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04/04/2011

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Giancarlo Cavallo Italia italiano Ma alla fine la vera biografia dei poeti sono i loro versi, quello che lasciano all’occhio dei lettori e poco aggiunge sapere che Giancarlo Cavallo è nato nel 1955 a Salerno, che lì da sempre vive, che ha un unico amore e un unico figlio e che poco ha fatto in campo letterario: “Poema Robinson” (1982), “Lo stato dei luoghi” (1993), “Santa Maria de Alimundo” (1994), “Oltre le terre emerse” (1996), “Breviario dell’avventuriero” (2000), “Quadreria dell’Accademia e altre poesie” (Multimedia 2008); il saggio “Mappe dell’immaginario. Poesia visuale portoghese” (1987) ed anche alcuni racconti in antologie edite da Guida (NA) e da Laveglia (SA); la breve stagione della rivista “Percorsi. Laboratorio bimestrale” (di cui fu fondatore con Sergio Iagulli) e qualche collaborazione a riviste di poesia (tra l’altro alcune liriche sono apparse in traduzione spagnola sul numero 9 di “Sibila”, Siviglia 2002 e sul “Manual de instrucciones 3”, Madrid 2009) e di arti visive; un suo poema, Cantico delle terre perse, è inserito nell’antologia “SignorNò” (a cura di Marco Cinque e Phil Rushton, Roma 2010); alcune sue poesie sono presentate nel volume di Francesco Napoli “Poesia presente. In Italia dal 1975 al 2010”, Rimini 2011. Inoltre ha curato e tradotto in italiano i libri dello scrittore haitiano Paul Laraque “La sabbia dell’esilio” (Multimedia, Salerno 1994) e “André Breton ad Haiti” (1996), ha tradotto testi di Christiane Veschambre (in Rivista di Psicologia analitica, Milano 2004) ed ha partecipato agli Incontri Internazionali di Poesia di Napoli (1999), Amalfi (2000), Salerno (1997, 1998, 2000 e 2004) Baronissi (1996 e 2000), Sarajevo (2004 e 2008) e Eskişehir (2011). Collabora sin dalla sua istituzione (1996) alle attività di Casa della Poesia di Baronissi. Raccolte poetiche

“Poema Robinson” (1982)
“Lo stato dei luoghi” (1993)
“Santa Maria de Alimundo” (1994)
“Oltre le terre emerse” (1996)
“Breviario dell’avventuriero” (2000)
"Quadreria dell'Accademia e altre poesie" (2008)

Saggi
“Mappe dell’immaginario. Poesia visuale portoghese (1987)

E' autore di racconti in antologie edite da Guida e da Laveglia; ha collaborato a riviste di poesia (tra l’altro alcune sue liriche sono apparse in traduzione spagnola sul numero 9 di “Sibila”, Siviglia 2002) e di arti visive.

Inoltre ha curato e tradotto in italiano i libri dello scrittore haitiano Paul Laraque “La sabbia dell’esilio” (Multimedia, Salerno 1994) e “André Breton ad Haiti” (1996) ed ha partecipato a letture di poesia, rassegne e performances poetiche in varie località italiane (Napoli, Crema, Genova, Brescia, Salerno, Potenza, etc.) ed all’estero(Lisbona, Amadora, Setubal, Quebec, Sarajevo).

Collabora sin dalla fondazione alle attività di Casa della Poesia.
Il poema occupa una centralità nello sviluppo della poetica di Cavallo. Con la Quadreria, infatti, si passa da una sorta di giovanil furore diffuso nella più sciolta e libera forma del poème en prose a una maturata considerazione della misura poematica capace di dare adeguato respiro e illustrazione alla materia. Scompare qui l’orizzonte geografico e poetico delle prime maniere di Giancarlo Cavallo, che riaffiora nel poemetto Le cale di Ascea con un necessario quanto felice appannamento dell’io poetico. Il verso, come detto, è breve, per lo più pennellato e d’intensa coloritura espressionista. C’è una straordinaria quanto inconsueta plasticità delle immagini sulla quale si fonda la forza evocativa della parola. L’altra materia fondante il tratto pittorico, la luce e il suo battere sulle immagini, si diffonde in un’assimilazione nella quale l’“occhio bramò/ una fedeltà minuziosa/ inseguendo/ la chimera del vero”. Il poeta è però ampiamente consapevole di come non sia questa la sede per riprodurre il vero (“che almeno sia chiaro/ che il quadro è quadro/ e che la vita è vita/ che la gente non creda/ all’arte/ dell’illusione e dell’apparenza” in Popolo e Re) ma nella sorpresa della luce riesce a “dar vita/ in forma di figura”, lontano dall’arte dell’illusione e dell’apparenza, a una riuscita sintonia tra parole e cose.
(...)
Di Alfonso Gatto sembra resistere in Giancarlo Cavallo la tensione morale della poesia come mostrano i poemetti Sarai Sarajevo e Poema a matita per Pier Paolo Pasolini. Plastici nel loro equilibrio formale, queste due opere offrono l’omaggio a due grandi poeti che, pur distanti tra loro, sono sentiti molto prossimi sul piano dell’etica della poesia: Izet Sarajlic e Pier Paolo Pasolini. Se il primo viene ricordato nella sua integrità e forza davanti al dolore della tragedia dell’assedio di Sarajevo (“Ti saluto poeta che non hai saputo odiare”) il secondo è visto come guida tardivamente riscoperta “da me che non sempre t’ho condiviso/ da me che spesso non ti ho compreso” recita il nostro in una sorta di mea culpa. Ambedue sembrano da adesso vestire i panni di numi con i quali Cavallo vuole ora accompagnarsi “perché la Storia non è mai finita” e la poesia può e deve trovare le risposte più appropriate all’uomo e alla sua storia.

Francesco Napoli

dall'introduzione al volume Giancarlo Cavallo, "Quadreria dell'Accademia e altre poesie", Multimedia Edizioni, 2007.
Quadreria dell'Accademia e altre poesie
Quadreria dell'Accademia e altre poesie 2008 120 Poesia come pane
Lo stato dei luoghi 1993 20 Percorsi