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04/04/2011

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Quel che so di me 2021 216 Un'ampia antologia di uno straordinario protagonista della poesia spagnola del dopoguerra. Con un'intensa introduzione del poeta Juan Vicente Piqueras. 978-88-86203-98-2 Poesia come pane Raffaella Marzano Raffaella Marzano Era un toro delicato, un uragano generoso, un uomo molto forte e molto fragile allo stesso tempo. La sua grande forza nasceva dalla sua vulnerabilità. La sua gioia nasceva dal dolore. Forse per questo motivo, la sua gioia e vitalità avevano una sorta di inquietudine. Ho sempre avuto la sensazione che Pepe Hierro stesse fuggendo. Da cosa non lo so. Ma fuggiva. Noi fuggitivi ci annusiamo. Forse stava scappando da quella prigione da cui non poteva fuggire. Fuggiva dalla guerra, da così tanta morte, da così tanta miseria, da così tanto carcere, dalla mediocrità del mondo, dal vai a sapere cosa. Una strana forma della sua fuga perenne era che non poteva scrivere a casa sua. Non poteva creare chiuso, da solo, tra le quattro pareti di una stanza o di uno studio. Forse gli ricordavano la cella di altri tempi. Aveva bisogno di libertà, rumore, vita intorno a lui. E andava a El Ideal, un bar vicino casa sua dove si trasformava in quel signore calvo nell’angolo che trascorreva ore a scrivere. Quell’uomo che disegnava con i suoi acquerelli o con vino o caffè. Quell’uomo con le stelle sulla fronte che ebbe sempre bisogno di libertà, che visse e morì col bisogno di aria libera, aria pura.


- Juan Vicente Piqueras


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Era allo stesso tempo un re e un mendicante, un innamorato e un libertario, un critico feroce e un asceta che comprende tutto. Pepe era un rivoluzionario, un difensore delle libertà.
Ho conosciuto poche persone innamorate della vita come lui. Era perennemente innamorato. Pepe amava ogni cosa: il mare, la terra, i cieli, le donne, gli animali. E per questo mi piacerebbe spiegarvi l'identità di quell'incantatore di serpenti che conosciamo con il nome di José Hierro.
Perché non è facile sapere chi fu quell'uomo, quello straordinario poeta, quel musicista, quel pittore, quel falegname, quel muratore. Quell'essere a cui nessuna cosa umana era estranea. Soprattutto poiché egli in qualsiasi campo artistico era estremamente meticoloso, noi non possiamo avvicinarci alla sua persona e alla sua opera senza quella stessa meticolosità. Visse tutta la vita sul filo del rasoio, secondo la morale, secondo la musica dell'umanesimo. Pepe visse sempre in quello stato d'animo meraviglioso che chiamiamo morale o come direbbero i flamenchi: sempre a tempo.


- Francisca Aguirre
Hierro José
José Hierro del Real, una delle voci più rappresentative della poesia spagnola del dopoguerra, è nato a Madrid il 3 aprile 1922 e morto nella stessa città il 21 dicembre 2002. Trascorse la sua adolescenza nella città di Santander, in Cantabria nel nord della Spagna e fu imprigionato in gioventù per motivi politici. Le sue opere principali sono: "Tierra sin nosotros" (1947); "Con las piedras, con el viento" (1950), "Libro de las alucinaciones" (1964). La sua produzione, poco prolifica per un ventennio riprese copiosa negli anni Novanta: "Agenda" (1991), "Prehistoria literaria" (1991), "Emblemas neurorradiológicos" (1995); "Cuaderno de Nueva York" (1998, che gli valse il premio europeo per la letteratura Aristeion); le raccolte "Antología poética, 1936-1998" (1999), "Sonetos completos" (1999), "Antología personal" (2001) e "Guardados en la sombra" (2002). Tra i tantissimi riconoscimenti ricevuti spiccano il premio Reina Sofía di Poesía Iberoamericana (1995) e il premio Cervantes (1998).


Nel 2021 Multimedia Edizioni ha pubblicato il volume antologico "Quel che so di me", con la traduzione di Raffaella Marzano e una bella introduzione del poeta Juan Vicente Piqueras.
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