Nuova collaborazione Casa della poesia e il Fatto Quotidiano
04/04/2011

grattacaso-giuseppe-136

giuseppe-grattacaso-1
Giuseppe Grattacaso Italia italiano Giuseppe Grattacaso è nato a Salerno nel 1957 e vive a Pistoia. Ha pubblicato le raccolte di poesia "Devozioni" (Ripostes, Salerno 1982), "Se fosse pronto un cielo" (Il Catalogo, Salerno 1991), "L'attimo dopo" (Nuova Libreria Editrice, Bologna 2003, con un lavoro fotografico dell’artista Elisabetta Scarpini). Ha tradotto dal portoghese la raccolta di poesia "In modo di-verso" di Alberto Pimenta (Ripostes 1983). Alcuni suoi testi sono tradotti in sloveno e in francese. Ha pubblicato sui varie riviste, come "Nuovi Argomenti" e "Lengua".

Il suo ultimo libro "Confidenze da un luogo familiare", è stato pubblicato da Campanotto editore nel 2010. Il libro, che arriva a quasi dieci anni dall'ultima pubblicazione, rappresenta la maturità poetica di Grattacaso, felice mediazione tra i temi che ricordano il crepuscolarismo e la lingua che eredita l'efficacia ermetica di Gatto. Lo sguardo si posa sulle cose di tutti i giorni con la malinconia leggera e l'ironia stupefatta ed impotente di chi scopre il magico nonsenso della vita, il legame profondo e imprevedibile che unisce oggetti, animali e piante all'interiorità di ognuno di noi, gli eventi esterni alle vicende personali. In questo 'luogo familiare' anche le previsioni meteorologiche possono diventare lo strumento che veicola inaspettate metafore. Il linguaggio, quotidiano e sommesso, a tratti epigrammatico e sentenzioso, poggia su un ritmo che utilizza, in maniera comunque non convenzionale, il metro della tradizione letteraria.

«CONFIDENZE DA UN LUOGO FAMILIARE», VERSI AMARI E IRONICI DI GIUSEPPE GRATTACASO

Nell’ampia e possibile geografia della poesia italiana anni Ottanta un lembo da riportare alla luce è quello di un certo fermento salernitano, quindi nella città di Alfonso Gatto, sempre feconda, ieri come oggi, dove sono emerse figure di un certo interesse anche grazie all’azione collettiva di Sergio Iagulli e della rivista «Percorsi». Legato a questa iniziativa rintracciamo, a fianco di Giancarlo Cavallo, Giuseppe Grattacaso, classe 1957, esordiente nel 1982 con «Devozioni», e quindi qualche anno prima di De Signoribus, e nello stesso di Patrizia Valduga e Mariano Baino, tanto per indicare qualche riferimento cronologico. Dopo un percorso vissuto tra alterne esperienze letterarie, talvolta in sintonia con le arti
figurative, Grattacaso è oggi giunto a un compiuto e maturo lavoro con «Confidenze da un luogo familiare» (Campanotto Editore, 96 pp., 10 euro). Non inganni il titolo dell’opera perché quanto raccolto non ha nulla di crepuscolare. La riflessione, dagli apparenti toni intimisti, a ben vedere si dispone su una tonalità quasi angosciata, esplorando con intensità tempo perduto e debolezza della memoria (da qui il richiamo in esergo a Sinisgalli). «Non c'è altro che poco, resta poco,/ solo un avanzo, scarto di memoria» o, altrove, «guardo indietro/ ricordo poco o nulla». Il presente dell’uomo, poi, è per il poeta una briciola
della propria esistenza, schiacciato tra un «tempo che rimane», di gran lunga inferiore a quello trascorso, e una percepita sensazione di imminente finitudine. Su questo tema, sia ben chiaro certo non originale ma qui svolto in modo esortativo verso il lettore, Grattacaso fonda una poesia ritmicamente persuasiva, in parte ben costrutta su metri di ispirazione tradizionale ma non inariditi, con una tendenza epigrammatica e gnomica capace di imprimersi con nitore.
Un pedale amaro fornisce il basso continuo a una poesia dove però spiccano acuti squilli autoironici («a piene mani spargo/ versi su versi, poi vado in letargo»). Non vuol essere una facile formula critica ma c'è una calda freddezza in questi versi: caldi nel sentire del poeta, freddi nel resoconto del poeta sul fare dell’uomo che «più vedo e più mi sfugge ogni costrutto».

Francesco Napoli

Gazzetta di Parma, 08/08/2010

* Confidenze da un luogo familiare, Campanotto, pag. 96.



* * * * *



Mettere in versi le rivelazioni quotidiane

Da un lato il tremore, la paura, un senso di inadeguatezza; dall'altro lo stupore davanti ai piccoli e grandi miracoli dell'esistenza: il passaggio fugace di una donna, una gatta intenta a lavarsi le zampette, un imprevisto taglio di luce. La poesia di Giuseppe Grattacaso, Confidenze da un luogo familiare, dichiara esplicitamente, in apertura, tutti i suoi debiti: Gozzano, Noventa, Sinisgalli. Ma poi prende una strada propria, che affonda nelle proprie mancanze, malinconie, inciampi. E li restituisce al lettore attraverso immagini nitide e condivise, comprensibili da tutti. Grattacaso fa sue le leggi "classiche" della poesia, innervandole in una realtà che gli risulta estranea. Perché ormai «vince chi urla, vince chi ti assale, /non c' è mistero, se tu resti afflitto /sottovoce cortese derelitto». Il tentativo di chiamarsi fuori è forte. Ma l' impersonale vitalità del mondo irrompe, quando meno te l'aspetti. E allora bisogna stare all'erta, essere pronti a cogliere quella rivelazione inattesa e magari dolorosa. Perché la poesia, come insegnava Wallace Stevens, è come «un fagiano che scompare dentro la boscaglia».

Franco Marcoaldi

da "La Repubblica" - 13 febbraio 2010