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04/04/2011

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Amo, ergo sum 2021 216 Prima ampia antologia pubblicata in Italia di uno dei maggiori poeti di Grecia del secondo Novecento. 979–12–80488–03–9 Poesia come pane Maria Caracausi e Vincenzo Rotolo Vincenzo Rotolo «Le cose che hai cantato ti cantano. / Non manchi. […] Sempre presente al tuo posto / nella porta della Grecia / diritto / con la lancia del tuo verso / gentile sentinella piangente / della poesia e della libertà».


- Ghiannis Ritsos
(poesia del 25 giugno 1974 e inviata a Palermo, dove Vrettakos era ricoverato in ospedale).


«Nikiforos Vrettakos ha avuto grande importanza nella mia esistenza, sia come poeta che come uomo […] La poesia di Vrettakos fu quella che rivestì un grande ruolo nella mia vita come pure in quella, credo, di molti
giovani che allora si affacciavano alla poesia. […] Non bisogna dimenticare che quest’uomo così mite, dolce, riservato esercitò una militanza politica che giunse alle estreme conseguenze, e le conseguenze in quel tempo erano il pericolo di morte».


- Titos Patrikios


«Le poesie di Vrettakos hanno radici profonde nella terra greca e prendono colore dalla luce greca, ma i temi sono del tutto universali. I due temi fondamentali della sua poetica sono, com’è noto, il mondo naturale e l’uomo: una partecipazione quasi mistica alla bellezza del Creato, ma anche un profondo dolore per la sorte della creatura più straordinaria: l’uomo. Il ruolo del poeta non è solo quello di osservare e prendere nota. La poesia per Nikiforos è anche una missione sacra […]»


David Connolly
LA POESIA E LA VITA


Non ha fine la poesia, così come
il cielo non ha fine. Come le ore di Dio
e i giri del nostro pianeta. I riflessi della vita
conservano la sua forma entro la poesia. Finché
il mare andrà e verrà, finché
nasceranno fiori e colori, finché
gli uomini si daranno l’un l’altro la mano,
ci sarà anche la poesia.
La poesia nasce
assieme alle cose, assieme all’amore,
assieme al dolore. Per esempio,
la poesia di molte pagine mie è nata
assieme ai tuoi occhi.

*


RESISTO


Resisto come gli ulivi della mia patria, duri
come le ossa del prode, ai quali mancano solo
i neri fazzoletti sul capo per somigliare alle nostre madri,
essi che inchiodati saldamente sulla pietra assoluta
non si curano delle tempeste, respirano i fulmini
e ne fanno nelle loro amare
linfe pace e luce.

*


COABITANTI


Ci sono anche quelli che mi videro di notte
andando in giro con un fanalino opaco
illuminare ad uno ad uno gli alberi
del mio giardino (tirava vento, pioveva,
c’era buio) per vedere se avevano paura
o sentivano freddo, come facevo in passato
coi miei figli. Ci sono anche quelli
che mi sentirono andarmene dopo
sussurrando: «Gloria tibi, stiamo
tutti bene».

*


LA LINGUA GRECA


Quando prima o poi andrò via da questa luce
mi snoderò verso l’alto come un
ruscelletto che sussurra.
E se per caso in qualche punto in mezzo
alle corsie celesti
incontrerò angeli, parlerò
con loro in greco, poiché
non conoscono lingue. Parlano
fra loro con musica.
Vrettàkos Nikiforos
Nikifòros Vrettàkos, poeta greco (presso Sparta 1911-Atene 1991). Visse ad Atene dal 1929; fu esule in Italia durante la dittatura dei colonnelli. Considerato fra i corifei della Generazione del '40 (nel 1938 diede una prova matura della sua arte nel poemetto Il viaggio dell'“Arcangelo”), ha espresso in toni di un peculiare crepuscolarismo una delicata sensibilità per la natura, un autentico amore per l'uomo. Il suo ininterrotto discorso lirico è raccolto in 3 vol. di Poesie (1972). Va anche ricordato il romanzo Dolore del 1969. Pubblicò inoltre le raccolte poetiche Il fiume Byès e le sette elegie (1975) e "Girasole pomeridiano" (1976). Scrisse in lingua demotica.

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