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04/04/2011

Al bar di Potsdam

Al bar di Potsdam
A Luigi
Lo stesso bar, il cappuccino, il marzapane
un anno dopo tutto è diverso nelle mani del destino.
Ora il camino finto è spento, dentro i pezzi di legna
tagliata
presi in questi boschi della Prussia
dove il cielo tinge di blu anche i pensieri
e non si vede se non nella trama del nostro racconto.
Qui è la stagione del sole che ha spazzato via
quella neve, dell' anno precedente,
per sempre:
la musica del cielo risuona in ogni sibilo
sono qui senza volerlo
ti cerco in tutti i versi trascorsi insieme:
dalla Poesia ho saputo tutto di te
prima che arrivasse la fine -
non il pane a fette abbrustolito io vedevo
ma la fiamma, che ardeva.
Qui allo stesso bar guardo la gente passare,
pellegrini sconosciuti che mi ignorano
e vorrei dire loro che di noi,
non sanno.
In questo posto viene chi cerca una manciata di affetto filiale
oh no, non sapevamo che dietro la porta non c'è il portone
ma una lunga scalinata della sete che non riconosci subito.
Scarto i doni da te avuti
per i nostri anniversari e scanso le colpe nel ricordo.
Fummo coscienti che quella sarebbe stata la nostra ultima neve?
Un mantello in blu di Prussia.
Perché non sfuggo e non mi nascondo nel soffrire terreno
che mi riconosce.
Adatto velocemente la mente per rinnovarti l’amore
Pensavamo illusi che tutto si spera con noi e in noi scompare.
Ora la torta chi la finisce con grazia degli umili?
Chi dopo di te pensa al tempo in questo bar?
Solo io conservo quella neve nel cuore meritevole degli abissi.
Scrivo le inezie per far approvare la tristezza
del mio sguardo che non è più amato.
In questo bar, prima di consumare il cappuccino
il vuoto della tua mano -
so quanto siano sconosciute le nostre gioie agli altri
che entrano e se ne vanno e nulla mi dicono,
divido la luce in piccole lagune blu,
e indosso una collana di lingua spenta.