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04/04/2011

08/09/2005 I versi maledetti di Amiri Baraka contro tutti i terrorismi del mondo

I versi maledetti di Amiri Baraka contro tutti i terrorismi del mondo
08/09/2005 Daniela D'Antonio Repubblica

Chissà se è un caso che Amiri Baraka leggerà le sue poesie l' 11 settembre. Quattro anni dopo l' attacco alle torri gemelle. Quattro anni dopo "Somebody Blew Up America' s", un' inchiesta poetica (e provocatoria) su chi sapeva, in anticipo, dell' attentato al World Trade Center. Versi di denuncia impugnati dal poeta guerriero convertito all' Islam. Versi scritti contro i soprusi, come fa da oltre 40 anni. Per i diritti civili. Non tutti hanno gradito, negli Usa: il governatore del New Jersey e un manipolo di intellettuali, spaventati dalla forza delle parole, hanno richiesto le sue dimissioni da "Poet Laureate". Lui e la compagna di una vita - la poetessa Amina Baraka - sono andati avanti. "Qualsiasi persona ragionevole/Si oppone al terrorismo/Sia quello interno/Che quello internazionale/ Ma l' uno non dovrebbe/ Servire/ Per colpire l' altro": l' 11 settembre, a Napoli, Amiri e Amina Baraka leggeranno per il pubblico queste e altre parole. è l' evento clou di una tre giorni dedicata alla poesia di altissima qualità. Uno di quegli appuntamenti affollati di uomini e donne appassionati e disposti ad ascoltare che restituiscono speranza a una città sempre più affaticata sotto il peso della quotidianità. "Napolipoesia", da domani a domenica, alle 21, nel Belvedere del teatro del Parco dei Camaldoli (sul sito casadellapoesia.org/blog il calendario completo degli appuntamenti e le indicazioni pratiche su come raggiungere il luogo). Un appuntamento - che in un' altra città sarebbe stato promosso subito a evento internazionale quale è - organizzato da Multimedia Edizioni/Casa della Poesia, e finanziato dal Parco Metropolitano delle Colline di Napoli. Il frutto del lavoro di due persone, marito e moglie, Sergio Iagulli e Raffaella Marzano - funzionario pubblico lui, traduttrice lei - che da Baronissi, senza troppo clamore, hanno costruito una rete culturale che li ha fatti conoscere in tutto il mondo e che dal mondo ha portato qui, da dieci anni a questa parte, i migliori poeti contemporanei. Un piccolo miracolo. In cartellone undici nomi di primissimo piano. Istituzioni come lo statunitense Jack Hirschman (era indirizzata a lui la celebre "Lettera a un giovane scrittore" di Hemingway) e autori in ascesa come il giovane olandese di origini marocchine Abdelkader Benali autore di due romanzi di successo come "Matrimonio al mare" (Marcos Y Marcos) e l' ottimo "La lunga attesa" (Fazi editore). Si comincia, domani sera, con Agneta Falk, Mariano Baino, Hirschman, Khal Torabully e Dane Zajc. Sarà anche la serata dell' omaggio al grande Izet Sarajlic, uno dei primi a credere in quello che faceva la Casa della poesia. Sabato, saliranno sul palco, Francisca Aguirre, Maram al Masri, Michel Cassir, Benali, Wanda Marasco e Josip Osti. mentre domenica, oltre a Baraka e alla moglie, ci sarà il reading di Mimoza Ahmeti, Gabriele Frasca e di Carmen Yanez, una vita che è già un romanzo (meglio di tutti l' ha descritta suo marito Louis Sepulveda). «Un festival alimentato dalla passione e dalla curiosità - spiega Iagulli - la poesia è uno dei pochi linguaggi capaci di parlare al cuore e alla mente delle persone e noi, in dieci anni, abbiamo costruito una struttura capace di diffondere anche a livello internazionale quest' idea. è questa la più grande soddisfazione, sapere che non siamo soli, non siamo gli unici a cercare nei versi "altro" rispetto all' accademia e agli stereotipi. Sono tanti i ragazzi, anche giovani, che ci seguono in questo viaggio. Ragazzi che hanno colto subito l' interazione che c' è tra questi versi e i linguaggi a loro più familiari come il rap. Insistiamo molto su questo aspetto e abbiamo, nella nostra sede, uno dei più grandi archivi sonori di poesia del mondo». Gli stereotipi, si diceva. «A dispetto di quello che si pensa - continua Iagulli - i poeti sono persone semplici e disponibili. Soprattutto quelli che cerchiamo noi, quelli disposti ad affrontare il pubblico. Alcuni, anche tra i grandissimi, non sono disposti a farlo». Daniela D'Antonio