1 - Qualcuno ha ...€22.00
TOTALE€ 22.00
Arcani - Jack Hirschman

Testo a fronte: Si
ISBN: 88-86203-28-4
Collana: Altre Americhe
Pagine: 136
Anno: 1999
Curatore: Raffaella Marzano
Traduttore: Anna Lombardo - Mariella Setzu - Raffaella Marzano

Prezzo: 12.50 €
PREFAZIONE

Gli Arcani rappresentano, nella vasta produzione di Jack Hirschman, un tassello importante e straordinario, la punta più avanzata della sua ricerca. Si tratta di componimenti lunghi che fondono l'impegno politico e i temi sociali, sempre presenti nella sua poesia, con la tradizione della cabala, procedimenti di scrittura surrealista, associazioni mentali.
Sono poemi di morte e d'agonia della civiltà contemporanea ai quali però Hirschman riesce a dare sempre un segno di speranza, fiducioso com'è nella politica e nell'organizzazione. Gli arcani scelti si sviluppano secondo un ordine cronologico dal 1983 al 1998. Spesso prendono il via da commemorazioni (la morte del figlio David, del padre Shupsl, dei poeti Bob Kaufman, Allen Ginsberg, Pasolini) o da "occasioni" (la rivolta di Los Angeles, la guerra del Golfo, le chiese nere bruciate, ma anche un amore che finisce ed uno nuovo che nasce), ed esplodono in frammenti di ricerca poetica nei quali emergono i temi e le immagini preferite del poeta, che miscela sapientemente la realtà con il metafisico, l'attualità con la memoria del passato. Recupera Hirschman, questa volta senza paura e senza vergogna, la sua vastissima conoscenza, i suoi riferimenti culturali e la straordinaria capacità di scrittura: la cabala, la cultura yddish, il surrealismo, le invenzioni lessicali e linguistiche, la solennità del sacro, l'eros sempre presente nei suoi versi, l'ossesione delle terribili immagini dell'olocausto e degli orrori del nazismo vecchio e nuovo. I volti di david, Allen, Shupsl, Pasolini, Kaufman, sembrano sovrapporsi e confondersi, incontrarsi e scontrarsi, il dolore personale e quello "politico" confluiscono in una straoordinaria poesia in cui la compassione, la pietas, raggiunge le vette più alte.
BIOGRAFIA

Jack Hirschman è nato il 13 dicembre 1933 a New York nel Bronx, figlio di Stephen Dannemark Hirschman e Nellie Keller. Mentre frequentava ancora il liceo, comincia a scrivere come reporter per il Bronx Times e il Bronx Press-Review. Tra il 1951 e il 1959 completa gli studi al City College di New York e alla Indian University (con una tesi su Joyce).
Nel 1953 Hirschman invia alcuni suoi racconti a Ernest Hemingway, che vive a Finca Vija a Cuba. Hemingway gli risponde incoraggiandolo a continuare a scrivere e gli suggerisce di leggere Stephen Crane, Guy de Maupassant, Ambrose Bierce, Gustave Flaubert e il primo Tomas Mann. Anni dopo, in seguito alla morte di Hemingway la Associated Press ne diffonde la lettera che viene pubblicata sui giornali di tutto il paese compreso il New York Times, come “Lettera a un giovane scrittore”.
Professore di inglese alla UCLA di Los Angeles dal 1961 al 1966 ha fra i suoi studenti Gary Gach, Steven Kesslerm, Max Schwartz e Jim Morrison. Fra il 1964 e il 1965 grazie a una borsa di studio della UCLA fa il suo primo viaggio in Europa nel quale visita Parigi, la Grecia e l’Inghilterra dove Asa Benveniste, della Trigram Press pubblica "Yod". È l’inizio della tendenza cabalistica nel lavoro di Hirschman che riapparirà nelle decadi successive.
La guerra del Vietnam comincia nel 1965 mentre Hirschman è in Europa. Tornato negli Stati Uniti riprende l’insegnamento alla UCLA e dà vita ad una serie di proteste e manifestazioni contro la guerra. Fra le altre cose comincia ad attribuire la “A” (corrispondente al voto più alto) a tutti gli studenti passibili di arruolamento per aiutarli a sfuggire alla guerra. Per questa attività definita “contro lo Stato” viene licenziato dalla UCLA nel 1966.
Rimane in California stabilendosi a Venice dal 1967 al 1970 dedicando tutto il suo tempo a scrivere, tradurre e dipingere. Inizia una collaborazione con David Meltzer che pubblica nella rivista Tree diverse sue traduzioni cabalistiche.
Nel 1972 traduce e pubblica "Un Arc-en-ciel pour l’Occident chrétien" di René Depestre. L’opera dello scrittore haitiano lo conduce definitivamente al marxismo.
Negli anni 1972-1980, quando ormai vive a North Beach, San Francisco, continua a scrivere e tradurre poesia contemporanea, impara il russo e – dopo un anno di traduzioni quotidiane – prende a scrivere poesie in quella lingua. Questa esperienza prosegue fino al 1987.
Dal 1980 si unisce al Communist Labor Party e lavora come attivista culturale con un gruppo di poeti fra cui Luis Rodriguez, Michael Warr, Kimiko Hahn, Sarah Menefee, Bruno Gullì, fino al volontario scioglimento del gruppo nel 1992.
Dopo un periodo di transizione, nel 1994, diventa membro della League of Revolutionaries for a New America e contribuisce al suo giornale “People’s Tribune”.
Durante gli anni ‘80, dirige "Compages", una rivista internazionale di traduzione di poesia rivoluzionaria. Poeti di tutto il mondo vengono tradotti in americano da un gruppo di poeti e traduttori, e poeti americani vengono a loro volta tradotti in altre lingue. La rivista viene spedita in 50 paesi a gruppi rivoluzionari e ad organizzazioni culturali.
È stato in contatto fin dalla metà degli anni ’50 con i poeti della beat-generation (alla quale è stato a volte associato) dai quali però si differenzia subito proprio per le sue posizioni politiche. Pur amico di Allen Ginsberg, Gregory Corso, Bob Kaufman, Martin Matz e di tutti gli altri poeti beat, dissente da quella che ritiene una rivoluzione “borghese”, fatta di droghe e misticismo orientale, mentre si sente più vicino politicamente e culturalmente ai movimenti radicali afroamericani (Black Panther Party e tra i poeti Amiri Baraka).
Nel 1972 Hirschman comincia a scrivere i suoi poemi lunghi che chiama "Arcanes". Negli ultimi 32 anni ne ha scritti più di 120 per lo più inediti. Negli ultimi anni alcuni di essi sono stati pubblicati dalla rivista "Left Curve" edita e diretta da Csaba Polony. Hirschman descrive gli "Arcanes" come la trasformazione dialettica materialistica di materiali spesso alchemici o mistici. Essi si sforzano di portare avanti il significato spirituale del pensiero e del sentimento dialettico in un senso personale e politico.
Gli "Arcani", anche quando toccano temi personali (come nell’Arcano per suo figlio David, morto a 25 anni per un linfoma nel 1982), hanno sempre a che fare con le trasformazioni politiche e sociali. Negli ultimi anni il suo impegno ci ha dato opere di struttura e coscienza politica e poetica che servono all’anima da baluardo contro l’ondata di caos e fascismo che sta divorando lo spirito umano.
Ha pubblicato più di 100 libri e opuscoli di poesia, e saggi e traduzioni da nove lingue. Fra i suoi libri di poesia più importanti: "A Correspondence of Americans" (Bloomington: Indiana University, 1960), "Black Alephs" (Trigram Books, New York/London, 1969), "Lyripol" (City Lights Books, San Francisco, 1976), "The Bottom Line" (Curbstone Press, Willimantic, 1988), "Endless Threshold" (Curbstone Press, Willimantic, 1992), "Front Lines" (City Lights Books, San Francisco, 2002), "I was Born Murdered" (Sore Dove Press, San Francisco, 2004).
Nella sua intensa opera di traduttore troviamo autori come: Majakovsky, Roque Dalton, Pier Paolo Pasolini, Rocco Scotellaro, Paul Laraque, Paul Celan, Martin Heidegger, Pablo Neruda, René Char, Stéphane Mallarmé, Alexei Kruchenykh, Ismael Ait Djafer, Alberto Masala, Ferruccio Brugnaro. È stato anche curatore e traduttore nel 1965 della prima importante antologia di Antonin Artaud pubblicata negli Stati Uniti da City Lights Books, opera che avrà un’influenza grandissima su molti intellettuali, scrittori, gruppi teatrali (su tutti il Living Theatre). Ha rivelato una sensibilità particolare traducendo e pubblicando diverse poetesse: Sarah Kirsch (Germania), Natasha Belyaeva (Russia), Anna Lombardo e Lucia Lucchesino (Italia), Katerina Gogou (Grecia), Luisa Pasamanik (Argentina), Ambar Past (Mexico).
Il rapporto di Hirschman con l’Italia è di lunga data. La poesia che dà titolo al suo primo libro, "A Correspondence of Americans", fu pubblicata nella rivista "Botteghe Oscure", a Roma nel 1958, due anni prima della sua pubblicazione negli Stati Uniti. Nel 1980 è in Sicilia per la pubblicazione bilingue della sua traduzione di "Yossyph Shyryn" del poeta siciliano, Santo Calì. Nel 1990, una versione italiana del suo libro di poesie militanti, "The Bottom Line", curata da Bruno Gullì, è pubblicata dall’Editoriale Mongolfiera di Bologna con il titolo: "Quello Che Conta". Nel 1992 comincia un tour in Italia, dando origine ad un sodalizio con la Multimedia Edizioni e la Casa della Poesia di Baronissi/Salerno, con il libro "Soglia Infinita", tradotto ancora da Bruno Gullì. Questa collaborazione continua nel 2000 con la pubblicazione della prima raccolta di "Arcani", tradotti da Raffaella Marzano (che ha anche revisionato e dato corpo unico ad altre traduzioni di Anna Lombardo e Mariella Setzu) che ha poi continuato a proporre le opere di Jack Hirschman in Italia, traducendo nel 2004 altri due volumi "12 Arcani" e "Volevo che voi lo sapeste".
Hirschman è stato tra i primi poeti di livello internazionale ad aderire al progetto di Casa della poesia, di cui è uno dei più assidui collaboratori e frequentatori, partecipando a molti dei suoi Incontri internazionali (Salerno, Napoli, Baronissi, Amalfi, Pistoia, Trieste, Sarajevo).
È spesso accompagnato da sua moglie, la poetessa e pittrice anglosvedese Agneta Falk, sposata nel 1999.

Nel 2002 la Before Columbus Foundation attribuisce a Jack Hirschman l’American Book Award for Lifetime Achievement. La motivazione del premio, scritta dal poeta e scrittore, David Meltzer, recita tra l’altro: “Jack Hirschman è una figura incredibilmente presente e tuttavia nascosta nella politica culturale e nella vita della poesia americana. Straordinariamente prolifico – ai più alti livelli dell’impegno artistico e del coinvolgimento attivo – il suo lavoro è generoso, aperto, e profondamente critico. La sua critica non è mai banale o inefficace ma ha immensa profondità. La sua opera maggiore – "Arcani" – si inserisce nella scia dell’epica moderna dei "Cantos" di Pound, di "Paterson" di William Carlos Williams, di "The Maximum Poems" di Charles Olson e delle "Letters To An Imaginary Friend" di Thomas McGrath. Instancabile lavoratore per la giustizia sociale e la libertà artistica. Noi siamo onorati nel dare riconoscimento alla sua opera e alla sua vita, ed egli onora e sfida la nostra opera e le nostre vite.”

Finalmente nel 2006 la città di San Francisco gli ha attribuito il riconoscimento di “poeta laureato” e la Multimedia Edizioni, pubblica in inglese, in un grande volume di 1000 pagine, l’intero corpus degli Arcani con il titolo "The Arcanes". Sempre nel 2006 riceve a Reggio Calabria il Premio "Città dello Stretto".
Il volume "The Arcanes" viene salutato dalla critica e dagli appassionati come un vero e proprio evento editoriale e culturale.
Nel 2007 riceve a Salerno il Premio Alfonso Gatto (sezione internazionale) ed è l'organizzatore in luglio degli Incontri internazionali di poesia di San Francisco.
Nel 2008, riceve la cittadinanza onoraria di Baronissi.

Fa parte del gruppo di poeti fondatori del progetto di Casa della poesia di cui è uno dei più assidui collaboratori.

Negli Stati Uniti ha recentemente pubblicato, in collaborazione con Casa della poesia, il volume "Magma" che raccoglie le sue traduzioni di poesie di Alfonso Gatto.
Jack Hirschman è appena tornato da una straordinaria esperienza di letture in Iraq.

ESTRATTO

L'ARCANO DI BOB KAUFMAN

Radice di nero, radice di ebreo,
in un mondo Rosso, tu
la cui testa è stata pelle di tamburo
per i manganelli dei Maiali e i bastoni dei Sicari
che recitavano il loro numero della guerra fredda - Dirty Commie!-
sulle tue tempie...

radice della protesta del sud
e del grido del nord, tu
le cui orecchie riempirono
di sirene (e non quelle del mare),
il cui cervello cercarono di lavare riportandolo
a tempi antebellum o
impiccarono in un qualche Bellevue
di elettrochock
perché rifiutasti di non cantare
la madrepatria sovietica,
Sinferopol e le fattorie collettive,
perché quando Robeson fu lapidato
e gli Yankee gongolarono,
quando i Rosenberg furono arrostiti
e gli Yankee applaudirono
tu stavi organizzando i minatori nel Sud
per la Rivoluzione
ed è per questo che gli Yankee bussarono
alle porte di dietro delle tue ginocchia
e ti buttarono a terra
come una balla di cotone nero
e non c'era alcuna difesa, allora,
il Partito fuggiva spaventato
e il Negro stava ancora spargendo melassa
e si mangiava le mani;
così gli Yankee ti picchiarono e ti picchiarono ancora
e "a volte i colpi sono così forti -
non so!" come gridava
il messaggero nero di Vallejo,
ed è questa la verità del Beat,
il dolore dei calci fascisti nelle costole,
il dolore delle braccia torte dai delatori
del Quinto Emendamento,
e come tu ti alzasti soffrendo in bellezza,
finisti di essere un pigmeo preso a calci
con una fiammante poesia nera
"dura come jazz, scintillante"
per la tragica incandescenza
degli assassinii del volto della Nazione
e fondesti
le sue fameliche povertà
le sue contraddizioni di brividi da vino a buon mercato agli angoli delle strade
le sue dialettiche di cristallo e bombe
i suoi tappeti e le Pantere
la sua malattia elite beat carne e mangiata piedi-in-bocca
le sue estorsioni e corruzioni splashdown
il suo stato attuale e i suoi stupidi video
con la tua feroce gentilezza,
il tuo patchwork di poesie che ha sempre protetto le nostre orecchie morse dalla guerra,
i tuoi borbottii freak e le ferite aperte di vibrazioni di catodi e Bemsha's tune,
il tuo vino a scrocco e gli orgasmi di moccio che hanno sempre disgustato i borghesi,
il tuo tenerti in disparte le vigorose strette di mani,
il segno della vittoria delle tue palme rivolte verso l'alto,
quegli occhi in cui il sorriso sorgeva sempre,
le tue elastiche esclamazioni saltellanti e gli avanti che rimbalzano,
il tuo amore numerico per l'8610
(O Sequoia nera su queste strade Cherokee di Parker
e il sentiero delle lacrime di Eileen,
O energia che venne dalla spinta dell'amore per Lynne!)
il tuo fumare marijuana appoggiato a un muro di un vicolo di Chinatown,
la tua testa che si muove su e giù mentre legge e crea un bop segreto
e contemporaneamente cabala,
il tuo vagabondare nel tenderloin e le cadute e il coma,
la tua figura solitaria alla finestra dell'hotel
mentre fissa giù verso North Beach
che ti ha sempre rispettato
come la migliore tazza di caffè in America
venerando la sua bocca più preziosa


O cuore della strada
ecco una sfumatura di marrone e una riflessione
nella vita di vino e rumore
in cui l'intero albatros
intorno al collo di un uomo scompare
ed egli resta eternamente giovane e trasparente -

O cuore della strada
quelle canzoni che cantammo insieme
si sollevano dalle tue poesie
come tu ti sollevasti dai bassifondi
con una giusta e brillante alfabetizzazione
riempiendo le dita votanti del Sud ora
con l'egemonia del lavoratore nero,
sollevando fasci di grano sulle
spalle di una giovane Haiti,
e nutrendo la bocca che si inaridisce
di questo paese che muore sfruttato dai padroni
acqua fresca dall'idrante
che hai portato sotto il braccio attraverso l'inferno
suonandolo come un bongo
tuonando un izobongo
affinchè tutti si alzassero al ritmo
dell'anima senza suono
ed essere note
dell'infinito
arcobaleno verso l'Internazionale

Traduzione di Raffaella Marzano
THE KAUFMAN ARCANE

Root of black, root of jew,
in a Red world, you
whose skull had been a drumskin
for nightsticks of Pig and billyclubs of Goon
playing their coldwar number - Dirty Commie! -
on your temples...
root of southern protest
and the northern cry, you
whose ears they stuffed
with sirens (and not the watery kind),
whose brains they tried backwashing
to antebellum times or else
strung them up in some Bellevue
of shockwire
because you refused not singing
the soviet motherland,
Sinferopol and collective farms,
because when Robeson was stoned
and Yankee gloated,
when the Rosenbergs were fried
and Yankee applauded
you were organizing miners in the south
for Revolution
and that's why Yankee knocked in
the backdoor of your knees
and flung you to the ground
like a bale of nigger cotton
and there was no defense, then,
the Party was running scared
and Negro was still spreading molasses
and eating its own hand;
so Yankee beat you and beat you again
and "sometimes the blows are so heavy -
I don't know!" as Vallejo's black
messenger cried,
and that is the truth of Beat,
the pain fascist kicks sent through your ribs,
the pain of the armtwists by finks
of the Fifth Amendement,
and how you rose up suffering in beauty,
finished being a kigmy,
with a flaming black poetry
"hard as jazz, glowing"
from the tragic incandescence
of the assassinations of the Nation's face
and fused
its ravenous poverties
its contradictions of streetcorner shivers of tokay
its dialectics of crystal and bombs
its shags and Panthers
its beat elite meat'n eaten feet-in-the-mouth disease
its splashdown extortions and briberies
its steadystate idiot tapes
with your ferocious gentility,
your patchwork of poems ever quilting our warbitten ears,
your frinks mumbles and open wounds of vibrations of cathodes and Bemsha's tune,
your wine-scrounges and orgasms of snot ever revulsing the
boujies,
your low profile straight-from-the-hip Fives, the outpetaling
victory gesture of your palms,
those eyes where your smile always rose to,
your rubberbanded upjumping exclamations and ricochetting ungebung red-ons,
your numerical love for 86
(O black Sequoyah on these Cherokee streets of Parker
and the trail of tears of Eileen,
O push that came to the shove of the love for Lynne!)
your tokes of shmoogadoo leaning against a wall of Chinatown
alley,
your head bobbing up and down reading and creating a secret bop
kabbala at the same time,
your tenderloin wanders tumbles and coma,
your lonely figure at a hotel window
staring down at North Beach
which always looked up to you
like the best cup of coffee in America
looking up to its most precious mouth

O Stretheart
there's a tan point and a brown study
in the life of wine and noise
where the entire albatross
round the neck of a man falls away
and he stands eternally young and clear -

O streetheart
those songs we sang together
are rising from your poems
the way you rose from the gutter
with a righteous brilliant literacy
filling the voting fingers of the South now
with blackworker hegemony,
lifting threshfolds of wheat onto
the shoulders of young Haiti,
and feeding the drying mouth
of this gentrified-dying village
freshwater from the hydrant
you've carried under your arm through hell
playing it like a bongo
thundering out an izobongo
for all to rise to the rhythm
of sound's free soul
and be notes
of the never-ending
rainbow the the Internationale

RECENSIONI

Gli Arcani di Jack Hirschman
Testata:Vico Acitillo 124 - Poetry WaveData:24/8/2003Autore:Marco Nieli
Arcani
Testata:Rain TaxiData:31/8/2000Autore:Sarah Fox
Gli Arcani di Jack Hirschman

Tra le voci più intensamente significative del panorama americano contemporaneo, quella di Hirschman non finisce di stupire e commuovere per la vastità e versatilità dei registri cui simultaneamente riesce a dare corpo. Si va dal tono elegiaco e commemorativo degli Arcanes dedicati a parenti o poeti scomparsi (il figlio David, il padre Shupsl, B. Kaufman, A. Ginsberg, P. P. Pasolini) all'invettiva profetico-visionaria, politicamente agguerrita, degli Arcanes originati da occasioni storiche concrete, come la rivolta nera di Los Angeles, la guerra contro l'Iraq, i roghi appiccati alle chiese della black community, e così via cantando…
Poesie lunghe, secondo la concezione seriale e proiettiva inaugurata dai Cantos di Pound e proseguita nel secondo dopoguerra dai Maximus Poems di C. Olson e dai Passages di R. Duncan, opere ormai classiche per comprendere gli sviluppi delle nuove poetiche americane. Pare di sentire riecheggiare nel modo di comporre poesia di Hirschman le parole con le quali Robert Kelly introduceva in un'intervista degli anni '70 la poetica "proiettiva": "è come andare avanti…spinti unicamente dalla propria vulnerabilità…", senza alcuna preoccupazione di coerenza formale o unità strutturale. Di questa spontaneità compositiva, Hirschman si fa sostenitore sin dalla prime pagine di Arcanes, tematizzando una poesia che obbedisca fedelmente all'occasione e che si configuri come locus privilegiato di rivelazione del reale:
Streets of joy and happy light,
poems as they happen,
or are brought to the tables
of comrades and friends.
["Strade di gioia e luce felice, / le poesie mentre accadono, / o vengono portate alle tavole / di compagni e amici.", da The David Arcane, p.10-11.]
In linea con le poetiche Beat, Hirschman attinge a piene mani dal repertorio prosodico dell'improvvisazione bebop, ritrovando in parecchi episodi del libro i ritmi e le cadenze spezzate proprie dello "sweet time jazz", cui associa nel testo citato la memoria del figlio David, morto prematuramente e ricordato con il nostalgico appellativo whitmaniano di "comrade" (compagno). Il riferimento al "padre" Whitman è d'altronde evidente, oltre che nelle scelte formali, anche nella speranza di una sopravvivenza ultramondana del figlio defunto, risolta nell'adempimento del ciclo naturale di morte/rinascita ("Ti prego, non aver paura / se sei / un filo d'erba / o un'onda / o un albero. Io siederò accanto a te.", p. 11)
Quello che colpisce forse maggiormente nello straordinario modo di procedere di Hirschman all'interno della composizione, è un sua singolare e irripetibile capacità di slittare dal piano dell'evocazione mitologica, ricca di citazioni e riferimenti esoterici, a quello più immediato della realtà storica concreta, in un gioco di rimandi incrociati, dove l'"oggettivo" acquista risonanza e profondità in relazione al suo vibrare all'interno di una coscienza che è, insieme, critica e visionaria. Così, accade di trovare associati, in The Dodona
Arcane, il mito greco dell'albero di Dodona, attraverso le cui foglie mosse dal vento gli indovini profetizzavano, e l'attualità insanguinata delle rivolte nere di Los Angeles, riflessa in maniera superficiale dalle contraddizioni sociali irrisolte di New York. Personale, politico e mitologico appaiono dunque interagire o meglio compenetrarsi nel campo aperto della poesia, dove tutto è accettato inclusivamente e sembra rispondere alla logica an-(a)logica dei richiami e delle rispondenze interne, piuttosto che a quello lineare della razionalità del logos. E' appunto tale centralità del logos, sembra insinuare Hirschman, che in quanto destino tragico dell'Occidente, costituisce la maggiore causa dell'impasse epocale che si trova ad affrontare la civiltà americana alle soglie del nuovo millennio:
Leaves on a scrawny tree in the wind well into their moaning.

Down below, on the subway train, a junkie's
blowing The Times out loud, skipping and jumping
from one to another headline, beating his chest
in rhythmic time to his own singing of the news
of the day: L. A. RIOT SPREADS TO OTHER CITIES!
CURFEW! MARTIAL LAW! 900 ARRESTED IN SAN FRANCISCO!
(you're among them; walls and things of years
of property woes are crumbling in the flames,
and the Class is in your hair and eyes burning
like South Central filled with all that California now
by any means necessary must erupt with - saliva fire
exploding and obscening against dead yesterdays;
no matter who, how close, what blood, there will be
a future that's human and palpable:
the black doves are flying and flaming.)
["Foglie su un albero scheletrico nel vento hanno fatto udire il loro gemito. / Giù in fondo, nel vagone della metropolitana, un drogato / legge a gran voce il Times, saltando e passando / da un titolo all'altro, battendosi il petto / ritmando la sua canzone sulle notizie / del giorno. LA RIVOLTA DI L. A. SI ESTENDE AD ALTRE CITTA'! COPRIFUOCO! LAGGE MARZIALE! 900 ARRESTATI A SAN FRANCISCO! / (tu sei uno di loro; mura e cose di anni / di proprietà sciagurata si sgretolano nelle fiamme, / e la Classe è nei tuoi capelli e negli occhi che bruciano / come South Central pieno di tutta quella California ora / con ogni mezzo necessario deve erompere con - saliva infocata / esplosiva e oscena contro il passato morto; / non importa chi, quanto vicino, quale sangue, ci sarà / un futuro umano e palpabile: / le colombe nere volano fiammeggianti)", da The Dodona Arcane, p. 20-21]
Le genealogie dei toni da invettiva profetica di Hirschman sono facili da rintracciare: affondano le proprie radici nel mythos romantico (di blakiana memoria) dell'identità tra la visione (poesia) e l'azione (rivolta, rivoluzione). Per sovvertire l'ordine esistente delle cose abbiamo bisogno di guardarlo con occhi nuovi, e in questo probabilmente la poesia ha molto da insegnarci. In sintonia con una generazione poetica che ha cercato in ogni modo di evitare gli stereotipi della retorica politica, pur assumendo delle posizioni fortemente critiche verso l'establishment, Hirschman si muove su quel sottile crinale invisibile che separa (e unisce) l'artista dal rivoluzionario, solcando e scavalcando tutte le barriere delle ortodossie costituite (formali e/o ideologiche) e praticando in modo lucido la contaminazione come unica reale possibilità di democrazia diretta e partecipata. Nelle parole di J. Rothenberg, altro esponente di spicco della controcultura americana dei Sixties:
The confrontation between poet and political revolutionary moves towards a showdown that the poet seems fated to lose. But their lasting union would signal a turning of history and the reconstitution of Man in Eden.
["Il confronto tra poeta e rivoluzionario politico tende a una resa dei conti che il poeta sembra destinato a perdere. Ma la loro unione definitiva significherebbe una svolta nella storia e la restaurazione dell'Uomo nel Paradiso terrestre.", da J. Rothenberg, Prefaces and Other Writings, New York, New Directions, 1981, p. 67]
Per Hirschman, la capacità di esperire poeticamente la realtà appare consistere nell'attitudine a immaginare una molteplicità di eventi, ascrivibili indifferentemente alla sfera soggettiva e oggettiva, coesistenti o compresenti nello spazio indeterminato della scrittura. Considerate in quest'ottica, le parentesi di denuncia ecopacifista e anti-capitalista, per esempio contro la guerra del Golfo (" ci stiamo sollevando, essi non sono niente, promettiamo fedeltà / ai popoli del mondo che si sollevano con noi, per distruggere / la piovra fascista alimentata dagli Stati Uniti", da The Baghdad-San Francisco Arcane, p.35.) andranno lette, piuttosto che in un'ottica di stretta militanza marxista ortodossa, in quella molto più ampia di una visione sincretica che accoglie e si sostanzia di una molteplicità di riferimenti colti, dalla scrittura automatica surrealista alla Kabbala ebraica, dalla mitologia greca alle invenzioni linguistiche e ritmiche dello yiddish e dello slang afro-americano. Il che ovviamente non significa sottrarre credibilità alla professione (scomoda) di un credo politico che i tempi si ostinano a sconfessare con ogni mezzo, quanto semmai sottolineare la straordinaria apertura della visione di Hirschman, capace di accogliere in una sorta di collage postmoderno dai toni spesso iperrealisti i più disparati elementi e di farli coesistere nella maniera più armonica possibile, ovverossia esaltandone i contrasti e le dissonanze. E' quanto accade per esempio in The Burning Bethel Arcane, il cui spunto è fornito dai roghi di chiese afro-americane, che, dal 1992 al 1997, portano tristemente alla ribalta l'integralismo bianco neonazista e le pratiche razziste. Echi da Eliot ("O schiavo del salario, / senti gli anelli che tintinnano? / Ti mostrerò catene.") si sovrappongono, secondo le tecniche simultanee della giustapposizione e del montaggio, a citazioni dal Finnegans Wake, a rimandi biblici e al cinema hollywoodiano, al mondo globalizzato di Internet e ad Artaud. L'antifascismo viscerale dell'ebreo americano Hirschman, che pure rivela qui tutta la sua intransigenza etica e politica, sostanziata di indignazione ma anche di senso critico e volontà di comprensione, conosce le sue zone d'ombra e passa attraverso la vertigine del mostruoso riconosciuto dentro di sé ("Tracce in me di quel culto da fine del mondo, / il mostro sul mio volto proprio come / su quello di mio padre", p.87). Quello che emerge con più forza ed evidenza negli Arcanes più politici della raccolta è l'intuizione pasoliniana che il fascismo si ricicla nella società contemporanea attraverso forme più subdole che non la semplice diretta manifestazione di violenza razzista a opera dei ragazzini nazisti, per esempio nella persuasione occulta del linguaggio mediatico o pubblicitario:
THE NEW COLD WAR IS COMING Only it's

Just another serial vodka ad, meaning:
Either buy or be on your way. "Slow" kills.
Adapt fast. Mobility not mourning.

The whole system the bunker of now
Waiting to be drowned in indeterminate,
abstract flaming lies belonging to the new

internationale of anonymity, so small a 12
day-old fetus can pass lenghtwise through
the last letter in embryo.
["LA NUOVA GUERRA FREDDA STA ARRIVANDO Solo che è // semplicemente un'altra pubblicità seriale per una vodka, e vuol dire: / Compra o va via. "L'andar piano" uccide. / Adattati in fretta. Mobilità non lutto. // L'intero sistema bunker di adesso / che attende di essere annegato in indefinite, / astratte fiammeggianti bugie appartenenti alla nuova // internazionale dell'anonimità, così piccola che un feto / di 12 giorni potrebbe passare di lungo attraverso / l'ultima lettera in embryo.", da The Burning Bethel Arcane, p. 88-89.]
L'apparente perentorietà del messaggio politico, smentita dalle fratture di un dettato quanto mai frammentario e discontinuo, cede altrove il passo a toni elegiaci e commossi nella rievocazione di figure "scomode" come quella di Pasolini o di A. Ginsberg, cui sono dedicati alcuni degli episodi più riusciti dell'intera serie (The Pasolini Arcane e The Allen Arcane). La poetica proiettiva della presentazione diretta e l'imagerie di memoria vagamente surrealista di questi Arcanes controbilanciano l'intensità emotiva dell'ispirazione, cosicché la poesia di Hirschman vibra di una commozione che non è mai piatto sentimentalismo, nutrendosi del gusto per l'immagine precisa e pregnante. Il contrasto tra (iper)realismo e surrealismo emerge d'altronde in maniera manifesta nell'elegia dedicata a Pasolini, la cui apertura cronachistica e spietatamente cinica nel riferire i dettagli del ritrovamento del suo cadavere, contraddice i toni commossi e teneramente riconciliati della chiusa:
Wake up, I'm sleeping at your shoulder, wearing
my best pyjamas, being with you. Don't go, stay,
stai, I could say
but my lips are quick to do
and lose themselves in you,
and my arms are stumped like mind
before the gloriously simple tree
you pour into me a river of blazing
leaves you've become
in the heart of autumn
almost defiantly
and when I look again my eyes
are gazing out of me
from all the places in your death
these words have kissed
so that there is no you or me
but a systole/diastole of breathlessness
dying to be embodied again.
["Svegliati, sto dormendo sulla tua spalla, indosso / il mio migliore pigiama, sono con te. Non andare, rimani, / stai, poteri dire, / ma le mie labbra sono rapide a farlo / e a perdersi in te, / e le mie braccia sono monconi come la mente / davanti all'albero gloriosamente semplice / tu riversi in me un fiume di scintillanti / foglie in cui ti sei trasformato / nel cuore dell'autunno / quasi con sfida / e quando guardo di nuovo i miei occhi / stanno fissando fuori di me / da tutti i luoghi nella tua morte che / queste parole hanno baciato / cosicché non c'è né tu né io / ma una sistole/diastole di assenza di respiro / morente per incarnarsi di nuovo.", da The Pasolini Arcane, p. 75.]
Riferimenti alla Kabbala ebraica e all'Olocausto costellano invece l'elegia per Allen Ginsberg, compagno "di dissidenza" di Hirschman per oltre 40 anni, nonostante le divergenze politiche. Emerge in questo componimento una particolare predilezione per il pun linguistico, che assume per Hirschman evidentemente una valenza mistico-sacrale alla luce della dottrina dell'Ebraismo esoterico. In questo Arcane il canto appare infine sublimato in pura luminosità, radiosa e vibrante, capace di assorbire nella propria insondabile misteriosità persino la struggente angoscia per il trapassare fisico di "un fratello nel senso / vero e tradizionale, / non ortodosso ma tra / coloro che hanno rovesciato il / piedistallo dei versi-, p. 95." Il lamento per la morte dell'amico si ribalta dunque in accettazione piena della sacralità del mondo, con tutte le contraddizioni implicate dall'ingiustizia di ciò che semplicemente è, ed è sotto gli occhi di tutti ("O mondo grazie di essere / ancora, giusto essere, non importa / essere giusto, essere qui per me / non là, essere ora per me / non poi,"…p. 95). Il mistero rimane mistero nonostante o forse proprio nel suo essere pronunciato, si manifesta sotto forma di "una canzone nelle budella / di tutto l'apparente", dove il ricordare stesso si trasforma in traccia impalpabile sospesa nel vuoto. La reversibilità ciclica del canto fa sì d'altronde che la fiamma non si spenga prima di essere passata di mano: la parola nella visione misterica di Hirschman non termina di generarsi da se stessa, e le parole finali dell'Arcane testimoniano dell'inesauribile vitalità di una poesia che del mistero e dell'indeterminazione si alimenta come della propria dimensione più naturale:
Incendiary tenderness!
Inflammatory compassion!
Your melody licks my face
With tongues of light.
What I can say now
is what you've said.
What I can sing
you've filled my ears with.
["Tenerezza incendiaria! / compassione che infiamma! / La tua melodia mi lambisce il viso / con lingue di luce. / Quello che posso dire adesso / è quello che tu hai detto. / Di ciò che posso cantare / mi hai riempito le orecchie.", da The Allen Arcane, p. 98-99.]
"Di ciò che posso cantare / mi hai riempito le orecchie": e' forse proprio in questa inesauribile capacità generativa di valori poetici e formali che continuano a parlare a generazioni sempre nuove di lettori degli Arcanes, che risiede l'interesse di un'esperienza di scrittura tra le più significative di questa fine di millennio.

Marco Nieli
Arcani

Jack Hirschman's Arcani catalogs, like a Book of Shadows, the various significant mysteries and losses collected in a life. Published in Italy, and translated into Italian by Anna Lombardo, Mariella Setzu and Rafaella Marzano, it's a lovely book to hold--as most books produced in Italy tend to be--absent of blurbs or any text whatever on its covers other than the title of the book and the author's name. It's not surprising that Hirschman would have such an edition published originally in Italy. He has translated many Italian poets into English, including Ferruccio Brugnaro--whose Fist of Sun, published in 1998, seems especially well-suited to Hirschman's own political and social leanings. Since 1973, Hirschman has lived in San Francisco's North Beach, where he's created The Union of Left Writers, and founded the revolutionary poetry journal Compages. Noted in the author's bio on the book's back flap is also the fact that Hirschman is a member of the Communist Labor Party. However, Arcani is not merely a platform for Hirschman's political urgencies. Among the books finest poems are rambling and intimate elegies, beginning with "The David Arcane" for the author's son who died of leukemia at the age of 25. Peppered with Greek epigraphs apparently the author's own, and vaguely translated in the text of the poem, Hirschman reckons with the terrible fact of his son's non-existence by imagining a finer "life after death"--"light / of this afterlife; / this riff whose bones are tears / and whose spirit still soars." The poem speaks to both author and son, as well as reader, when it says "Please, don't be afraid / if you are / a blade of grass / or a wave / or a tree. / I will sit beside you. / It is the way it is, / the way we be."

Influenced by jazz (his son was a jazz musician) and the spontaneous prosody of the Beats, a typical poem goes several pages, its foundation the apparent intimacy between author and reader as well as author and subject. Other tribute poems include "The Bob Kaufman Arcane," "The Shupsl Arcane" (an elegy for Hirschman's father, "Shabtai Shupsl Stephen Dannemark Yitzhak Hirschman Katzenelson," who spends his last days at "Dr. Drug Hospital, / Concentration Camp, / Guinea-Pig World / Mengele Himmler Hitler. . . two million men six million men women / and children / is One."); "The Pasolini Arcane" and "The Allen Arcane" for the poet Allen Ginsberg ("I stutter against your going, / a masterpiece of what was / necessary for our time. . . ")

Throughout, the book is haunted by the hound of death which it battles with jazz riffs of language, tough memory, and a liberating vernacular. And if nothing else, it's a novel experience to read an American poet's verse published first as an Italian volume, with the English on the left side--an effect that Hirschman surely couldn't help but appreciate.

Sarah Fox