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04/04/2011

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Blanca Wiethüchter
Su "Assistere al tempo" di Blanca Wiethüchter

di Alessandro Ramberti

“Sull’eternità / giubilante e ricolma / splende / in trionfante silenzio / la cosa / immutabile / movimento immobile / guarda morire / quell’istante che chiamiamo / nostro unico giorno” (Un istante): così scrive in Assistere al tempo la poetessa boliviana Blanca Wiethüchter, prematuramente scomparsa. Questa silloge, prestigiosamente prefata da Jaime Saenz, è stata pubblicata a La Paz nel 1975 ed è uscita recentemente nella traduzione italiana con originale a fronte a cura di Claudio Cinti e Silvia Raccampo per Sinopia Libri (Venezia, 2005). Si “assiste” al tempo se si ha coscienza dello spazio che si occupa, il tempo diventa il senso dello spazio, “è il giorno / che raccoglie storie / negli specchi” (Conciliazione), le parole non preservano che qualche momento, ma hanno sempre bisogno di essere evocate, ritemporalizzate, ricollocate, riascoltate (cfr. Voce moltiplicata), perché “Il tempo si scioglie / nell’istante” (La terra ti porta), e la parola è “una forma istantanea” (Una forma).
L’uomo sa di essere in transito, come un meteorite, e a volte vive “questo modo disperato / di reggere / nelle pupille l’aria” (Sei tu), di sentirsi parte di un mondo in cui “le strade ti conoscono / e le conosci tu / sai che le pietre / perdurano nei tuoi sogni / come leggeri uccelli invisibili” (La città), e così si alimenta il desiderio di durare: “La brama che ci avvince / dall’origine, / che ci chiama, / è camminare / sui bordi / assistere al tempo / consegnare al mare / il centro / della nostra memoria” (La città che abitiamo). Pensiamo ai luoghi che abitiamo, la città dell’uomo così disumana, spesso. Non attendiamo tutti “il giorno in cui l’abbondanza / sarà l’uomo / che l’abiterà” (Negli anni e negli istanti)?
Ecco, questi versi ci rappresentano la condizione umana con una intelligenza riflessiva, rarefatta ed essenziale come l’aria d’alta quota di La Paz, una riflessione non certo passiva, perché implicitamente provoca, invoca, convoca, perché, come scrive Saenz nell’Introduzione: “l’esperienza poetica raggiunge la propria obiettività nella misura in cui entra in gioco la volontà”.



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Blanca Wiethüchter è nata a La Paz (Bolivia) nel 1947, da padre tedesco e madre cilena di origine tedesca, ed è perfettamente bilingue anche se non ha mai scritto in quella che ritiene la sua vera madrelingua. Ha studiato all’Universidad Mayor de San Andrés, dove si è laureata in Lettere nel 1970. Più tardi si è trasferita a Parigi dove ha continuato i suoi studi, conseguendo una laurea in Scienze dell’Educazione (Sorbona, Parigi V, 1973), e un master in Letteratura Ispanoamericana... blanca-wiethuchter-1