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Poesie di due mondi - Margara Russotto

Testo a fronte: No
ISBN:
Collana: Quaderni di Casa della poesia
Pagine: 36
Anno: 2003
Curatore:
Traduttore: Martha L. Canfield - Carmen Mitidieri

Prezzo: 3.00 €
PREFAZIONE

Margara Russotto, poetessa, traduttrice e critico letterario, è nata nel 1946 in Sicilia. Nel 1958 si trasferisce con la famiglia in Venezuela e lo spagnolo diventa la sua prima lingua. Laureata in Teoria Letteraria e Letteratura comparata all’Università di São Paulo (Brasile), ha insegnato all’Universidad Central de Venezuela, all’Instituto del Centro de Estudios Latinoamericanos Rómulo Gallegos. Attualmente è docente alla University of Massachusetts di Amherst, negli Stati Uniti. Ha mantenuto vivi i ricordi dell’infanzia, le tradizioni, la lingua e il dialetto, tutte componenti che arricchiscono e rendono drammatica la sua poesia, nel senso in cui due culture e due lingue possono affrontarsi, essere complementari oppure combattersi all’interno di una sola persona. È forse questo biculturalismo, inscindibile dal bilinguismo, uno degli aspetti più interessanti, anche se non certamente l’unico, della sua poesia.
BIOGRAFIA

Margara Russotto, poetessa, traduttrice e critico letterario, è nata nel 1946 in Sicilia. Nel 1958 si trasferisce con la famiglia in Venezuela e lo spagnolo diventa la sua prima lingua. Laureata in Teoria Letteraria e Letteratura comparata all’Università di São Paulo (Brasile), ha insegnato all’Universidad Central de Venezuela, all’Instituto del Centro de Estudios Latinoamericanos Rómulo Gallegos. Attualmente è docente alla University of Massachusetts di Amherst, negli Stati Uniti. Ha mantenuto vivi i ricordi dell’infanzia, le tradizioni, la lingua e il dialetto, tutte componenti che arricchiscono e rendono drammatica la sua poesia, nel senso in cui due culture e due lingue possono affrontarsi, essere complementari oppure combattersi all’interno di una sola persona. È forse questo biculturalismo, inscindibile dal bilinguismo, uno degli aspetti più interessanti, anche se non certamente l’unico, della sua poesia. Opere pubblicate: "Restos del viaje" (1979); "Brasa" (1980); "Viola d’amore" (1986); "Épica mínima" (1994); "Música de pobres y otros estudios de literatura brasileña" (1989); "Arcaísmo y modernidad en José Lins do Rego" (1990); "Tópicos de retórica femenina" (1993), "Dispersión y Permanencia: Lecturas Latinoamericanas" (2002), "El diario íntimo de Sor Juana" (Poemas apócrifos), (2002). In italiano esiste una breve antologia, "Poesie di due mondi" (Multimedia, Salerno, 1995 e 2003), pubblicata in occasione dei suoi viaggi in Italia.
È stata ospite di Casa della poesia nel 1995 e nel 2003.
ESTRATTO

Padre, allontana da me questo calice, padre

Ho visto tanti disastri.
Tanti orrori ho visto.
Montagne che schiacciavano case
proprio all’ora di cena ho visto
in Messico.

Acque straripanti/te
che ingoiavano paesi interi
sulla costa selvaggia e esasperata dei Caraibi.

Mia madre
vidi
atrocemente la vidi
a metà della sua agonia.

Molte teste blu
ho visto rotolare
sull’asfalto squarciato
delle mie città.

Ed ora questa stupida guerra
invisibile
religiosa
galattica
atea
sorniona.

Ed ora
la vista insopportabile di quel cane
in un terreno desolato di Caracas:
la banale crudeltà delle zampe
già legate
e le cavità degli occhi
vuoti.

Non è la stessa storia
però è la stessa storia.
Non è la stessa storia
questa Medea che minaccia di immolarsi
con i suoi figli.
Una torcia in una mano
e una latta di cherosene nell’altra
in mezzo alla piazza San Marcos
di Lima.

No, non è lo stesso.
non può essere quello che si dice lo stesso
lostesso lostesso lostesso
che i ciechi indovini invocavano
nei deserti della preistoria.
Padre, aparta de mí ese cáliz, padre

He visto tantos desastres.
Tantos horrores he visto.
Montañas aplastando casas
justo a la hora de la cena he visto
en México.

Aguas desbordadas
tragándose pueblos enteros
en la costa brava y exasperada del Caribe.

A mi madre
la ví
atrozmente la ví
en mitad de su agonía.

Muchas cabezas azules
he visto rodando
por el asfalto cuarteado
de mis ciudades.

Y ahora esta estúpida guerra
invisible
religiosa
galáctica
atea
socarrona.

Y ahora
la visión insoportable de aquel perro
en un baldío caraqueño:
la banal crueldad de las patas previamente amarradas
y las cuencas de los ojos
vacíos.
No es la misma historia
pero es la misma historia.

No es la misma historia
esta Medea que amenaza inmolarse
con sus hijos.
Antorcha en la mano
y una lata de kerosén en la otra
en medio de la plaza San Marcos
de Lima.

No, no es lo mismo.
No puede ser eso que se dice lo mismo
lomismo lomismo lomismo
que los ciegos adivinos clamaban
en los desiertos de la prehistoria.
RECENSIONI