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04/04/2011

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Storie di uomini sull’orlo di una crisi di identità
10/05/1995 Teresa Cirillo Il Mattino

“Scrivere in spagnolo”: oggi al “Cervantes” Mario Benedetti, grande narratore uruguaiano S’intitolano “La tregua” e “Grazie per il fuoco” due dei romanzi più conosciuti dell’uruguaiano Mario Benedetti del quale l’Istituto Cervantes di Napoli presenterà oggi un’antologia di racconti, pubblicati a cura di Rosa Maria grillo, nel quadro degli incontri “Scrivere in Spagnolo”. Si tratta di una straordinaria opportunità pr incontrare uno dei più interessanti narratori latinoamericani contemporanei. Nato nel 1920, Mario benedetti è autore di romanzi e racconti, esplica un’intensa attività di saggista politico, critico letterario e giornalista. Un volume di racconti di Benedetti s’intitola “Montevideanos” e forse più di ogni altra narrazione richiama immediatamente alla mente lo stretto rapporto che lega lo scrittore a Montevideo e alla sua gente. Eppure Benedetti, che per molto tempo si è prodigato per assicurare democrazia, libertà e progresso all’Uruguay, vent’anni fa ha provato sulle propria pelle la terribile esperienza dello sradicamento, la violenza imposta da un esilio politico che lo ha portato a vivere in vari paesi dell’America Latina e in Spagna. Negli anni ’20 uno scrittore colombiano oggi un po’ dimenticato, José Eustasio Rivera, aveva fatto dire a un personaggio del romanzo La voragine che uno dei privilegi dei poeti è quello di tener legati i figli esuli alla propria patria, così da creare sudditi anche in terre straniere. L’osservazione prende un sapore profetico per Benedetti e per una infinità di intellettuali latino-americani vittime dei governi dittatoriali. Per l’attenzione con la quale nelle sue opere segue la realtà sociale delle grandi città, Benedetti è stato definito uno scrittore “Urbano”, e l’etichetta può essere utile a identificare e a sintetizzare il particolare filone narrativo seguito da questo acuto scrittore, la sua tendenza a un racconto di testimonianza, di denuncia e di riflessione che rappresenta la vita di persone che vegetano nell’anonimato freddo e privo di possibilità di comunicazione e di affetto dei grandi agglomerati cittadini. La narrativa di Benedetti si muove di preferenza in una realtà dimessa e rassegnata, dove la vita che scorre tra monotonia e indifferenza è comunque segnata da drammi nascosti. Lo scrittore osserva questa realtà con grande acume e con una lucidità temperata da un profondo senso di malinconia e di umana partecipazione che rende le sue pagine struggenti e immediatamente identificabili. Benedetti si serve della scrittura come mezzo privilegiato di comunicazione tra la voce che narra, spesso in prima persona, e il lettore che è subito attratto anche dalla chiarezza e dal rigore della struttura narrativa. Esemplare in questo senso è il romanzo “La tregua”, del 1960, il diario di un grigio travet di Montevideo che annota con rassegnata malinconia le circostanze che lo privano dell’unico amore della sua vita. Si dice che comporre un buon racconto sia più difficile che scrivere un buon romanzo. Il racconto ha regole precise da rispettare: ruota attorno a una situazione, a una figura, prende corpo in una struttura semplice, senza orpelli. Il racconto offre una realtà – o una visione fantastica – che acquista il connotato preciso della testimonianza. Per le sue specifiche qualità di narratore, i racconti di Benedetti fanno sempre centro. Adeguandosi alla frammentarietà del reale, all’incertezza dell’identità, l’autore attraverso rapidi tratti, fatti e figure, traccia con rabbia, ironia, dolcezza e malinconia un composito affresco dell’Uruguay degli ultimi cinquant’anni, una storia di un paese che anche sintesi di tutta la realtà latinoamericana.

Teresa Cirillo