Nuova collaborazione Casa della poesia e il Fatto Quotidiano
04/04/2011

la-sabbia-dell-esilio

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La sabbia dell'esilio 1994 88 L'elemento dominante della poesia di Paul Laraque è l'esilio, che l'arricchisce di un sapore struggente e mai patetico, e la rende una delle voci più alte che ci provengono dal nuovo mondo, in cui ben si fondono il lirismo e la lotta politica. Una delle grandi voci "di liberazione" della poesia haitiana del secondo Novecento. 88 – 86203 – 05 – 5 Altre Americhe Giancarlo Cavallo Giancarlo Cavallo La poesia di Paul Laraque si inserisce nel solco di quel particolare surrealismo noto da noi soprattutto attraverso la "négritude" di Aimée Césaire, che ad Haiti prende il nome di "Indigenismo". Alla rivendicazione dei caratteri originali della propria cultura (religione vudù e lingua creola innanzitutto) ed alla lotta contro il colonialismo imperialista, si fondono l'erotismo, la tenerezza dell'amore, l'incantevole immaginario onirico e la resa pittorica della rigogliosa natura caraibica, fino a creare una cifra stilistica inconfondibile.
Ma l'elemento dominante della poesia di Laraque è l'esilio, che la arricchisce di un sapore struggente e mai patetico, e la rende una delle voci più alte che ci provengono dal nuovo mondo, in cui ben si fondono il lirismo e la lotta politica. Dal punto di vista formale l'autore usa in alcune sue composizioni il verso libero, tipico del Surrealismo, in altre, strutture più rigide, caratterizzate da rime e rime interne (ma c'è perfino una ripresa del canonico commiato all'interno della "Ballata dell'esilio") a cui si presta particolarmente bene la musicalità della lingua francese, che Laraque utilizza parallelamente al creolo.
BAMBINA (CHE GIOCA) ALLA CAMPANA

L'unico piede
d'appoggio
urta la pietra piatta
ne misura lo scatto
ombrello
sull'alba della coscia
la gonna gonfia
come una bussola folle
e il volo sospeso delle ali
per bilanciare la gamba ripiegata
la cadenza esita e si assesta
ogni passo verso me comporta il rischio di una caduta
ed ogni secondo di azzardo è la nostra fortuna in equilibrio

*

LA DANZA SUL VULCANO

(a mio fratello Guy)

ci vorrà l'eruzione del vulcano perché cessi la danza
la montagna e le sue ceneri scarlatte per inghiottire
i castelli dell'incoscienza
il fiume e le sue lave di fuoco per cacciare la puzza in cui
la negraglia brulica come vermi
il griot ritornato alle fonti africane
parla di un paese in tre pezzi
Haiti della pirateria
Haiti della buffoneria
Haiti della tragedia
Tra la testa d'oro del mostro
e le sue gambe che la cancrena imputridisce
queste vaste terre incolte queste no man's land
di cui una delle frontiere raggiunge le cime ghiacciate
del disprezzo
e l'altra vicina al cratere da cui scaturiscono
le alte fiamme della collera
ci vorrà l'esplosione del vulcano perché cessi la danza
salvo sul mare
di fronte alla massa bianca del palazzo seduto sulle zampe
in mezzo a flutti verdi che lambiscono i piedi del
grande scalone semicircolare
libertà vestita di stracci
libertà nuda
il popolo ha conquistato la parola e le strade
io ho vissuto per questo giorno in cui m'immergo
nel mio popolo
come nei flutti verdi della mia infanzia
la foce dell'adolescenza la cui corrente mi trascina
al mare
donna da cui sono nato
tu che mi hai resuscitato
donna che a tua immagine io ho creato
l'itinerario del popolo sfocia nell'epopea
come la fonte al ruscello il ruscello al torrente il torrente
al fiume e il fiume al mare
l'itinerario del popolo sfocia nell'epopea
Colombo gettato in mare con la spada e la croce
nella scia delle caravelle le negriere dei coloni le corazzate
dell'Occupazione e i battelli disalberati dei fuggiaschi
dell'oceano
nella scia delle caravelle di Colombo
gettato in mare con la spada e la croce
e al suo posto
machete di luce
Péralte in piedi
portato dalle ondate della libertà
io mi bagno nelle acque dell'avvenire
io navigo sulla tempesta che spazza l'isola
io navigo nelle fauci della burrasca che lascia la terra nuova
come il primo giorno
donna
io ho vissuto per questo giorno in cui m'immergo nel mio popolo
come nell'uragano dell'amore
FILLETTE À LA MARELLE

Ton pied unique
Buté
Cognant la pierre plate
En mesure l'élan
Parapluie
Sur l'aube de ta cuisse
Ta jupe gonflée
Comme une boussole Folle
Et le vol suspendu des ailes
Pour l'équilibre de la jambe ramenée
Ta cadence hésite et s'affirme
Tout pas vers moi porte le risque d'une chute
Et chaque seconde de hasard est notre chance balancée

*

LA DANSE SUR LE VOLCAN

(À mon frère Guy)


il faudra l'eruption du volcan pour que cesse la danse
la montagne et ses cendres écarlates pour engloutir
les châteaux de l'inconscience
le fleuve et ses laves de feu pour chasser la puanteur où la
négraille grouille comme des verms
le griot retourné aux sources africaines
parle d'un pays en trois morceaux
Haïti de la piraterie
Haïti de la bouffonnerie
Haïti de la tragédie
Entre la tête d'or du monstre
et ses jambes que la gangréne pourrit
ces vastes terres vagues ce no man's land
dont l'une des frontières atteint les cîmes glacées
du mépris
et l'autre voisine avec le cratère d'où jaillissent
les hautes flames de la colère
il faudra l'explosion du volcan pour que cesse la danse
sauf sur la mer
face à la masse blanche du palais assis sur ses pattes
au milieu des flots verts que lèchent les pieds du
grand escalier à demi circulaire
liberté en guenilles
liberté nue
le peuple a conquis la parole et les rues
j'ai vécu pour ce jour où je plonge dans
mon peuple
comme dans les flots verts de mon enfance
l'embouchure de l'adolescence dont le courant m'emmène
la mer
femme dont je suis né
toi qui m'as ressuscité
femme qu'à ton image j'ai crée
l'itinéraire du poète débouche sur l'épopée
comme la source au ruisseau le riusseau à la rivière
au fleuve et le fleuve à la mer
l'itinéraire du peuple débouche sur l'épopée
Colomb jeté à la mer avec son épée et sa croix
dans le sillage des caravelles les négriers des colons
les cuirassés
le l'Occupation et le bateaux démâtés des marrons
de l'océan
dans le sillage des caravelles de Colomb
jeté à la mer avec son épée et sa croix
et à sa place
machette au clair
Péralte debout
porté par les vagues de la liberté
je me baigne dans les eaux de l'avenir
je vogue sur la tempête qui balaie l'île
je vogue dans la gueule de l'orage qui laisse la terre neuve
comme au premier jour
femme
j'ai vécu pour ce jour où je plonge dans mon peuple
comme dans l'ouragan de l'amour
Laraque Paul
Paul Laraque (in creolo, Pòl Larak) è nato a Jérémie. Haiti, il 21 settembre 1920. Dopo gli studi a Jérémie e Port-au-Prince, entra all’Accademia militare nel 1939 e si diploma nel 1941. Insieme ad un gruppo di scrittori ed intellettuali haitiani incontra André Breton a Port-au-Prince nel 1945. Nel 1951 si sposa con Marcelle Pierre-Louis. Nel corso della sua carriera militare viaggia in tutto il paese dove si rende conto delle intollerabili condizioni di vita dei suoi connazionali poveri. Con Morisseau-Leroy, Émile Roumer, Franck Fouché e Claude Innocent, Laraque fa parte della prima generazione di scrittori haitiani che insieme al francese utilizzano letterariamente la lingua creola.
Poeta nell’esercito, nutre l’ambizione di esserne la coscienza. Nel 1960, resta neutrale durante gli avvenimenti politici del 25 maggio, ma sarà messo “a riposo” a novembre durante lo sciopero degli studenti e dopo l’arresto dello zio della moglie.
Laraque va in esilio nel 1961, a New York, in Spagna e poi di nuovo a New York dove vive già suo fratello Franck con la sua famiglia. La moglie lo raggiunge nel 1961 e i loro tre figli nel 1962. Laraque ottiene una cattedra di lingue romanze (Fordham University) e diventa professore di francese. Parallelamente combatte all’interno di organizzazioni progressiste, perdendo la nazionalità haitiana nel 1964.

La sua doppia raccolta di poesie, “Les armes quotidiennes / Poésie quotidienne”, ottiene il premio Casa de las Américas nel 1979, cosa che fa di Paul Laraque il primo poeta di lingua francese a ricevere questo premio. Laraque è stato co-fondatore e Segretario Generale dell’Associazione degli scrittori haitiani all’estero, che organizza tra l’altro il Festival Jacques-Stephen Alexis nel 1982 e la commemorazione del centenario di Charlemagne Péralte nel 1985. Le sue attività gli permettono di incontrare – a l’Avana, New York, Washington, – importanti figure letterarie e politiche come Fidel Castro, Nicolas Guillén, Langston Hughes, Ramsey Clark et C.L.R. James.

Dopo venticinque anni di esilio, Laraque torna nel suo paese dopo la caduta della dinastia duvalierista nel 1986, e gli viene restituita la sua nazionalità. Quando la moglie va in pensione dal suo lavoro alle Nazioni Unite nel 1989, la famiglia si stabilisce vicino a Port-au-Prince. Prepara due numeri speciali della rivista “Rencontre”, dedicati a Jacques-Stephen Alexis (1992) e a Jacques Roumain (1993). Nel 1991, dopo il colpo di stato militare che rovescia il Presidente Aristide e l’assassinio del suo « frère de soleil », Guy F. Laraque, Paul Laraque va in esilio per la seconda volta e si stabilisce a New York.
Secondo il suo stesso dire, la sua opera “esorta i popoli a liberarsi e tende, in fondo, ad apportare un nuovo contributo haitiano, in francese e in creolo, alla poesia universale.”

Ha pubblicato: "Ce qui demeure" (Montreal 1973), "Fistibal" (Montreal 1974), "Les armes quotidiennes /Poésie quotidienne" (L'Avana, 1983), "Solda mawon / soldat marron" (Port-au-Prince, 1987), "Camourade" (Willimantic 1988), "Le vieux nègre et l'exil" (Paris, 1988), "Fistibal / Slingshot" (Port-au-Prince / San Francisco, 1989). Nel 1999, le sue opere poetiche, sono state raccolte in un volume dal titolo "Oeuvres Incomplètes" (editions du CIDIHCA, Montreal).
È stato ospite di Casa della poesia e con la Multimedia edizioni ha pubblicato, nel 1994, una bellissima raccolta dal titolo "La sabbia dell'esilio".

Paul Laraque è scomparso l'8 marzo del 2007.
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