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04/04/2011

05/03/2016 Sinan Gudžević a Casa della poesia

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Sinan Gudžević a Casa della poesia 05/03/2016

Nell’ambito del ciclo di incontri internazionali di poesia, sabato 5 marzo alle ore 20,30 incontro-reading con una vera leggenda della letteratura dei Balcani: Sinan Gudžević a Casa della poesia (via Convento 21/a, Baronissi, SA).
La sua raccolta “Epigrammi romani”, che comprende più di 100 testi, scritti tutti in distici elegiaci, frutto di suoi soggiorni a Roma, è stata pubblicata in traduzione nel 2006 presso la Multimedia Edizioni.

"I miei epigrammi non portano e non offrono nulla di nuovo. Tutto quello che c'è in essi, c'è da sempre negli epigrammi: qualche iscrizione tombale, qualche componimento scoptico, qualche distico arguto e malinconico, autoironico o pungente. Per me scrivere versi è un'attività strettamente intima, più perditempo che cercaverità, portare un pensiero all'espressione. La verità è un privilegio di filosofi, la poesia si occupa della nebbia e della tristezza nelle quali si trovano avvolti rispettivamente la verità e l’uomo."
(Sinan Gudzevic intervistato da Manuela Palchetti)

Traduce in serbo-croato poesia classica greca e latina (Anthologia Palatina, Teognide, Callimaco, Gregorio Nazianzeno, Ovidio, Marziale, Properzio) poesie e prose latine del Rinascimento (Petrarca, Vives, Giano Pannonio, Pico della Mirandola ecc.) gli epigrammisti germanici (Opitz, Logau, Czepko, Goethe, Schiller, ed altri). Ha tradotto dal portoghese una raccolta di epigrammi di Fernando Pessoa.
Ha scritto una serie di testi sulla guerra linguistica serbo-croata.
Ha tradotto in italiano insieme con Raffaella Marzano il libro di Izet Sarajlić “Qualcuno ha suonato” (vincitore del Premio Maravia 2001). Risiede attualmente a Zagabria.

Invitiamo tutti a convegno per incontrare, omaggiare, ascoltare un grande poeta ed intellettuale, vero "ponte" tra l'Italia e i Balcani. Scrive Boris Novak: « Sinan Gudžević è ormai una leggenda. Nelle letterature dei Balcani, della Mitteleuropa e del Mediterraneo non c'è nessuno che anche minimamente possa essere paragonato a Sinan. Sinan è un unicum, un originale. Sinan è una particolarità sui generis. I fautori dogmatici del concetto di identità – etica, religiosa, ideologica o qualsiasi altra – credono che l'identità sia esclusiva e monolitica. L'esempio di Sinan dimostra proprio il contrario: la paradossale verità di come l'identità sia molteplice, aperta e fluida. Anche l'originalità di Sinan non è una qualità che rappresenti una critica della tradizione in senso avanguardistico, al contrario, essa è il più nobile risultato, il fiore della tradizione. La parola tradizione nel caso di Sinan dobbiamo usarla al plurale: le tradizioni.»