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Arcani - Jack Hirschman

Testo a fronte: Si
ISBN: 88-86203-28-4
Collana: Altre Americhe
Pagine: 136
Anno: 1999
Curatore: Raffaella Marzano
Traduttore: Anna Lombardo - Mariella Setzu - Raffaella Marzano

Prezzo: 12.50 €
PREFAZIONE

Gli Arcani rappresentano, nella vasta produzione di Jack Hirschman, un tassello importante e straordinario, la punta più avanzata della sua ricerca. Si tratta di componimenti lunghi che fondono l'impegno politico e i temi sociali, sempre presenti nella sua poesia, con la tradizione della cabala, procedimenti di scrittura surrealista, associazioni mentali.
Sono poemi di morte e d'agonia della civiltà contemporanea ai quali però Hirschman riesce a dare sempre un segno di speranza, fiducioso com'è nella politica e nell'organizzazione. Gli arcani scelti si sviluppano secondo un ordine cronologico dal 1983 al 1998. Spesso prendono il via da commemorazioni (la morte del figlio David, del padre Shupsl, dei poeti Bob Kaufman, Allen Ginsberg, Pasolini) o da "occasioni" (la rivolta di Los Angeles, la guerra del Golfo, le chiese nere bruciate, ma anche un amore che finisce ed uno nuovo che nasce), ed esplodono in frammenti di ricerca poetica nei quali emergono i temi e le immagini preferite del poeta, che miscela sapientemente la realtà con il metafisico, l'attualità con la memoria del passato. Recupera Hirschman, questa volta senza paura e senza vergogna, la sua vastissima conoscenza, i suoi riferimenti culturali e la straordinaria capacità di scrittura: la cabala, la cultura yddish, il surrealismo, le invenzioni lessicali e linguistiche, la solennità del sacro, l'eros sempre presente nei suoi versi, l'ossesione delle terribili immagini dell'olocausto e degli orrori del nazismo vecchio e nuovo. I volti di david, Allen, Shupsl, Pasolini, Kaufman, sembrano sovrapporsi e confondersi, incontrarsi e scontrarsi, il dolore personale e quello "politico" confluiscono in una straoordinaria poesia in cui la compassione, la pietas, raggiunge le vette più alte.
BIOGRAFIA

Jack Hirschman è nato il 13 dicembre 1933 a New York nel Bronx, figlio di Stephen Dannemark Hirschman e Nellie Keller. Mentre frequentava ancora il liceo, comincia a scrivere come reporter per il Bronx Times e il Bronx Press-Review. Tra il 1951 e il 1959 completa gli studi al City College di New York e alla Indian University (con una tesi su Joyce).
Nel 1953 Hirschman invia alcuni suoi racconti a Ernest Hemingway, che vive a Finca Vija a Cuba. Hemingway gli risponde incoraggiandolo a continuare a scrivere e gli suggerisce di leggere Stephen Crane, Guy de Maupassant, Ambrose Bierce, Gustave Flaubert e il primo Tomas Mann. Anni dopo, in seguito alla morte di Hemingway la Associated Press ne diffonde la lettera che viene pubblicata sui giornali di tutto il paese compreso il New York Times, come “Lettera a un giovane scrittore”.
Professore di inglese alla UCLA di Los Angeles dal 1961 al 1966 ha fra i suoi studenti Gary Gach, Steven Kesslerm, Max Schwartz e Jim Morrison. Fra il 1964 e il 1965 grazie a una borsa di studio della UCLA fa il suo primo viaggio in Europa nel quale visita Parigi, la Grecia e l’Inghilterra dove Asa Benveniste, della Trigram Press pubblica "Yod". È l’inizio della tendenza cabalistica nel lavoro di Hirschman che riapparirà nelle decadi successive.
La guerra del Vietnam comincia nel 1965 mentre Hirschman è in Europa. Tornato negli Stati Uniti riprende l’insegnamento alla UCLA e dà vita ad una serie di proteste e manifestazioni contro la guerra. Fra le altre cose comincia ad attribuire la “A” (corrispondente al voto più alto) a tutti gli studenti passibili di arruolamento per aiutarli a sfuggire alla guerra. Per questa attività definita “contro lo Stato” viene licenziato dalla UCLA nel 1966.
Rimane in California stabilendosi a Venice dal 1967 al 1970 dedicando tutto il suo tempo a scrivere, tradurre e dipingere. Inizia una collaborazione con David Meltzer che pubblica nella rivista Tree diverse sue traduzioni cabalistiche.
Nel 1972 traduce e pubblica "Un Arc-en-ciel pour l’Occident chrétien" di René Depestre. L’opera dello scrittore haitiano lo conduce definitivamente al marxismo.
Negli anni 1972-1980, quando ormai vive a North Beach, San Francisco, continua a scrivere e tradurre poesia contemporanea, impara il russo e – dopo un anno di traduzioni quotidiane – prende a scrivere poesie in quella lingua. Questa esperienza prosegue fino al 1987.
Dal 1980 si unisce al Communist Labor Party e lavora come attivista culturale con un gruppo di poeti fra cui Luis Rodriguez, Michael Warr, Kimiko Hahn, Sarah Menefee, Bruno Gullì, fino al volontario scioglimento del gruppo nel 1992.
Dopo un periodo di transizione, nel 1994, diventa membro della League of Revolutionaries for a New America e contribuisce al suo giornale “People’s Tribune”.
Durante gli anni ‘80, dirige "Compages", una rivista internazionale di traduzione di poesia rivoluzionaria. Poeti di tutto il mondo vengono tradotti in americano da un gruppo di poeti e traduttori, e poeti americani vengono a loro volta tradotti in altre lingue. La rivista viene spedita in 50 paesi a gruppi rivoluzionari e ad organizzazioni culturali.
È stato in contatto fin dalla metà degli anni ’50 con i poeti della beat-generation (alla quale è stato a volte associato) dai quali però si differenzia subito proprio per le sue posizioni politiche. Pur amico di Allen Ginsberg, Gregory Corso, Bob Kaufman, Martin Matz e di tutti gli altri poeti beat, dissente da quella che ritiene una rivoluzione “borghese”, fatta di droghe e misticismo orientale, mentre si sente più vicino politicamente e culturalmente ai movimenti radicali afroamericani (Black Panther Party e tra i poeti Amiri Baraka).
Nel 1972 Hirschman comincia a scrivere i suoi poemi lunghi che chiama "Arcanes". Negli ultimi 32 anni ne ha scritti più di 120 per lo più inediti. Negli ultimi anni alcuni di essi sono stati pubblicati dalla rivista "Left Curve" edita e diretta da Csaba Polony. Hirschman descrive gli "Arcanes" come la trasformazione dialettica materialistica di materiali spesso alchemici o mistici. Essi si sforzano di portare avanti il significato spirituale del pensiero e del sentimento dialettico in un senso personale e politico.
Gli "Arcani", anche quando toccano temi personali (come nell’Arcano per suo figlio David, morto a 25 anni per un linfoma nel 1982), hanno sempre a che fare con le trasformazioni politiche e sociali. Negli ultimi anni il suo impegno ci ha dato opere di struttura e coscienza politica e poetica che servono all’anima da baluardo contro l’ondata di caos e fascismo che sta divorando lo spirito umano.
Ha pubblicato più di 100 libri e opuscoli di poesia, e saggi e traduzioni da nove lingue. Fra i suoi libri di poesia più importanti: "A Correspondence of Americans" (Bloomington: Indiana University, 1960), "Black Alephs" (Trigram Books, New York/London, 1969), "Lyripol" (City Lights Books, San Francisco, 1976), "The Bottom Line" (Curbstone Press, Willimantic, 1988), "Endless Threshold" (Curbstone Press, Willimantic, 1992), "Front Lines" (City Lights Books, San Francisco, 2002), "I was Born Murdered" (Sore Dove Press, San Francisco, 2004).
Nella sua intensa opera di traduttore troviamo autori come: Majakovsky, Roque Dalton, Pier Paolo Pasolini, Rocco Scotellaro, Paul Laraque, Paul Celan, Martin Heidegger, Pablo Neruda, René Char, Stéphane Mallarmé, Alexei Kruchenykh, Ismael Ait Djafer, Alberto Masala, Ferruccio Brugnaro. È stato anche curatore e traduttore nel 1965 della prima importante antologia di Antonin Artaud pubblicata negli Stati Uniti da City Lights Books, opera che avrà un’influenza grandissima su molti intellettuali, scrittori, gruppi teatrali (su tutti il Living Theatre). Ha rivelato una sensibilità particolare traducendo e pubblicando diverse poetesse: Sarah Kirsch (Germania), Natasha Belyaeva (Russia), Anna Lombardo e Lucia Lucchesino (Italia), Katerina Gogou (Grecia), Luisa Pasamanik (Argentina), Ambar Past (Mexico).
Il rapporto di Hirschman con l’Italia è di lunga data. La poesia che dà titolo al suo primo libro, "A Correspondence of Americans", fu pubblicata nella rivista "Botteghe Oscure", a Roma nel 1958, due anni prima della sua pubblicazione negli Stati Uniti. Nel 1980 è in Sicilia per la pubblicazione bilingue della sua traduzione di "Yossyph Shyryn" del poeta siciliano, Santo Calì. Nel 1990, una versione italiana del suo libro di poesie militanti, "The Bottom Line", curata da Bruno Gullì, è pubblicata dall’Editoriale Mongolfiera di Bologna con il titolo: "Quello Che Conta". Nel 1992 comincia un tour in Italia, dando origine ad un sodalizio con la Multimedia Edizioni e la Casa della Poesia di Baronissi/Salerno, con il libro "Soglia Infinita", tradotto ancora da Bruno Gullì. Questa collaborazione continua nel 2000 con la pubblicazione della prima raccolta di "Arcani", tradotti da Raffaella Marzano (che ha anche revisionato e dato corpo unico ad altre traduzioni di Anna Lombardo e Mariella Setzu) che ha poi continuato a proporre le opere di Jack Hirschman in Italia, traducendo nel 2004 altri due volumi "12 Arcani" e "Volevo che voi lo sapeste".
Hirschman è stato tra i primi poeti di livello internazionale ad aderire al progetto di Casa della poesia, di cui è uno dei più assidui collaboratori e frequentatori, partecipando a molti dei suoi Incontri internazionali (Salerno, Napoli, Baronissi, Amalfi, Pistoia, Trieste, Sarajevo).
È spesso accompagnato da sua moglie, la poetessa e pittrice anglosvedese Agneta Falk, sposata nel 1999.

Nel 2002 la Before Columbus Foundation attribuisce a Jack Hirschman l’American Book Award for Lifetime Achievement. La motivazione del premio, scritta dal poeta e scrittore, David Meltzer, recita tra l’altro: “Jack Hirschman è una figura incredibilmente presente e tuttavia nascosta nella politica culturale e nella vita della poesia americana. Straordinariamente prolifico – ai più alti livelli dell’impegno artistico e del coinvolgimento attivo – il suo lavoro è generoso, aperto, e profondamente critico. La sua critica non è mai banale o inefficace ma ha immensa profondità. La sua opera maggiore – "Arcani" – si inserisce nella scia dell’epica moderna dei "Cantos" di Pound, di "Paterson" di William Carlos Williams, di "The Maximum Poems" di Charles Olson e delle "Letters To An Imaginary Friend" di Thomas McGrath. Instancabile lavoratore per la giustizia sociale e la libertà artistica. Noi siamo onorati nel dare riconoscimento alla sua opera e alla sua vita, ed egli onora e sfida la nostra opera e le nostre vite.”

Finalmente nel 2006 la città di San Francisco gli ha attribuito il riconoscimento di “poeta laureato” e la Multimedia Edizioni, pubblica in inglese, in un grande volume di 1000 pagine, l’intero corpus degli Arcani con il titolo "The Arcanes". Sempre nel 2006 riceve a Reggio Calabria il Premio "Città dello Stretto".
Il volume "The Arcanes" viene salutato dalla critica e dagli appassionati come un vero e proprio evento editoriale e culturale.
Nel 2007 riceve a Salerno il Premio Alfonso Gatto (sezione internazionale) ed è l'organizzatore in luglio degli Incontri internazionali di poesia di San Francisco.
Nel 2008, riceve la cittadinanza onoraria di Baronissi.

Fa parte del gruppo di poeti fondatori del progetto di Casa della poesia di cui è uno dei più assidui collaboratori.

Con Casa della poesia sta lavorando alla traduzione e pubblicazione negli Stati Uniti di una raccolta di poesia di Alfonso Gatto.

ESTRATTO

L'ARCANO DI BOB KAUFMAN

Radice di nero, radice di ebreo,
in un mondo Rosso, tu
la cui testa è stata pelle di tamburo
per i manganelli dei Maiali e i bastoni dei Sicari
che recitavano il loro numero della guerra fredda - Dirty Commie!-
sulle tue tempie...

radice della protesta del sud
e del grido del nord, tu
le cui orecchie riempirono
di sirene (e non quelle del mare),
il cui cervello cercarono di lavare riportandolo
a tempi antebellum o
impiccarono in un qualche Bellevue
di elettrochock
perché rifiutasti di non cantare
la madrepatria sovietica,
Sinferopol e le fattorie collettive,
perché quando Robeson fu lapidato
e gli Yankee gongolarono,
quando i Rosenberg furono arrostiti
e gli Yankee applaudirono
tu stavi organizzando i minatori nel Sud
per la Rivoluzione
ed è per questo che gli Yankee bussarono
alle porte di dietro delle tue ginocchia
e ti buttarono a terra
come una balla di cotone nero
e non c'era alcuna difesa, allora,
il Partito fuggiva spaventato
e il Negro stava ancora spargendo melassa
e si mangiava le mani;
così gli Yankee ti picchiarono e ti picchiarono ancora
e "a volte i colpi sono così forti -
non so!" come gridava
il messaggero nero di Vallejo,
ed è questa la verità del Beat,
il dolore dei calci fascisti nelle costole,
il dolore delle braccia torte dai delatori
del Quinto Emendamento,
e come tu ti alzasti soffrendo in bellezza,
finisti di essere un pigmeo preso a calci
con una fiammante poesia nera
"dura come jazz, scintillante"
per la tragica incandescenza
degli assassinii del volto della Nazione
e fondesti
le sue fameliche povertà
le sue contraddizioni di brividi da vino a buon mercato agli angoli delle strade
le sue dialettiche di cristallo e bombe
i suoi tappeti e le Pantere
la sua malattia elite beat carne e mangiata piedi-in-bocca
le sue estorsioni e corruzioni splashdown
il suo stato attuale e i suoi stupidi video
con la tua feroce gentilezza,
il tuo patchwork di poesie che ha sempre protetto le nostre orecchie morse dalla guerra,
i tuoi borbottii freak e le ferite aperte di vibrazioni di catodi e Bemsha's tune,
il tuo vino a scrocco e gli orgasmi di moccio che hanno sempre disgustato i borghesi,
il tuo tenerti in disparte le vigorose strette di mani,
il segno della vittoria delle tue palme rivolte verso l'alto,
quegli occhi in cui il sorriso sorgeva sempre,
le tue elastiche esclamazioni saltellanti e gli avanti che rimbalzano,
il tuo amore numerico per l'8610
(O Sequoia nera su queste strade Cherokee di Parker
e il sentiero delle lacrime di Eileen,
O energia che venne dalla spinta dell'amore per Lynne!)
il tuo fumare marijuana appoggiato a un muro di un vicolo di Chinatown,
la tua testa che si muove su e giù mentre legge e crea un bop segreto
e contemporaneamente cabala,
il tuo vagabondare nel tenderloin e le cadute e il coma,
la tua figura solitaria alla finestra dell'hotel
mentre fissa giù verso North Beach
che ti ha sempre rispettato
come la migliore tazza di caffè in America
venerando la sua bocca più preziosa


O cuore della strada
ecco una sfumatura di marrone e una riflessione
nella vita di vino e rumore
in cui l'intero albatros
intorno al collo di un uomo scompare
ed egli resta eternamente giovane e trasparente -

O cuore della strada
quelle canzoni che cantammo insieme
si sollevano dalle tue poesie
come tu ti sollevasti dai bassifondi
con una giusta e brillante alfabetizzazione
riempiendo le dita votanti del Sud ora
con l'egemonia del lavoratore nero,
sollevando fasci di grano sulle
spalle di una giovane Haiti,
e nutrendo la bocca che si inaridisce
di questo paese che muore sfruttato dai padroni
acqua fresca dall'idrante
che hai portato sotto il braccio attraverso l'inferno
suonandolo come un bongo
tuonando un izobongo
affinchè tutti si alzassero al ritmo
dell'anima senza suono
ed essere note
dell'infinito
arcobaleno verso l'Internazionale

Traduzione di Raffaella Marzano
THE KAUFMAN ARCANE

Root of black, root of jew,
in a Red world, you
whose skull had been a drumskin
for nightsticks of Pig and billyclubs of Goon
playing their coldwar number - Dirty Commie! -
on your temples...
root of southern protest
and the northern cry, you
whose ears they stuffed
with sirens (and not the watery kind),
whose brains they tried backwashing
to antebellum times or else
strung them up in some Bellevue
of shockwire
because you refused not singing
the soviet motherland,
Sinferopol and collective farms,
because when Robeson was stoned
and Yankee gloated,
when the Rosenbergs were fried
and Yankee applauded
you were organizing miners in the south
for Revolution
and that's why Yankee knocked in
the backdoor of your knees
and flung you to the ground
like a bale of nigger cotton
and there was no defense, then,
the Party was running scared
and Negro was still spreading molasses
and eating its own hand;
so Yankee beat you and beat you again
and "sometimes the blows are so heavy -
I don't know!" as Vallejo's black
messenger cried,
and that is the truth of Beat,
the pain fascist kicks sent through your ribs,
the pain of the armtwists by finks
of the Fifth Amendement,
and how you rose up suffering in beauty,
finished being a kigmy,
with a flaming black poetry
"hard as jazz, glowing"
from the tragic incandescence
of the assassinations of the Nation's face
and fused
its ravenous poverties
its contradictions of streetcorner shivers of tokay
its dialectics of crystal and bombs
its shags and Panthers
its beat elite meat'n eaten feet-in-the-mouth disease
its splashdown extortions and briberies
its steadystate idiot tapes
with your ferocious gentility,
your patchwork of poems ever quilting our warbitten ears,
your frinks mumbles and open wounds of vibrations of cathodes and Bemsha's tune,
your wine-scrounges and orgasms of snot ever revulsing the
boujies,
your low profile straight-from-the-hip Fives, the outpetaling
victory gesture of your palms,
those eyes where your smile always rose to,
your rubberbanded upjumping exclamations and ricochetting ungebung red-ons,
your numerical love for 86
(O black Sequoyah on these Cherokee streets of Parker
and the trail of tears of Eileen,
O push that came to the shove of the love for Lynne!)
your tokes of shmoogadoo leaning against a wall of Chinatown
alley,
your head bobbing up and down reading and creating a secret bop
kabbala at the same time,
your tenderloin wanders tumbles and coma,
your lonely figure at a hotel window
staring down at North Beach
which always looked up to you
like the best cup of coffee in America
looking up to its most precious mouth

O Stretheart
there's a tan point and a brown study
in the life of wine and noise
where the entire albatross
round the neck of a man falls away
and he stands eternally young and clear -

O streetheart
those songs we sang together
are rising from your poems
the way you rose from the gutter
with a righteous brilliant literacy
filling the voting fingers of the South now
with blackworker hegemony,
lifting threshfolds of wheat onto
the shoulders of young Haiti,
and feeding the drying mouth
of this gentrified-dying village
freshwater from the hydrant
you've carried under your arm through hell
playing it like a bongo
thundering out an izobongo
for all to rise to the rhythm
of sound's free soul
and be notes
of the never-ending
rainbow the the Internationale

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