’orrore del suo tempo, si guarda allo specchio, e parla al suo popolo. Le poesie di Shabtai spingono a far riflettere il lettore sugli effetti della logica dell’occupazione israeliana, non solo sulla vita degli oppressi ma anche su quella degli stessi oppressori. Shabtai si chiede come possa esistere ancora cultura, e come possa nascere poesia, in uno Stato che si macchia di crimini efferati, in mezzo a un popolo che soggioga un altro popolo. La poesia trova il suo posto nel dissenso: suo dovere è quello di opporsi, denunciare, farsi dunque strumento d’accusa. In questo J’accuse rivolto al suo paese, grande importanza ha la personale esperienza di vita di Shabtai: egli fa continuamente appello ai valori fondanti della società ebraica nata in Palestina e ai principi democratici dello Stato ebraico sorto sul modello socialista. Le poesie incluse in questa collezione sono state composte sull’onda dei fatti, e pertanto vengono a configurare una sorta di “diario politico” dell’occupazione. L’apparato di note posto in fondo al volume è stato pensato in questo senso, per ricordare al lettore le figure dei politici e la cronaca dei fatti citati dall’autore. * * * * * Prefazione Egi Volterrani Questa raccolta di poesie di Aharon Shabtai esce in un momento per molti aspetti particolare, che può pregiudicarne una fruizione attenta a tutte le articolazioni del discorso poetico e alla ricerca formale, spesso innovativa e disinvolta che l’Autore porta avanti con determinazione, pur affrontando spesso temi di impegno civile che facilmente possono spostare l’attenzione e la sensibilità del lettore nel campo dell’emozione e della drammaticità del messaggio comunicato. La pesante, difficile particolarità congiunturale, determinata sia dall’iniziativa politica e sia dal comportamento internazionale dello stato di Israele – l’ambito sociale dove si sviluppa quotidianamente l’attività del poeta – si complica in questi giorni per le polemiche suscitate in Francia e in Italia dall’invito allo stato di Israele come ospite d’onore delle fiere internazionali del libro di Parigi1 e di Torino. L’invito è stato sollecitato dalla diplomazia israeliana, e conseguentemente formulato dagli interlocutori europei, in occasione del sessantesimo anno dalla fondazione dello Stato Ebraico. L’iniziativa si qualifica immediatamente come “di parte”, sia rispetto alla situazione conflittuale che si registra in Medio Oriente, tra Israele e Palestina, e sia rispetto alla disputa politica interna alla società israeliana, dove l’opposizione alla linea aggressiva e oppressiva del governo attuale è da quello stesso governo duramente conculcata, per non dire perseguitata. In questa situazione, le composizioni di Aharon Shabtai potranno incontrare polemiche e provocare fraintendimenti che non gioveranno, forse, a una lettura critica intesa soprattutto a cogliere la caratterizzazione molto originale della scrittura di uno dei più interessanti poeti contemporanei di ispirazione “civile”. La struttura stessa della compilazione, che mette insieme versi di raccolte recenti, è organizzata in modo attentamente significativo. Dopo alcuni componimenti che documentano un sottofondo generale, un ambiente ostile e coercitivo (Aeroporto Ben Gurion, Sharon, Il muro…), si liberano a sorpresa brevi, lineari ed eleganti invocazioni, le preghiere che auspicano la sconfitta dell’esercito di Israele impegnato nella recente guerra del Libano. Inaspettatamente, queste preghiere si organizzano in un canto. “È possibile cantare in tempi oscuri? – Si domandava Bertolt Brecht – Si può cantare l’oscurità dei tempi”. Poi, il canto di Aharon Shabtai si sviluppa su altri temi, dell’attualità o della memoria, con la stessa linearità, traendo ispirazione – con incredibile immediatezza, verrebbe da dire “freschezza” – da frammenti di una realtà quotidiana, intima ed evocativa, che si definiscono dettagliatamente emergendo dal marasma di un paesaggio di guerra, sconvolto dalla violenza o reso impenetrabile dalla devastazione – e magari congelato da un implicito giudizio morale, determinato soltanto con la scelta icastica di parole che non giudicano, dicono. La parola del poeta comunica al lettore le sensazioni della sua attenta partecipazione a una realtà difficile, a volte colta soltanto attraverso la struggente incongruità di particolari sorprendenti.
Aharon Shabtai a Casa della poesia

Giovedì 15 maggio, alle ore 20,00 nelle sede di Casa della poesia (Biblioteca Mediateca, Convento SS. Trinità) di Baronissi (Salerno), si terrà un incontro con uno dei maggiori poeti contemporanei di lingua ebraica, Aharon Shabtai. Intellettuale colto, irregolare, scandaloso, oppositore delle politiche israeliane nei territori palestinesi, in Italia per la pubblicazione del suo primo libro italiano, "Politica".
Rosa Mystica - Josip Osti

La scrittura ci ha portato lontano dall’origine nel giardino idilliaco di Tomaj dove gli amanti si trattengono e, anche se forse apparentemente ci troviamo ancora lì, è sempre più chiaro che ci siamo lasciati ingannare dal misterioso linguaggio poetico dal quale non si vede via d’uscita. Abbiamo dimostrato che dietro la leggerezza intimistica e vitalistica dello stile poetico di Osti si nascondono vortici ontologici magici che si ampliano in un labirinto infinito. Josip Osti è bravissimo a rappresentare i complessi stati d’animo, i difficili quesiti esistenziali e le fantastiche visioni poetiche in un modo apparentemente semplice, talvolta persino documentario e aneddotico. Egli uguaglia i motivi fantastici e quelli concreti sullo stesso livello finzionale e quello dello stile poetico, che è apparentemente spesso realistico, e mi sembra che l’etichetta più adeguata della sua poesia potrebbe essere il realismo magico. Ma anche quella è, infine, solo un’etichetta e come tale priva di vitalità. E questo è dopotutto di poca importanza. È importante però rimarcare che Josip Osti, quando ha iniziato a scrivere le sue poesie in lingua slovena, ci ha donato un tesoro, un patrimonio che continueremo a scoprire. - Igor Divjak
...a base di Versi - Lazzaro (RC) - 10/4/2008

A base di versi… a cena con i poeti sul lungomare di Lazzaro (RC) Si aprirà giovedì 10 aprile la serie di eventi poetici ed enogastronomici promossi dall’Associazione Culturale “Angoli Corsari”, dalla Casa della Poesia e dal ristorante l’Accademia di Lazzaro. Gli eventi, unici all’interno del panorama locale e nazionale, vedranno protagonisti poeti provenienti da varie parti del mondo, esponenti significativi di culture diverse dalla nostra, che renderanno “l’Accademia” un piccolo centro cosmopolita di incontro e scambio. Ai presenti in sala verrà così data l’opportunità di gustare un ottimo menù, anche legato alla cultura di provenienza del poeta ospite della serata, e allo stesso tempo di assistere ad un evento peculiare e magico, un contatto diretto con gli scrittori che leggeranno, talvolta con accompagnamento musicale, le loro creazioni in versi con contemporanea video-proiezione dei testi in traduzione italiana. I poeti che apriranno la serie di eventi il 10 aprile saranno Josip Osti e Sinan Gudzevic, che porteranno un sospiro balcanico in riva allo Stretto di Messina. Il primo, con la sua poesia pacata ed intimista, creerà momenti di tenerezza e riflessione, in cui il dramma della guerra dei Balcani si intreccia all’esaltazione dell’amore come unica salvezza e rifugio, mentre il secondo, con i suoi “Epigrammi Romani”, porterà una ventata di arguzia e simpatia. L’unione di queste due componenti personali, diverse e complementari, darà vita ad una serata intensa, che abbraccia la totalità del sentire umano e soddisfa la varietà delle inclinazioni emotive del pubblico. Al primo seguiranno altri tre incontri, in cui si avvicenderanno grandi nomi del panorama poetico mondiale: la poetessa siriana Maram al Masri (24 aprile) che, con delicatezza e sensualità allo stesso tempo, dà voce e versi ad una sensibilità femminile sentita e avvolgente; il poeta haitiano Louis-Philippe Dalembert (9 maggio), appena insignito del prestigioso premio di Casa de las Americas a Cuba; gli americani Jack Hirschman e Agneta Falk (30 maggio), compagni nella vita e nell’ideale di una poesia impegnata, che dà voce agli “ultimi” e che trova ispirazione nella realtà socio-politica attuale. Il ciclo di incontri, è evidente, dà spazio ad una pluralità di espressioni e di esperienze, creando una fusione tra piaceri diversi, quello intellettuale e quello della gola, che certamente incontrerà il favore di coloro che avranno voglia di evadere dal torpore attuale per risvegliare l’animo ed i sensi.
Inaugurazione della Casa dei poeti - Baronissi (SA) - 21/3/2008

Il 21 marzo, primo giorno di primavera, in occasione della "Giornata Mondiale della Poesia", Casa della poesia, di Baronissi / Salerno, apre le porte della “casa dei poeti” a tutti gli amici, gli appassionati, le istituzioni, presentando se stessa ed una serie di iniziative in un contesto “familiare”. L'iniziativa proseguirà nei giorni seguenti festeggiando così insieme Pasqua e questa nuova scommessa dell'organizzazione salernitana. Casa della poesia nasce, tredici anni fa, per dare alloggio, ospitalità, "casa" appunto, ad una serie di esperienze, relazioni, materiali, documenti, produzioni, progetti. Insieme a questi elementi il progetto originario immaginava di diventare realmente "casa" e luogo di approdo per i poeti di tutto il mondo che ad essa fanno riferimento o che si riconoscono nel progetto culturale, di impegno, di solidarietà, d'incontro. L'idea primigenia nasceva anche dal desiderio di dare aiuto, assistenza, "rifugio e nido" a poeti e scrittori che vivessero una situazione di difficoltà (economica, politica, razziale, di censura, ecc.) Avevamo allora davanti agli occhi la tragedia che aveva colpito il nostro caro Izet Sarajlic (poi Presidente onorario di Casa della poesia), che viveva nella Sarajevo assediata. Solo dopo molti anni questa parte del progetto di Casa della poesia si è potuta realizzare grazie alla caparbietà, la costanza e la professionalità dei suoi organizzatori, che tra la tiepida attenzione delle istituzioni locali, stanno imponendo una loro "visione" del fare cultura, collocando questo ulteriore tassello all'attenzione del circuito poetico internazionale, che rende Casa della poesia veramente unica nel panorama nazionale ed internazionale. La "casa dei poeti" ospiterà per soggiorni lunghi o brevi, poeti, scrittori, intellettuali, artisti, provenienti da varie parti del mondo che per necessità, invito o scelta, vogliono vivere per un periodo nella nostra area geografica chiedendo loro, in cambio dell'accoglienza, la disponibilità ad "incontrare" il territorio e le sue istituzioni (studenti, insegnanti, giovani scrittori, seminari, letture, traduzioni, ecc.). Nei prossimi mesi sono previste le presenza di straordinari protagonisti della scena poetica: Josip Osti (Bosnia/Slovenia), Sinan Gudzevic (Serbia/Croazia), Maram al Masri (Siria), Louis-Philippe Dalembert (Haiti), Aharon Shabtai (Israele), Jack Hirschman (Stati Uniti), Agneta Falk (Svezia/Inghilterra), Vojo Sindolic (Croazia), Michael McClure (Stati Uniti), Amy Ewan McClure (Stati Uniti). Nella stessa struttura sono stati impiantati luoghi di laboratorio e di lavoro per favorire l'organizzazione e la libera fruizione della grande mole di materiali a disposizione di Casa della poesia (archivi audio, video, biblioteca, mediateca) e creare postazioni di registrazione audio e video, elaborazione di progetti on-line). Nel corso dei giorni di inaugurazione: letture, proiezioni, esposizioni, rituali poetici, postazioni d'ascolto, cibo, tè, caffè, vino, ecc. ecc (vedi programma).
Quadreria dell'Accademia e altre poesie - Giancarlo Cavallo

Scrive Francesco Napoli: «Il poema occupa una centralità nello sviluppo della poetica di Cavallo. Con la Quadreria, infatti, si passa da una sorta di giovanil furore diffuso nella più sciolta e libera forma del poème en prose a una maturata considerazione della misura poematica capace di dare adeguato respiro e illustrazione alla materia. (…) Il verso, come detto, è breve, per lo più pennellato e d’intensa coloritura espressionista. C’è una straordinaria quanto inconsueta plasticità delle immagini sulla quale si fonda la forza evocativa della parola. L’altra materia fondante il tratto pittorico, la luce e il suo battere sulle immagini, si diffonde in un’assimilazione nella quale l’“occhio bramò/ una fedeltà minuziosa/ inseguendo/ la chimera del vero”. (…) ma nella sorpresa della luce riesce a “dar vita/ in forma di figura”, lontano dall’arte dell’illusione e dell’apparenza, a una riuscita sintonia tra parole e cose. (...) Di Alfonso Gatto sembra resistere in Giancarlo Cavallo la tensione morale della poesia come mostrano i poemetti Sarai Sarajevo e Poema a matita per Pier Paolo Pasolini. Plastici nel loro equilibrio formale, queste due opere offrono l’omaggio a due grandi poeti che, pur distanti tra loro, sono sentiti molto prossimi sul piano dell’etica della poesia: Izet Sarajlic e Pier Paolo Pasolini. (…) Ambedue sembrano da adesso vestire i panni dei lari famigliari con i quali Cavallo vuole ora accompagnarsi “perché la Storia non è mai finita” e la poesia può e deve trovare le risposte più appropriate al divenire dell’uomo.»
Somebody Blew Up America

Primo, grande speciale audio del sito di Casa della poesia che ogni mese offrirà straordinarie registrazioni.
Iniziamo con la scandolosa "Somebody Blew Up America" del grande Amiri Baraka, registrato nel settembre del 2005 in occasione di "Napolipoesia nel Parco" con il quartetto di Gaspare Di Lieto.
Amiri sarà ospite straordinario a Reggio Calabria per "VersoSud. Incontri internazionali di poesia" (14/16 settembre), sempre con il Gaspare Di Lieto Jazz Quartet.
Che: fugacidad de su muerte

A 40 anni dalla scomparsa del Che, vogliamo proporvi una poesia del grande Jorge Enrique Adoum, scritta nel 1997 per la commemorazione a Casa de las America a Cuba a 30 anni dalla scomparsa di Guevara. Basta solo sostituire il numero 30 con il 40. Potete anche ascoltare la lettura di Jorge Enrique fatta ad Amalfi nel 2000.
Mon père - Kajetan Kovič

Mon père,
non so perché ti chiamo così,
non parlavi francese,
ma questo probabilmente l’avresti capito,
forse mi esprimo in lingua straniera
per ritegno,
riuscivamo ad amarci
soltanto così:
non tropo da vicino.
Sedevamo
in vecchie osterie
a bere il riesling
o lo šipon
o più spesso
qualche vinello acre,
parlavamo
del più e del meno
e la vita se ne stava
dietro la porta,
a debita distanza.
Ci pareva
troppo impetuosa
per darle
un nome.
Le parole troppo grandi,
mon père,
ci facevano paura.

Adesso sei solamente
una foto alla parete
e una tomba
in un bel cimitero.
Ti accendo un lumicino,
ti porto fiori.
Non a te,
alle tue ossa.
Ti racconto tante cose.
Ma tu taci.
C’è solo la tua lapide.
Con le date.
Dal – al
Dio mio,
cosa non dicono i figli
oggigiorno ai padri.
A quelli vivi e ai morti.
Mon père,
nessuno era stato
come te.
Così solo,
così mio,
così padre,
sperduto in questo mondo
come me.

L’ultimo dei Moicani - Francisca Aguirre

Non ebbi niente e tuttavia, in qualche modo,
comprendo che ebbi tutto.
Non avevamo niente, niente
eccetto la paura, il dolore,
lo stupore che produce la morte.
Quando ammazzarono mio padre
rimanemmo in quella zona di vuoto
che va dalla vita alla morte,
dentro quell’ultima bolla che lanciano gli annegati,
come se tutta l’aria del mondo fosse mancata all’improvviso.
Lì rimanemmo,
come pesci in una vaschetta senz’acqua,
come gli attoniti visitatori di un pianeta vuoto.
Niente avevamo,
anche se è ugualmente certo che niente volevamo.
Ricordo bene che a me e a mia sorella Susy
diedero la notizia nella stanza da bagno
di quel collegio per figlie di prigionieri politici.
C’era uno specchio enorme
e io vidi la parola morte crescere dentro quello specchio
fino a uscirne
e a installarsi negli occhi di mia sorella
come un vapore letale e pestilente.
Niente è riuscito a farmi dimenticare quegli occhi,
tranne qualche ora d’amore
in cui Félix e io eravamo due orfani,
e il volto miracoloso di mia figlia.
E nient’altro avemmo
per molto tempo.
Ma mamma ebbe meno di tutti.
Mamma rimase come uno specchio senza mercurio.
Perse tutto
tranne un filo sottile che la univa a noi,
e lungo quell’inconcepibile ponte
— come tre formichine —
andavamo e venivamo dalla sua statua di vetro
restituendole il mercurio.
Tornò da noi dal paese del gelo
e tornò così assolutamente
che grazie a lei, noi, che niente avevamo
avemmo tutto.
Mamma fu la nostra enciclopedia
fu il nostro Guerriero Mascherato,
il Paese delle Fate,
l’abbondanza dentro la miseria,
il nostro miglior amico,
l’innamorata delle belle arti,
chi fece in modo che babbo non morisse,
chi lo risuscitò in ogni quadro suo.
Mamma fu chi ci disse che mio padre ammirava i greci,
che adorava i libri,
che non poteva vivere senza musica
e che fu amico di Unamuno.
Certo che non avemmo niente,
che molte volte ci mancava tutto.
Ma anche se qualche giorno non mangiammo,
avemmo una radio per ascoltare Beethoven,
e il giorno dell’Epifania del millenovecentoquarantaquattro
mamma e gli zii andarono al mercato delle pulci:
ci comprarono tre libri:
La collina incantata, Nomadi del Nord
e L’ultimo dei Moicani.
Dio sa quante volte avrò letto quei libri.
Mamma ci portò L’ultimo dei Moicani
e per mano di quell’indiano solitario
entrammo nel mondo del meraviglioso
e avemmo tutto per sempre.
E più nessuno ce lo potrà togliere.
Jack Hirschman

Jack Hirschman è nato il 13 dicembre 1933 a New York nel Bronx, figlio di Stephen Dannemark Hirschman e Nellie Keller. Mentre frequentava ancora il liceo, comincia a scrivere come reporter per il Bronx Times e il Bronx Press-Review. Tra il 1951 e il 1959 completa gli studi al City College di New York e alla Indian University (con una tesi su Joyce). Nel 1953 Hirschman invia alcuni suoi racconti a Ernest Hemingway, che vive a Finca Vija a Cuba. Hemingway gli risponde incoraggiandolo a continuare a scrivere e gli suggerisce di leggere Stephen Crane, Guy de Maupassant, Ambrose Bierce, Gustave Flaubert e il primo Tomas Mann. Anni dopo, in seguito alla morte di Hemingway la Associated Press ne diffonde la lettera che viene pubblicata sui giornali di tutto il paese compreso il New York Times, come “Lettera a un giovane scrittore”. Professore di inglese alla UCLA di Los Angeles dal 1961 al 1966 ha fra i suoi studenti Gary Gach, Steven Kesslerm, Max Schwartz e Jim Morrison. Fra il 1964 e il 1965 grazie a una borsa di studio della UCLA fa il suo primo viaggio in Europa nel quale visita Parigi, la Grecia e l’Inghilterra dove Asa Benveniste, della Trigram Press pubblica "Yod". È l’inizio della tendenza cabalistica nel lavoro di Hirschman che riapparirà nelle decadi successive. La guerra del Vietnam comincia nel 1965 mentre Hirschman è in Europa. Tornato negli Stati Uniti riprende l’insegnamento alla UCLA e dà vita ad una serie di proteste e manifestazioni contro la guerra. Fra le altre cose comincia ad attribuire la “A” (corrispondente al voto più alto) a tutti gli studenti passibili di arruolamento per aiutarli a sfuggire alla guerra. Per questa attività definita “contro lo Stato” viene licenziato dalla UCLA nel 1966. Rimane in California stabilendosi a Venice dal 1967 al 1970 dedicando tutto il suo tempo a scrivere, tradurre e dipingere. Inizia una collaborazione con David Meltzer che pubblica nella rivista Tree diverse sue traduzioni cabalistiche. Nel 1972 traduce e pubblica "Un Arc-en-ciel pour l’Occident chrétien" di René Depestre. L’opera dello scrittore haitiano lo conduce definitivamente al marxismo. Negli anni 1972-1980, quando ormai vive a North Beach, San Francisco, continua a scrivere e tradurre poesia contemporanea, impara il russo e – dopo un anno di traduzioni quotidiane – prende a scrivere poesie in quella lingua. Questa esperienza prosegue fino al 1987. Dal 1980 si unisce al Communist Labor Party e lavora come attivista culturale con un gruppo di poeti fra cui Luis Rodriguez, Michael Warr, Kimiko Hahn, Sarah Menefee, Bruno Gullì, fino al volontario scioglimento del gruppo nel 1992. Dopo un periodo di transizione, nel 1994, diventa membro della League of Revolutionaries for a New America e contribuisce al suo giornale “People’s Tribune”. Durante gli anni ‘80, dirige "Compages", una rivista internazionale di traduzione di poesia rivoluzionaria. Poeti di tutto il mondo vengono tradotti in americano da un gruppo di poeti e traduttori, e poeti americani vengono a loro volta tradotti in altre lingue. La rivista viene spedita in 50 paesi a gruppi rivoluzionari e ad organizzazioni culturali. È stato in contatto fin dalla metà degli anni ’50 con i poeti della beat-generation (alla quale è stato a volte associato) dai quali però si differenzia subito proprio per le sue posizioni politiche. Pur amico di Allen Ginsberg, Gregory Corso, Bob Kaufman, Martin Matz e di tutti gli altri poeti beat, dissente da quella che ritiene una rivoluzione “borghese”, fatta di droghe e misticismo orientale, mentre si sente più vicino politicamente e culturalmente ai movimenti radicali afroamericani (Black Panther Party e tra i poeti Amiri Baraka). Nel 1972 Hirschman comincia a scrivere i suoi poemi lunghi che chiama "Arcanes". Negli ultimi 32 anni ne ha scritti più di 120 per lo più inediti. Negli ultimi anni alcuni di essi sono stati pubblicati dalla rivista "Left Curve" edita e diretta da Csaba Polony. Hirschman descrive gli "Arcanes" come la trasformazione dialettica materialistica di materiali spesso alchemici o mistici. Essi si sforzano di portare avanti il significato spirituale del pensiero e del sentimento dialettico in un senso personale e politico. Gli "Arcani", anche quando toccano temi personali (come nell’Arcano per suo figlio David, morto a 25 anni per un linfoma nel 1982), hanno sempre a che fare con le trasformazioni politiche e sociali. Negli ultimi anni il suo impegno ci ha dato opere di struttura e coscienza politica e poetica che servono all’anima da baluardo contro l’ondata di caos e fascismo che sta divorando lo spirito umano. Ha pubblicato più di 100 libri e opuscoli di poesia, e saggi e traduzioni da nove lingue. Fra i suoi libri di poesia più importanti: "A Correspondence of Americans" (Bloomington: Indiana University, 1960), "Black Alephs" (Trigram Books, New York/London, 1969), "Lyripol" (City Lights Books, San Francisco, 1976), "The Bottom Line" (Curbstone Press, Willimantic, 1988), "Endless Threshold" (Curbstone Press, Willimantic, 1992), "Front Lines" (City Lights Books, San Francisco, 2002), "I was Born Murdered" (Sore Dove Press, San Francisco, 2004). Nella sua intensa opera di traduttore troviamo autori come: Majakovsky, Roque Dalton, Pier Paolo Pasolini, Rocco Scotellaro, Paul Laraque, Paul Celan, Martin Heidegger, Pablo Neruda, René Char, Stéphane Mallarmé, Alexei Kruchenykh, Ismael Ait Djafer, Alberto Masala, Ferruccio Brugnaro. È stato anche curatore e traduttore nel 1965 della prima importante antologia di Antonin Artaud pubblicata negli Stati Uniti da City Lights Books, opera che avrà un’influenza grandissima su molti intellettuali, scrittori, gruppi teatrali (su tutti il Living Theatre). Ha rivelato una sensibilità particolare traducendo e pubblicando diverse poetesse: Sarah Kirsch (Germania), Natasha Belyaeva (Russia), Anna Lombardo e Lucia Lucchesino (Italia), Katerina Gogou (Grecia), Luisa Pasamanik (Argentina), Ambar Past (Mexico). Il rapporto di Hirschman con l’Italia è di lunga data. La poesia che dà titolo al suo primo libro, "A Correspondence of Americans", fu pubblicata nella rivista "Botteghe Oscure", a Roma nel 1958, due anni prima della sua pubblicazione negli Stati Uniti. Nel 1980 è in Sicilia per la pubblicazione bilingue della sua traduzione di "Yossyph Shyryn" del poeta siciliano, Santo Calì. Nel 1990, una versione italiana del suo libro di poesie militanti, "The Bottom Line", curata da Bruno Gullì, è pubblicata dall’Editoriale Mongolfiera di Bologna con il titolo: "Quello Che Conta". Nel 1992 comincia un tour in Italia, dando origine ad un sodalizio con la Multimedia Edizioni e la Casa della Poesia di Baronissi/Salerno, con il libro "Soglia Infinita", tradotto ancora da Bruno Gullì. Questa collaborazione continua nel 2000 con la pubblicazione della prima raccolta di "Arcani", tradotti da Raffaella Marzano (che ha anche revisionato e dato corpo unico ad altre traduzioni di Anna Lombardo e Mariella Setzu) che ha poi continuato a proporre le opere di Jack Hirschman in Italia, traducendo nel 2004 altri due volumi "12 Arcani" e "Volevo che voi lo sapeste". Hirschman è stato tra i primi poeti di livello internazionale ad aderire al progetto di Casa della poesia, di cui è uno dei più assidui collaboratori e frequentatori, partecipando a molti dei suoi Incontri internazionali (Salerno, Napoli, Baronissi, Amalfi, Pistoia, Trieste, Sarajevo). È spesso accompagnato da sua moglie, la poetessa e pittrice anglosvedese Agneta Falk, sposata nel 1999. Nel 2002 la Before Columbus Foundation attribuisce a Jack Hirschman l’American Book Award for Lifetime Achievement. La motivazione del premio, scritta dal poeta e scrittore, David Meltzer, recita tra l’altro: “Jack Hirschman è una figura incredibilmente presente e tuttavia nascosta nella politica culturale e nella vita della poesia americana. Straordinariamente prolifico – ai più alti livelli dell’impegno artistico e del coinvolgimento attivo – il suo lavoro è generoso, aperto, e profondamente critico. La sua critica non è mai banale o inefficace ma ha immensa profondità. La sua opera maggiore – "Arcani" – si inserisce nella scia dell’epica moderna dei "Cantos" di Pound, di "Paterson" di William Carlos Williams, di "The Maximum Poems" di Charles Olson e delle "Letters To An Imaginary Friend" di Thomas McGrath. Instancabile lavoratore per la giustizia sociale e la libertà artistica. Noi siamo onorati nel dare riconoscimento alla sua opera e alla sua vita, ed egli onora e sfida la nostra opera e le nostre vite.” Finalmente nel 2006 la città di San Francisco gli ha attribuito il riconoscimento di “poeta laureato” e la Multimedia Edizioni, pubblica in inglese, in un grande volume di 1000 pagine, l’intero corpus degli Arcani con il titolo "The Arcanes". Sempre nel 2006 riceve a Reggio Calabria il Premio "Città dello Stretto". Il volume "The Arcanes" viene salutato dalla critica e dagli appassionati come un vero e proprio evento editoriale e culturale. Fa parte del gruppo di poeti fondatori del progetto di Casa della poesia di cui è uno dei più assidui collaboratori. Con Casa della poesia sta lavorando alla traduzione e pubblicazione negli Stati Uniti di una raccolta di poesia di Alfonso Gatto.
Jorge Enrique Adoum

Jorge Enrique Adoum è nato ad Ambato (Ecuador) nel 1926. Studia Filosofia, Lettere, Giurisprudenza, all’Universidad Central dell’Ecuador prima e poi all'Universidad di Santiago del Cile. Nel 1944 entra a far parte di «Madrugada», movimento che segna una svolta nella storia della poesia ecuadoriana, accogliendo le innovazioni delle prime e delle seconde avanguardie e proclamandosi politicamente di sinistra. Tra il 1945 e il 1947, durante il suo soggiorno in Cile, lavora come segretario personale di Pablo Neruda. Tornato in Ecuador ricopre molti incarichi nel settore della cultura, fra cui direttore editoriale della Casa della Cultura Ecuadoriana. Nel 1952 viene insignito col Premio Nazionale di Poesia, e nel 1960 riceve a Cuba il prestigioso premio Casa de las Américas. Le sue prime raccolte, "Ecuador amargo" (1949) e "Los cuadernos de la tierra" (1952-62), riecheggiano le metafore telluriche di Neruda e il clima del Canto General, ma già in "Curriculum mortis" (1968) e in "Prepoemas en postespañol" (1979) si definisce il suo particolare linguaggio e i suoi modi specifici di manipolazione e ricostruzione dei vocaboli. I suoi non sono mai semplici giochi di parole (spesso difficilmente traducibili), ma una forma di ribellione e di contestazione di ciò che chiama «subdemocracias cuarteleras» (sottodemocrazie da caserma). Il suo romanzo "Entre Marx y una mujer desnuda" (1976), è forse il migliore esempio di romanzo sperimentale in Ispanoamerica dopo "Rayuela" di Julio Cortázar. Come "Rayuela", il romanzo di Adoum si costruisce sotto gli occhi del lettore e con la partecipazione del lettore stesso, ed esibisce ludicamente i processi di costruzione e maturazione della materia narrativa. L'elemento ludico tuttavia non è mai separato da una seria ricerca di conoscenza, e il lettore da una parte è coinvolto emotivamente nelle vicende narrate, dall'altra è costretto a un costante esercizio di riflessione. Dal romanzo è stato tratto di Camilo Luzuriaga un bellissimo film dal titolo omonimo. Adoum è anche autore di teatro ("El sol bajo las patas de los caballos", 1976), e di una interessante, acuta e talvolta pungente opera critica. In occasione della commemorazione (30 anni) della morte di Guevara è stato invitato a Cuba a Casa de las Americas a tenere un discorso. In quell’occasione ha scritto e letto uno struggente e bellissimo poema dal titolo “Che: fugacità della sua morte”. È tornato alla poesia con lo straordinario “El amor desenterrado”, ispirato allo sconvolgente ritrovamento di una coppia di amanti del periodo paleo indio in Ecuador. Le sue opere sono tradotte e pubblicate in molti paesi e inserite in innumerevoli antologie. È stato da poco pubblicato prima a Cuba e poi in Ecuador, "De cerca y de memoria: Lecturas, autores, lugares", un libro di ricordi di scrittori e artisti dell'America Latina e dell'Europa. Ha partecipato per Casa della poesia a "Lo spirito dei luoghi. Latinoamerica poesia" (1998), Parole di Mare (2000), Il cammino delle comete (2002), Sidaja (2002), Napolipoesia (2002), Latinoamericapoesia (2004) ed è stato più volte ospite della Casa. Per la Multimedia edizioni ha pubblicato la raccolta "L'amore disinterrato e altre poesie" (2002) al quale è stato attribuito il Premio Sidaja nel 2002.
...a base di Versi - Lazzaro (RC) - 10/4/2008

A base di versi… a cena con i poeti sul lungomare di Lazzaro (RC) Si aprirà giovedì 10 aprile la serie di eventi poetici ed enogastronomici promossi dall’Associazione Culturale “Angoli Corsari”, dalla Casa della Poesia e dal ristorante l’Accademia di Lazzaro. Gli eventi, unici all’interno del panorama locale e nazionale, vedranno protagonisti poeti provenienti da varie parti del mondo, esponenti significativi di culture diverse dalla nostra, che renderanno “l’Accademia” un piccolo centro cosmopolita di incontro e scambio. Ai presenti in sala verrà così data l’opportunità di gustare un ottimo menù, anche legato alla cultura di provenienza del poeta ospite della serata, e allo stesso tempo di assistere ad un evento peculiare e magico, un contatto diretto con gli scrittori che leggeranno, talvolta con accompagnamento musicale, le loro creazioni in versi con contemporanea video-proiezione dei testi in traduzione italiana. I poeti che apriranno la serie di eventi il 10 aprile saranno Josip Osti e Sinan Gudzevic, che porteranno un sospiro balcanico in riva allo Stretto di Messina. Il primo, con la sua poesia pacata ed intimista, creerà momenti di tenerezza e riflessione, in cui il dramma della guerra dei Balcani si intreccia all’esaltazione dell’amore come unica salvezza e rifugio, mentre il secondo, con i suoi “Epigrammi Romani”, porterà una ventata di arguzia e simpatia. L’unione di queste due componenti personali, diverse e complementari, darà vita ad una serata intensa, che abbraccia la totalità del sentire umano e soddisfa la varietà delle inclinazioni emotive del pubblico. Al primo seguiranno altri tre incontri, in cui si avvicenderanno grandi nomi del panorama poetico mondiale: la poetessa siriana Maram al Masri (24 aprile) che, con delicatezza e sensualità allo stesso tempo, dà voce e versi ad una sensibilità femminile sentita e avvolgente; il poeta haitiano Louis-Philippe Dalembert (9 maggio), appena insignito del prestigioso premio di Casa de las Americas a Cuba; gli americani Jack Hirschman e Agneta Falk (30 maggio), compagni nella vita e nell’ideale di una poesia impegnata, che dà voce agli “ultimi” e che trova ispirazione nella realtà socio-politica attuale. Il ciclo di incontri, è evidente, dà spazio ad una pluralità di espressioni e di esperienze, creando una fusione tra piaceri diversi, quello intellettuale e quello della gola, che certamente incontrerà il favore di coloro che avranno voglia di evadere dal torpore attuale per risvegliare l’animo ed i sensi.
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A base di versi… a cena con i poeti sul lungomare di Lazzaro (RC) Si aprirà giovedì 10 aprile la serie di eventi poetici ed enogastronomici promossi dall’Associazione Culturale “Angoli Corsari”, dalla Casa della Poesia e dal ristorante l’Accademia di Lazzaro. Gli eventi, unici all’interno del panorama locale e nazionale, vedranno protagonisti poeti provenienti da varie parti del mondo, esponenti significativi di culture diverse dalla nostra, che renderanno “l’Accademia” un piccolo centro cosmopolita di incontro e scambio. Ai presenti in sala verrà così data l’opportunità di gustare un ottimo menù, anche legato alla cultura di provenienza del poeta ospite della serata, e allo stesso tempo di assistere ad un evento peculiare e magico, un contatto diretto con gli scrittori che leggeranno, talvolta con accompagnamento musicale, le loro creazioni in versi con contemporanea video-proiezione dei testi in traduzione italiana. I poeti che apriranno la serie di eventi il 10 aprile saranno Josip Osti e Sinan Gudzevic, che porteranno un sospiro balcanico in riva allo Stretto di Messina. Il primo, con la sua poesia pacata ed intimista, creerà momenti di tenerezza e riflessione, in cui il dramma della guerra dei Balcani si intreccia all’esaltazione dell’amore come unica salvezza e rifugio, mentre il secondo, con i suoi “Epigrammi Romani”, porterà una ventata di arguzia e simpatia. L’unione di queste due componenti personali, diverse e complementari, darà vita ad una serata intensa, che abbraccia la totalità del sentire umano e soddisfa la varietà delle inclinazioni emotive del pubblico. Al primo seguiranno altri tre incontri, in cui si avvicenderanno grandi nomi del panorama poetico mondiale: la poetessa siriana Maram al Masri (24 aprile) che, con delicatezza e sensualità allo stesso tempo, dà voce e versi ad una sensibilità femminile sentita e avvolgente; il poeta haitiano Louis-Philippe Dalembert (9 maggio), appena insignito del prestigioso premio di Casa de las Americas a Cuba; gli americani Jack Hirschman e Agneta Falk (30 maggio), compagni nella vita e nell’ideale di una poesia impegnata, che dà voce agli “ultimi” e che trova ispirazione nella realtà socio-politica attuale. Il ciclo di incontri, è evidente, dà spazio ad una pluralità di espressioni e di esperienze, creando una fusione tra piaceri diversi, quello intellettuale e quello della gola, che certamente incontrerà il favore di coloro che avranno voglia di evadere dal torpore attuale per risvegliare l’animo ed i sensi.
8-4-2008 - Josip Osti e Sinan Gudzevic a Casa della poesia
Sabato 12 aprile 2008, alle ore 20,00 nelle nuova sede di Casa della poesia di via Convento 21/A a Baronissi (Salerno), si terrà un incontro con uno dei più grandi poeti europei contemporanei, Josip Osti.

Josip Osti sarà ospite della "...
26-2-2008 - Jack Hirschman in Italia
Tra maggio e giugno sarà di nuovo in tour in Italia il grande poeta americano Jack Hirschman. Hirschman è una delle voci più alte della poesia e della controcultura americana.
26-2-2008 - Centenario di Alfonso Gatto
Casa della poesia, in occasione del centenario della nascita di Alfonso Gatto, uno dei grandi poeti italiani del Novecento e cittadino di Salerno, lancia un progetto internazionale che coinvolgerà nel 2009 diversi paesi in un omaggio al poeta salerni...