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12 Arcani - Jack Hirschman

Testo a fronte: Si
ISBN: 88-86203-18-7
Collana: Altre Americhe
Pagine: 188
Anno: 2004
Curatore: Raffaella Marzano, Sergio Iagulli
Traduttore: Raffella Marzano

Prezzo: 15.00 €
PREFAZIONE

Gli Arcani rappresentano, nella vasta produzione poetica di Jack Hirschman, un tassello importante e straordinario, la punta più avanzata della sua ricerca. Si tratta di lunghi componimenti nei quali la sua scrittura si esalta e si libera, nei quali confluiscono i suoi saperi, le sue sensibilità, le sue ossessioni e i suoi amori; essi fondono l’impegno politico e i temi sociali, sempre presenti nella sua poesia, con gli strumenti letterari acquisiti negli anni: la lezione surrealista, la cultura degli ebrei americani con quella yiddish, la scuola beat, la cabala, le invenzioni lessicali e linguistiche, le associazioni mentali; essi miscelano sapientemente la vita di strada con la storia, gli incontri reali o immaginari con la solennità del sacro, l’eros sempre presente nei suoi versi con l’ossessione dell’olocausto e degli orrori del nazismo vecchio e nuovo.

La scrittura degli Arcani accompagna la produzione letteraria di Hirschman da circa 30 anni. In questo momento l’insieme di queste sue opere raggiunge quota 119, un oceano al quale il lettore difficilmente ha accesso per le dimensioni del corpus letterario e l’impossibilità di reperimento dell’opera. Da questo oceano abbiamo estratto dodici Arcani di epoca più recente che ci indicano le strade scelte dal poeta in questi ultimi anni carichi di violenza e di sangue. Essi guardano al mondo e alla storia, agli accadimenti, alle modificazioni del mondo contemporaneo, al declino e all’agonia della civiltà occidentale, al ruolo dei nuovi sistemi di comunicazione nelle lotte del “movimento dei movimenti”, agli orrori delle guerre mai giuste.

I 12 Arcani scelti si sviluppano secondo un ordine cronologico che va dal 1998 al 2004: attraversano la storia di questi ultimi anni (dal Kossovo all’Iraq, passando attraverso l’incan-cellabile, ineludibile, ferita dell’11 settembre) e le vicende personali e poliche dell’autore.

Salutiamo con gioia la pubblicazione in Italia dei nuovi 12 Arcani di Jack Hirschman!
BIOGRAFIA

Jack Hirschman è nato il 13 dicembre 1933 a New York nel Bronx, figlio di Stephen Dannemark Hirschman e Nellie Keller. Mentre frequentava ancora il liceo, comincia a scrivere come reporter per il Bronx Times e il Bronx Press-Review. Tra il 1951 e il 1959 completa gli studi al City College di New York e alla Indian University (con una tesi su Joyce).
Nel 1953 Hirschman invia alcuni suoi racconti a Ernest Hemingway, che vive a Finca Vija a Cuba. Hemingway gli risponde incoraggiandolo a continuare a scrivere e gli suggerisce di leggere Stephen Crane, Guy de Maupassant, Ambrose Bierce, Gustave Flaubert e il primo Tomas Mann. Anni dopo, in seguito alla morte di Hemingway la Associated Press ne diffonde la lettera che viene pubblicata sui giornali di tutto il paese compreso il New York Times, come “Lettera a un giovane scrittore”.
Professore di inglese alla UCLA di Los Angeles dal 1961 al 1966 ha fra i suoi studenti Gary Gach, Steven Kesslerm, Max Schwartz e Jim Morrison. Fra il 1964 e il 1965 grazie a una borsa di studio della UCLA fa il suo primo viaggio in Europa nel quale visita Parigi, la Grecia e l’Inghilterra dove Asa Benveniste, della Trigram Press pubblica "Yod". È l’inizio della tendenza cabalistica nel lavoro di Hirschman che riapparirà nelle decadi successive.
La guerra del Vietnam comincia nel 1965 mentre Hirschman è in Europa. Tornato negli Stati Uniti riprende l’insegnamento alla UCLA e dà vita ad una serie di proteste e manifestazioni contro la guerra. Fra le altre cose comincia ad attribuire la “A” (corrispondente al voto più alto) a tutti gli studenti passibili di arruolamento per aiutarli a sfuggire alla guerra. Per questa attività definita “contro lo Stato” viene licenziato dalla UCLA nel 1966.
Rimane in California stabilendosi a Venice dal 1967 al 1970 dedicando tutto il suo tempo a scrivere, tradurre e dipingere. Inizia una collaborazione con David Meltzer che pubblica nella rivista Tree diverse sue traduzioni cabalistiche.
Nel 1972 traduce e pubblica "Un Arc-en-ciel pour l’Occident chrétien" di René Depestre. L’opera dello scrittore haitiano lo conduce definitivamente al marxismo.
Negli anni 1972-1980, quando ormai vive a North Beach, San Francisco, continua a scrivere e tradurre poesia contemporanea, impara il russo e – dopo un anno di traduzioni quotidiane – prende a scrivere poesie in quella lingua. Questa esperienza prosegue fino al 1987.
Dal 1980 si unisce al Communist Labor Party e lavora come attivista culturale con un gruppo di poeti fra cui Luis Rodriguez, Michael Warr, Kimiko Hahn, Sarah Menefee, Bruno Gullì, fino al volontario scioglimento del gruppo nel 1992.
Dopo un periodo di transizione, nel 1994, diventa membro della League of Revolutionaries for a New America e contribuisce al suo giornale “People’s Tribune”.
Durante gli anni ‘80, dirige "Compages", una rivista internazionale di traduzione di poesia rivoluzionaria. Poeti di tutto il mondo vengono tradotti in americano da un gruppo di poeti e traduttori, e poeti americani vengono a loro volta tradotti in altre lingue. La rivista viene spedita in 50 paesi a gruppi rivoluzionari e ad organizzazioni culturali.
È stato in contatto fin dalla metà degli anni ’50 con i poeti della beat-generation (alla quale è stato a volte associato) dai quali però si differenzia subito proprio per le sue posizioni politiche. Pur amico di Allen Ginsberg, Gregory Corso, Bob Kaufman, Martin Matz e di tutti gli altri poeti beat, dissente da quella che ritiene una rivoluzione “borghese”, fatta di droghe e misticismo orientale, mentre si sente più vicino politicamente e culturalmente ai movimenti radicali afroamericani (Black Panther Party e tra i poeti Amiri Baraka).
Nel 1972 Hirschman comincia a scrivere i suoi poemi lunghi che chiama "Arcanes". Negli ultimi 32 anni ne ha scritti più di 120 per lo più inediti. Negli ultimi anni alcuni di essi sono stati pubblicati dalla rivista "Left Curve" edita e diretta da Csaba Polony. Hirschman descrive gli "Arcanes" come la trasformazione dialettica materialistica di materiali spesso alchemici o mistici. Essi si sforzano di portare avanti il significato spirituale del pensiero e del sentimento dialettico in un senso personale e politico.
Gli "Arcani", anche quando toccano temi personali (come nell’Arcano per suo figlio David, morto a 25 anni per un linfoma nel 1982), hanno sempre a che fare con le trasformazioni politiche e sociali. Negli ultimi anni il suo impegno ci ha dato opere di struttura e coscienza politica e poetica che servono all’anima da baluardo contro l’ondata di caos e fascismo che sta divorando lo spirito umano.
Ha pubblicato più di 100 libri e opuscoli di poesia, e saggi e traduzioni da nove lingue. Fra i suoi libri di poesia più importanti: "A Correspondence of Americans" (Bloomington: Indiana University, 1960), "Black Alephs" (Trigram Books, New York/London, 1969), "Lyripol" (City Lights Books, San Francisco, 1976), "The Bottom Line" (Curbstone Press, Willimantic, 1988), "Endless Threshold" (Curbstone Press, Willimantic, 1992), "Front Lines" (City Lights Books, San Francisco, 2002), "I was Born Murdered" (Sore Dove Press, San Francisco, 2004).
Nella sua intensa opera di traduttore troviamo autori come: Majakovsky, Roque Dalton, Pier Paolo Pasolini, Rocco Scotellaro, Paul Laraque, Paul Celan, Martin Heidegger, Pablo Neruda, René Char, Stéphane Mallarmé, Alexei Kruchenykh, Ismael Ait Djafer, Alberto Masala, Ferruccio Brugnaro. È stato anche curatore e traduttore nel 1965 della prima importante antologia di Antonin Artaud pubblicata negli Stati Uniti da City Lights Books, opera che avrà un’influenza grandissima su molti intellettuali, scrittori, gruppi teatrali (su tutti il Living Theatre). Ha rivelato una sensibilità particolare traducendo e pubblicando diverse poetesse: Sarah Kirsch (Germania), Natasha Belyaeva (Russia), Anna Lombardo e Lucia Lucchesino (Italia), Katerina Gogou (Grecia), Luisa Pasamanik (Argentina), Ambar Past (Mexico).
Il rapporto di Hirschman con l’Italia è di lunga data. La poesia che dà titolo al suo primo libro, "A Correspondence of Americans", fu pubblicata nella rivista "Botteghe Oscure", a Roma nel 1958, due anni prima della sua pubblicazione negli Stati Uniti. Nel 1980 è in Sicilia per la pubblicazione bilingue della sua traduzione di "Yossyph Shyryn" del poeta siciliano, Santo Calì. Nel 1990, una versione italiana del suo libro di poesie militanti, "The Bottom Line", curata da Bruno Gullì, è pubblicata dall’Editoriale Mongolfiera di Bologna con il titolo: "Quello Che Conta". Nel 1992 comincia un tour in Italia, dando origine ad un sodalizio con la Multimedia Edizioni e la Casa della Poesia di Baronissi/Salerno, con il libro "Soglia Infinita", tradotto ancora da Bruno Gullì. Questa collaborazione continua nel 2000 con la pubblicazione della prima raccolta di "Arcani", tradotti da Raffaella Marzano (che ha anche revisionato e dato corpo unico ad altre traduzioni di Anna Lombardo e Mariella Setzu) che ha poi continuato a proporre le opere di Jack Hirschman in Italia, traducendo nel 2004 altri due volumi "12 Arcani" e "Volevo che voi lo sapeste".
Hirschman è stato tra i primi poeti di livello internazionale ad aderire al progetto di Casa della poesia, di cui è uno dei più assidui collaboratori e frequentatori, partecipando a molti dei suoi Incontri internazionali (Salerno, Napoli, Baronissi, Amalfi, Pistoia, Trieste, Sarajevo).
È spesso accompagnato da sua moglie, la poetessa e pittrice anglosvedese Agneta Falk, sposata nel 1999.

Nel 2002 la Before Columbus Foundation attribuisce a Jack Hirschman l’American Book Award for Lifetime Achievement. La motivazione del premio, scritta dal poeta e scrittore, David Meltzer, recita tra l’altro: “Jack Hirschman è una figura incredibilmente presente e tuttavia nascosta nella politica culturale e nella vita della poesia americana. Straordinariamente prolifico – ai più alti livelli dell’impegno artistico e del coinvolgimento attivo – il suo lavoro è generoso, aperto, e profondamente critico. La sua critica non è mai banale o inefficace ma ha immensa profondità. La sua opera maggiore – "Arcani" – si inserisce nella scia dell’epica moderna dei "Cantos" di Pound, di "Paterson" di William Carlos Williams, di "The Maximum Poems" di Charles Olson e delle "Letters To An Imaginary Friend" di Thomas McGrath. Instancabile lavoratore per la giustizia sociale e la libertà artistica. Noi siamo onorati nel dare riconoscimento alla sua opera e alla sua vita, ed egli onora e sfida la nostra opera e le nostre vite.”

Finalmente nel 2006 la città di San Francisco gli ha attribuito il riconoscimento di “poeta laureato” e la Multimedia Edizioni, pubblica in inglese, in un grande volume di 1000 pagine, l’intero corpus degli Arcani con il titolo "The Arcanes". Sempre nel 2006 riceve a Reggio Calabria il Premio "Città dello Stretto".
Il volume "The Arcanes" viene salutato dalla critica e dagli appassionati come un vero e proprio evento editoriale e culturale.
Nel 2007 riceve a Salerno il Premio Alfonso Gatto (sezione internazionale) ed è l'organizzatore in luglio degli Incontri internazionali di poesia di San Francisco.
Nel 2008, riceve la cittadinanza onoraria di Baronissi.

Fa parte del gruppo di poeti fondatori del progetto di Casa della poesia di cui è uno dei più assidui collaboratori.

Negli Stati Uniti ha recentemente pubblicato, in collaborazione con Casa della poesia, il volume "Magma" che raccoglie le sue traduzioni di poesie di Alfonso Gatto.
Jack Hirschman è appena tornato da una straordinaria esperienza di letture in Iraq.

ESTRATTO

L’Arcano Quntzeros


1.

Scagliare una chiave inglese
nella totale
mobilitazione della macchina dell’Impero,

per quelli “sotto un sole che ha
la gola tagliata fin dalla nascita”
un “sole nato in catene
che brilla solo di notte”,
dove i cani mangiano
corpi morti nelle strade,
e le radici sono in cattività,
e il più semplice pane geme
prima ancora di entrare in bocca,
dove la vendetta va mano nella mano
con la desolazione alla Scuola del Suicidio,

entrare in questa stanza con un folto tappeto,
slacciare la cintura dai
tuoi fianchi religiosi;

e con coloro che vogliono assassinare
gli assassini, e coloro che vogliono
assassinare coloro che hanno assassinato gli assassini,
e con la shanda
la ripetuta shanda
e le ceneri di memoria stupita
che all’improvviso esse stesse
piangono i morti nel vento
che soffia attraverso ogni cosa,

sbottonare il tuo sangue
fin giù alla tua anima nuda,
chinarsi, cadere in ginocchio.

O lingua di petrolio fra le cosce
violate dell’Iraq la cui bocca spalancata
è Israele che lecca il culcio del fucile dell’America
mentre la pornofonia
della Palestina stuprata da tutti e tre
risuona attraverso il muro le grida di sborra
e saliva in lascivia mischiata.

Sì, è tutto chiaro ora, tutti qui ora
sono scelti: a faccia in giù o a occhi
serrati nel Razaya Yippale. O spalancati
come bocche intorno alla canna del fucile
che spara proiettili in ogni orifizio
in un’orgia di sborra letale.

O democrazia degenerata,
le tue onde di erba sradicate sono
il mare su cui noi animali impauriti
camminiamo e ci chiniamo e bruchiamo. Ma
non c’è straccio per quel periodo di dodici anni6
nel cuore della tua sete di sangue
né c’è fine ai bulldozer dell’immondizia
con i quali ci hai distrutto, noi che siamo
inoscenati dal tuo nulla,
guardandoci l’un l’altro con
occhi da coglione.

Così per quelli che pregano per la resistenza,
che si armano per la resistenza,
che si uniscono e impegnano i loro corpi
fino alla morte nella resistenza,
noi che non abbiamo mai scavato nella terra
per scoprire le radici
del suicidio che ticchetta
nei nostri orecchi ogni giorno,
noi per i quali la pace è un gioco di parole7
su un’arma o una donna da scopare
e che insistiamo su valori
che il resto del mondo sanguinante
sa che abbiamo già
gettato via –

Eccezionale America!
America l’Eccezione
ora chiede di essere regola
e righello
calato sul palmo aperto del genere umano,

che trionfò sui sovietici
in una masturbazione lunga 36 anni,
comprendente lo stupro del Vietnam,
gli snuff del Guatemala8,
l’ammassarsi di mucchi di denaro
sui comodini di Nicaragua,
El Salvador, Haiti per proteggere
la bordellizzazione di questi tempi.

Impero? Noi siamo la malavita
del mondo, guidati da una banda
di criminali ben vestiti, un Congresso
folle di lucro di codardi la cui
incallita indifferenza e esternazioni
di stronzate per il passaggio di leggi
di estorsione e banalità hanno assicurato
che a un uomo o una donna ci vorrà
tutta la vita per diventare
un semplice essere umano.

Impero davvero!
Tu gigantesca indegnità!
Tu immenso fallimento sul palcoscenico del mondo!

Solo quando, fra appena qualche anno, spaccone,
quel “mostro” (per usare il nome
guerrafondaio con cui già la definisci), ti avrà
sorpassato in ogni campo del progresso
umano e di umanità, e quella gente
sia più vecchia che più giovane di te,
un miliardo, dirà:
“Noi non vogliamo che tu faccia la guerra
mai più da nessuna parte sulla terra.
Se lo farai fermeremo te e le tue
armi di distruzione di massa
senza che si spari neanche un colpo.
Noi siamo la maggioranza. Tu sei un ragazzino indisciplinato.
Vai nell’angolo e impara la lezione” –

allora, America, finalmente sarai libera.
The Quntzeros Arcane


1.

To throw a monkey-wrench
into the total
mobilization of the Empire machine,

for those “under a sun with
its throat cut since birth”
a “sun born in chains
that only shines at night”,
where dogs are eating
dead bodies in the streets,
and roots are captivity,
and the simplest bread groans
before it even enters a mouth,
where revenge goes hand in hand
with desolation to the School of Suicide,

enter this thickly carpeted chamber,
unbuckle your belt from around
your religious waist;

and with those who want to kill
the killers, and those who want
to kill those who have killed the killers,
and with the shanda
the repeated shanda
and the ashes of memory astonished
that suddenly they themselves
are sitting shiveh in the wind
blowing through everything,

unbutton your blood
down to your naked soul,
bend over, drop to your knees.

O tongue of oil between the violated
thighs of Iraq whose open mouth
is Israel licking America’s gun-butt
while the pornophony
of Palestine gangbanged by all three
sounds through the wall the gyzym
and saliva cries in twisted lascivia.

Yes, it’s all clear now, all here now
are chosen: face down or eyes wide
shut in the Razaya Yippale. Or wide
open as mouths around gun-barrels
shooting bullets into every orifice
in an orgy of lethal spunk.

O degenerate democracy,
your uprooted waves of grass are the
sea on which we cowed animals
walk and bend and chew. But
there’s no rag for that 12-year period
at the heart of your thirst for blood
nor an end to the bulldozers of trash
you’ve totaled us with, we who are
smutten with your nothingness,
looking at each other through
asshole eyes.

So for those praying for the resistance,
arming themselves for the resistance,
gathering and committing their bodies
to the death in resistance,
we who’ve never dug into earth
to discover the roots
of the suicide that’s ticking
in our ears every day,
we for whom peace is a pun
on a gun or a woman to screw
and who insist on values
the rest of the bleeding world
knows we’ve already
thrown away –

Exceptional America!
America the Exception
now demanding to be the rule
and the ruler as well
come down on mankind’s open palm,

who beat off the Soviets
in a 36-year masturbation,
including the rape of Vietnam,
the snuffing of Guatemala,
the stacking of wads of dough
on the night-tables of Nicaragua,
El Salvador and Haiti to secure
the brothelization of these days.

Empire? We’re the underworld
of the world, led by a suited-up
gang of mobsters, a lucre-mad
Congress of cowards whose
callous indifference and outpourings
of bilge for the passage of laws of
extortion and trivia have insured
that it will take a man or women
all of his or her life to become
a simple human being.

Empire indeed!
You giant indignity!
You humungous flop on the world’s stage!

Only when, in just a few years, tough guy,
that “monster” (to use your already
war-mongering name for her), will have
overtaken you in every field of human
endeavor and humanity, and that people
both older and younger than you,
a billion strong, will say:
“We don’t want you to make war
anymore anywhere on earth.
If you do we will stop you and your
weapons of mass destruction
without even a shot being fired.
We’re the majority. You’re an unruly child.
Go to the corner and learn your lesson” –

then, America, finally you’ll be free.

RECENSIONI

Jack Hirschman: poeta di confine
Testata:LA GRU-Foglio di Poesia e RealtàData:1/1/2006Autore:Anna Lombardo
Jack Hirschman: poeta di confine

In “Volevo che voi lo sapeste” del poeta statunitense Jack Hirschman appare il volto dell’America sofferente e stretta nella morsa di un sistema che vuole tutto bruciato sull’altare del profitto, attraverso personaggi che egli ha conosciuto: una galleria umana che ripercorre anche stilisticamente momenti della sua vita.
Storie e personaggi vivi e reali (anche quando la morte li ha portati lontano) che respirano freschi e vividi ai suoi occhi e davanti ai nostri: ecco la madre, gli amici (Hemingway, Corso), la moglie, i senzatetto e tanti altri che ci consegnano la testimonianza di questo tempo. Hirschman ci porta dentro quest’altra America, quella che solitamente è esclusa dalle parate nazionali, dalle reclam pubblicitarie, dai film mielosi, con voli poetici dolci e urlati, a tratti ironici e compassionevoli. La sua umanità poetica si fa graffiante anche verso la poesia stessa quando essa non è capace di far muovere, quando si nasconde dietro comode poltrone.
La sua è poesia di confine, di strada, di vita. Gli scatti decisi e a tratti surreali dei versi che si allungano e si accorciano freneticamente in una salita e discesa negli inferi del sistema fa vibrare da dentro le nostre viscere. L’amore scorre anche in queste pagine e si appiccica come miele (meli). Jack indaga, scruta e si muove come una macchina da presa illuminando ogni cosa, ogni foglia d’erba che dal suolo americano si invola ed echeggia in Europa. La sua “visione” è come un faro sempre accesso; i suoi versi invitano ad uscire, ad attraversare quel confine che separa la nostra ratio dal nostro cuore, e riavvicina il nostro senso di giustizia uguale per tutti, della vita degna per tutti.
Il filo rosso della sua poesia, che per molto tempo lo ha escluso dai riflettori dei palazzi (ma egli ama piuttosto il calore naturale del sole che non provoca guerre!), è molto intenso ed è difficile resistergli. Ciò che Hirschman voleva che noi sapessimo ( il titolo è una dichiarazione sia d’amore sia del suo continuo impegno di testimonianza) è chiaro e godibile in questa raccolta poetica (testi dal 1952 al 2004) bilingue che la Multimedia Edizioni di Salerno ha confezionato per una delle voci più sferzanti e significative della poesia americana attuale.
Anche nella raccolta "12 Arcani", sempre della Multimedia Edizioni (2004), Jack non smette di ricordarci la scivolata disastrosa che il nostro tempo ha intrapreso. Il suo occhio attento ma dolente penetra la crudeltà e l’arroganza della guerra nel mondo:dal Kossovo all’Irak, da Genova alle Twin Towers. Hirschman indaga più a fondo, aprendo alla filosofia (in particolare ad Heidegger), accelerando i suoi “intrighi” linguistici e immaginifici e i giochi di parole.
Le continue incursioni nella tradizione yiddish, nella lingua tedesca, nella storia degli ultimi anni dell’Europa (con l’olocausto sempre presente) e dell’America, danno a questi testi, di straordinaria “lucidità visionaria”, una dimensione globale e inglobante (con citazioni toccanti da Pasolini, poeti afghani, e altri). Il mondo così come lo abbiamo organizzato fa paura ( “Paura palbabile,/guerra planetaria,”, L’arcano della guerra) e ci consegna alla morte, ad un futuro che non potrà risolversi in nient’altro che in un “arcaico scavo archeologico”.
Nell’Arcano delle Twins Towers, in particolare, (“La loro distruzione:/sogno di Hitler/”) la tragedia americana si specchia nella tragedia del popolo iracheno; tutta la violenza, l’ingiustizia accumulata negli anni rivela il corto circuito da cui scaturisce l’odio che prepara l’apocalisse del mondo (…”di un pianeta scorpione che si mangia/la coda”).
La corsa istintiva e disperata della figlia Celia verso il luogo del disastro per prestare aiuto (...”o mia/coraggiosa, coraggiosa figlia.”), segnala la consapevolezza dell’assurdità che si va compiendo sui cieli americani.
Il suo grido profetico-poetico ci fa sobbalzare dal sonno incosciente; è un boomerang che avverte che il lutto, se non ci si ferma, sarà grande per tutti.
La generosa poesia di Jack si mescola con il corso e il flusso del “movimento dei movimenti”; ci avverte ma da dentro anche della nuova realtà dei sistemi di comunicazione (…Moto che potrebbe,/sfuggito di mano, …/raccogliersi in un’onda e diventare/ un movimento…/ L’Arcano dell’Etere) e indica una viva speranza anche per quegli “...occhi/dai quali/l’acqua viene estratta/senza fine/dietro questo burqa/…” che “…arderanno liberi e solleveranno/ le loro albe gemelle/ verso il cielo”, L’arcano della Guerra.

Anna Lombardo