Ricordo di Alfonso Gatto - Giacomo Scotti

Testo a fronte: No
ISBN: 88-86203-54-3
Collana: Quaderni di Casa della poesia
Pagine: 32
Anno: 2009
Curatore:
Traduttore:

Prezzo: 5.00 €
PREFAZIONE

In occasione del Centenario della nascita di Alfonso Gatto, Giacomo Scotti ricostruisce la storia dei suoi incontri con il grande poeta salernitano a partire dal 1948, fino agli anni '70 e fino all'amicizia con Izet Sarajlic.
Un ricordo commovente e ricco di notizie e informazioni inedite.
BIOGRAFIA

Giacomo Scotti nasce a Saviano in provincia di Napoli il primo dicembre del 1928.
Fin da giovane è vissuto nell'ex Jugoslavia, stabilendosi a Fiume. Giornalista e scrittore dal 1948, è autore di numerose opere in lingua italiana, croata e serba, di narrativa, poesia, storiografia, saggistica letteraria ed etnografica.
Tra i suoi lavori più recenti (alcuni tradotti in una ventina di lingue), ricordiamo "Goli Otok, ritorno all'Isola Calva", Lint, Trieste, tre edizioni 1993-1995; "I pirati dell'Adriatico", Lint, due edizioni 2002-2003.
Nel campo della favolistica, Scotti ha pubblicato una decina di opere fra cui "Racconti di questo e dell'altro mondo", Edit, Fiume 1984; "Il venditore di favole/Prodavac bajki", Icr, Fiume 1995, bilingue; "C'era un castello né in cielo né in terra", fiabe jugoslave, Gremese, Roma 1972; "Storie istriane", Fabbri Editori, Milano 1976; "La fanciulla con la stella d'oro", Alcioner, Venezia 2000; "Storie della Ciciaria", premio "Istria Nobilissima" 2001, inedite in volume ma pubblicate sulla rivista "Panorama", Fiume, ottobre-novembre 2001.
Con l'editrice Santi Quaranta ha pubblicato "Fiabe e leggende" dell'Istria, giunto in seconda edizione e "Fiabe e leggende del Mar Adriatico".
Casa della poesia ha appena pubblicato un suo "Ricordo di Alfonso Gatto", commovente ricostruzione degli incontri con il poeta salernitano nella Yugoslavia degli anni successivi alla Seconda guerra mondiale e poi negli anni '70.
ESTRATTO

Difficilmente il dolore mi fa piangere, ma quando lessi sui giornali ed ascoltai alla radio della tragica morte di Alfonso Gatto avvenuta l’otto marzo 1976, beh, non riuscii proprio a trattenere le lacrime. Quasi vergognandomi di quella “debolezza”, le asciugai frettolosamente e andai a sfogliare qualche volume della mia biblioteca (ed oggi ripeto quei gesti) alla ricerca in esso del mio conterraneo scomparso. Sapevo dove cercare. Il primo libro a venir fuori fu l’Antologia poetica della resistenza italiana (1955) curata da Elio Filippo Accrocca (che me la donò durante un viaggio che compimmo insieme a Belgrado ed a Kragujevac) e da Valerio Volpini. Ma oltre alle poesie, tratte da Il capo sulla neve, nulla trovai di Gatto, nessuna annotazione che non fosse un’arida bibliografia. Nella Enciclopedia Garzanti della letteratura mondiale del 1972, alla voce Gatto, Alfonso, lessi: “La poesia di G., inizialmente legata ai modi dell’ermetismo, mira soprattutto a una sorta di decantazione del dolore quotidiano; ma ha dato voce anche ai temi della Resistenza e dell’impegno politico. Sul piano formale, essa è incline soprattutto a un andamento di canto.” Una nota biografica nell’Antologia dei poeti italiani dell’ultimo secolo curata da Giuseppe Ravegnani e Giovanni Titta Rosa, edita nel 1963, ricordava invece di Gatto: “La sua giovinezza fu inquieta e avventurosa, i suoi studi irregolari e ribelli” (e ci vidi qualcosa di me che mi accomunava al grande poeta corregionale), “i suoi mestieri furono vari e umili” prima di approdare al giornalismo. “Uomo di aperta umanità, nemico di ogni compromesso, dà ai suoi giorni e alle parole il fervore dell’animo, con dura sincerità”. Esatto, era proprio questi il Gatto che avevo conosciuto.
(...)
RECENSIONI