Nuova collaborazione Casa della poesia e il Fatto Quotidiano
04/04/2011

nero-cuore-dell-alba Estratto

Nero cuore dell'alba Questa raccolta di Martha Canfield dimostra ancora una volta che la poesia è l'istanza più alta di cui l'uomo possa servirsi per vincere il tempo e le sue gravi astuzie, per situarsi nel posto giusto dell'universo, dove tutto quello che ci circonda è incidentale e passeggero. Ma, nello stesso tempo, questa poesia annuncia e definisce la presenza, sempre viva e tangibile, delle forze naturali che ci accompagnano nel nostro transito sulla terra. (Álvaro Mutis)
nero-cuore-dell-alba
Nero cuore dell'alba 1997 88 – 86203 – 27 – 6 88 Le belle bandiere
10,00 €
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LETTERA A JULIO CORTÁZAR

Il gioco non era facile
ma esistevano infine le chiavi
e attraverso i tuoi specchi musicali
ti ho inseguito alla rovescia
filo di Arianna che cerca la porta
dell’ingresso
e nel centro ho trovato il tuo volto
come se fosse l’unico vero
e ti ho toccato nelle vene senza dire la carne
e tu provato sacerdote che conosce i riti
mi hai finalmente battezzato
nelle fangose e dolci acque
come lo scuro argento del tuo fiume
che è anche quello mio
e subito ho voluto spezzare lance
contro l’ordine stabilito
e amare a bruciapelo
e amare in controsenso
e piangere e piangere fino a diventar pioggia
e inseguire la mia ombra
nei cortili vicini
e graffiare le pareti interiori
fino a trovare l’uscita
finalmente imbarcata nella parola giusta
e poi tentare
la tenerezza e l’ira
lo sdegno
l’ironia
- tu conoscevi l’intera cerimonia
ma eri costretto a non svelarla -
in un melodrammatico gesto finale
come il pagliaccio estrae dalla tasca
un cuore di cartoncino rosso
anch’io ho dovuto portare fuori il mio
come un gelsomino che profuma troppo
in mezzo alla strada
e dire alla gente che passava
oggi lo regalo, lei lo vuole?

*

DEAMBULATORIO

Lo spazio della poesia è sconfinato e buio. O meglio, più precisamente, lo spazio che separa noi dall’avvenimento poetico è una lunga tenebra. Ogni parola incontrata fende la tenebra, la strappa, apre o scopre in essa squarci di luce via via.
La soglia dell’abisso incute paura ma è d’obbligo deporre le armi per entrarvi.
Alla fine un centro si raggiunge ed è la pienezza. Ma la gioia dura poco. L’ordine creato, un attimo perfetto, è subito fugace. L’onda del reale tumultuoso invade la quiete felice della nostra sponda, reca sconcerto e pena.
Solo a distanza di tempo, e non sempre, ma qualche volta, nella lettura del pezzo scritto, si recupera un senso di bellezza e il ricordo di una beatitudine. Tuttavia il ricordo non appaga, anzi risveglia, spinge. E allora, di lì a poco, ci ritroviamo con la penna in mano, la sola spada ammessa.
Scrivere diventa così una costrizione, un dramma e una gioia, un mestiere infinito, come la vita.
IL CANALE DELLA GIUDECCA
Tutte le nubi del tramonto corrono
verso una sola idea inafferrabile
che tuttavia sento
radicata in me
come la ferita di un’unghia
che vorrei affondare e tuttavia
rimane in superficie
dolore tristemente
troppo sopportabile
bruciore dello spirito
che inutilmente vuole
congiungersi col cuore
desiderante invano
capriccio di un colore
di un viola acceso in acqua
- che copia le azalee dei vasi di un canale,
può darsi -
ma che riflette il cielo
l’insieme delle nubi
muovendo senza vento
nella calma autunnale
di un settembre di sogno
verso il punto finale
di una fine infinita
in cui radunarsi
sarebbe
calma
oblio
amore della fiamma
un rinato candore
bramosia appagata
di una ferita lieve
che si vorrebbe fonda
fino al limite estremo
dietro il quale non sono
non amo non ti voglio
non percepisco nubi
né mi trascina il vento
né risplende settembre
insieme al tuo ricordo.