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Heart Muscle - Agneta Falk

Testo a fronte: Si
ISBN: 88-86203-51-9
Collana: Poesia come pane
Pagine: 144
Anno: 2009
Curatore: Raffaella Marzano
Traduttore: Raffaella Marzano

Prezzo: 15.00 €
PREFAZIONE

Per Aggie

Difficile per me scrivere di un poeta. Se poi si tratta di Agneta Falk, mia amica ed anche compagna del caro Jack Hirschman, la cosa si fa ancora più complessa ed emotivamente coinvolgente. Conosco Aggie e Jack da tanti anni, numerosi sono gli eventi ed i readings che ci hanno visti insieme, l’affetto è ormai talmente involto nella familiarità — (la Casa della poesia... “la tavola della nostra famiglia italiana”) — che ciò che apparentemente potrebbe sembrare semplice, lo scrivere a proposito dei versi di una cara amica, diventa straniante e davvero complesso. Se aggiungiamo che non ho alcuna dimestichezza con lo sguardo ed il linguaggio della critica....
Procedo dunque cercando di dissolvermi nella sua scrittura e, come prima considerazione, mi sento sollevato dal fatto che questa stessa mi facilita il percorso grazie alle qualità che già di per sé esprime.

Agneta Falk è svedese di nascita, ma raffinata anglofona di adozione, dunque la prima osservazione fondamentale è sulla sua grande capacità di utilizzare una lingua non originaria. Questa prerogativa l’ha certo aiutata ad affrancarsi da eventuali “questioni della lingua” ed a calarsi in maniera diretta in una scrittura che riesce ad aprire gli occhi sulla vita, e sulla sua realtà più frammentata e sofferente, fino a farcene intravedere spietatamente e consapevolmente tutta l’amarezza.
Ma, pur restando sempre colloquiale e diretta, la sua lingua non s’indebolisce, anzi, l’assenza di giochi formali, enfasi, ermetismi... la rende più acuta e penetrante, sostanziale e inevitabile. Dove ci si potrebbe perdere, ci riporta subito all’essenza con immediatezza ironica o concretezza dolorosa. Ma senza violenza di forzature, cercando sempre una risposta, un forte sostegno di speranza, aggrappata profondamente ad una irriducibile coscienza etica.
Il suo verso, femminile nello sguardo e spesso anche nella sostanza dell’osservazione o dell’affettività ("Le donne come te", "Venduta", "Astrid", "Madge", "Lei"...), è popolato da umanità di emarginati e vittime di cui rivendica ed espone la sofferenza, tutelandoli con un vigile senso di pietà che mostra ad oltranza la dignità anche nelle sue violazioni più estreme (tante facce/sull’orlo delle loro vite/urlano ammutite/dentro me). Solo un’identità così forte ed onesta poteva impugnarne i simboli per agitarli davanti alle nostre coscienze (I morti ci ammoniscono).
Versi di ribellione? Sì, certo, se in questa comprendiamo ciò che anche a noi più sta a cuore, che ci coinvolge senza dubbi: amore e indignazione permanente, senza rassegnazione. Ecco l’amore, accumulato in sedimentazioni interne, che riaffiora sempre diventando linguaggio, ricerca, tensione costante, che emerge e si conforma in dignità ogni volta che ne affronta la mancanza.

È questo paradigma l’elemento che conduce l’esistenza di Aggie. Sia nella sostanza della sua vita pubblica e privata, che dentro le pagine di questo libro, al quale la vita stessa ha chiesto di essere accolta per poter continuare a restare in dialogo.

Un amore perseguito con sensibile accuratezza e ruvida ostinazione, diretto ed impetuoso nell’affrontarne le pulsioni, quanto tenero di pazienza nel progettarne visioni familiari, desideri, passioni. L’amore, che qui sa confrontarsi con l’amore stesso in modo semplice e diretto, chiama la poesia a dire, accogliendo il sentimento e respingendo i sentimentalismi, rifiutando le sublimazioni, cercando sempre il confronto, assumendo il disagio della differenza. Perché è vivo, quindi capace di trasportare la propria complessità e parteciparla all’interiorità di tutti.

In naturale continuità con il suo libro precedente ("It’s not love it’s love"), ora da Aggie Falk abbiamo un altro vero libro sull’amore, accogliente come una spaziosa strada da percorrere, universale e profonda.

Alberto Masala
BIOGRAFIA

Agneta Falk è nata a Stoccolma nel 1946 ed ha vissuto in Inghilterra dal 1969 dove ha insegnato teatro, comunicazione, letteratura e scrittura creativa. È poetessa, artista visuale e curatrice di vari libri. Dal 1992 al 1999 è stata co-direttore di "Word Hoard", impegnandosi nella promozione della scrittura nella comunità e nell'organizzazione di eventi poetici. Negli anni '90 ha avuto l'incarico di scrivere testi sulla costa del Lincolnshire e dello Yorkshire. Il suo lavoro poetico è presente in numerose pubblicazionie ed ha esposto la sua arte visuale in Gran Bretagna e negli Stati Uniti. Divide il suo tempo tra San Francisco, Inghilterra e Italia.
È sposata con il poeta americano Jack Hirschman.
Multimedia Edizioni ha pubblicato nel 2000 il suo bellissimo "It's not love it's love" (edizione italiano-inglese) e nel 2009 il suo nuovo libro "Heart Muscle".
È uno dei poeti fondatori del progetto di Casa della poesia e ha quindi partecipato a molte sue attività e a molti dei suoi readings (Napolipoesia, Sidaja, Il cammino delle comete, Verba Volant, Sarajevo, Lo spirito dei luoghi, Parole di mare, Napolipoesia nel Parco, ecc.)
ESTRATTO

OH ODIO


essere ora
una grigia lastra di cielo
su pioppi italiani
lungo il Rodano
e pensare al ragazzo palestinese
colpito a morte, ai soldati israeliani
fatti a pezzi

chi strappa fa lacrime
chi vince perde
chi perde vince
deliberatamente
senza pensarci
chi posa il corpo
a terra a morire
col nome di Dio sulle labbra

qui si fa una seta
soffice, la sua fluente lunghezza
basta ad avvolgerti
a mummia
ma fra questi pensieri
l’odore d’uno straccio sporco di sangue
ficcato nella gola
di un toro spietato
che soffoca nel suo stesso sangue

la lunga lingua dell’autunno
si arrotola in un silenzio
in cielo un merlo
conficca le sue ali profondamente nel cuore

chi ami di più ad occhi chiusi?
di chi ti fidi di più ad occhi chiusi?
anche questi pensieri mi uccidono
ed ecco di nuovo madre morte
che fa risplendere i suoi denti
oh odio, quanto ti odio
ma sei così facile da amare
così fedele nella tua cecità
tienimi tra le tue braccia spinose
e trafiggimi fino a farmi tanto male

da desiderare di liberarmi
di te
per sempre

e fermare i ragazzi che lanciano pietre più vecchie di loro
agli uomini che dovrebbero sapere ben altro che sparare
a persone più piccole e giovani di loro

impedire loro di diventare mangime
per i big boys che giocano a monopoli
nei saloni di marmo con le vite di altri
di cui non vedranno mai le facce
di cui non stringeranno mai le mani

il momento della verità dunque
quello per cui vivi
quello per cui muori.




QUEEN TRANCILLA


Avvolta negli stracci
sul marciapiedi
di North Beach
dorme
all'aperto
penetranti occhi blu
in un volto bruciato dal tempo
con una voce come
una eco proveniente da un barile
di purissima seta.

È su te che mi chino
per ascoltare
quelle scintille che si liberano
come uccelli selvatici
così semplicemente complesse
così splendide nel loro volo
dal tuo palato.

In qualunque modo
tu rigiri la tua storia
da qualsiasi trono
sul quale ti sei arrampicata
siamo in ginocchio
a un tuo cenno di comando
mentre insegni alle ragazze
come pronunciare Nietzsche.

Ballerina senzatetto
con tutti i simboli
di luce e vento
fai girare un universo
da una pietra di selciato
di puro genio.


LEI


Proprio mentre sto per addormentarmi
una ragazza dall’altra parte del mondo
si alza dal letto e mi sveglia

mentre comincia a preparare una colazione
di pane, cetrioli e olive,

quando ha finito di mangiare
va nel giardino
per innaffiare gli ulivi
e odorare le rose

poi si infila nella sua hijab
si allaccia una cintura esplosiva
sopra i jeans attillati

scompare nella folla
scompare con loro
in una nuvola di polvere

dicono che era una ragazza dolce e gentile
poi c’è il loro silenzio


OH HATE


to be in the moment
a grey slab of a sky
over Italian poplars
along the river Rhone
and thinking about the Palestinian boy
shot to death, the Israeli soldiers
torn to shreds

who tears makes tears
who wins loses
who loses wins
willfully
without thought
who lays his body
down to die
with the name of God on his lips

here silk is made
soft, the flowing lengths of it
enough to make a mummy
out of yourself
but in among these thoughts
the smell of a blood-stained rag
gets stuffed down the throat
of a pitiless bull
choking on his own blood.

the long tongue of autumn
curls to a silence
overhead a black bird
stabs its wings deep in the heart

who do you love most with your eyes closed?
who do you trust most with your eyes closed?
these thoughts kill me also
and here comes mother death again
flashing her teeth
oh hate, how I hate you
but you’re so easy to love
so loyal in your blindness
hold me in your thorny arms
and spike me till it hurts

so hard I want to let go
of you
forever

and stop boys throwing stones older than themselves
at men who should know better than shoot
at people smaller and younger than themselves

stop them becoming fodder
for the big boys who play monopoly
with people’s lives in marbled halls
whose faces they’ll never see
whose hands they’ll never shake

the moment of truth then
the one you live for
the one you die for



QUEEN TRANCILLA


Wrapped in rags
on the sidewalk
in North Beach
sleeping through
the elements
piercing blue eyes
in a weather-burned face
with a voice like
a resonance from a barrel
of finest silk.

It’s you I bend
to listen to
those sparks released
like wild birds
so simply complex
so dazzling in their flight
from your palate.

Whichever way
you turn your story
from whatever throne
you’ve climbed
we’re on our knees
at your twinkle of command
as you advise young girls
how to spell Nietzsche.

Homeless dancer
with all the trappings
of light and wind
spinning a universe
from a paving-stone
of sheer genius.


SHE


Just as I’m about to fall asleep
a young girl on the other side of the world
gets out of the bed and wakes me up

as she begins to prepare a breakfast
of bread, cucumber and olives

when she’s finished eating
she goes into the garden
to water the olive trees
to smell roses

then she slips into her hijab
straps a loaded belt to her waist
above her tight-fitting jeans

disappears into a crowd
disappears with them
in a cloud of dust

they say she was a kind and gentle girl
then there is their silence



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