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Il sangue intorno al cuore - Sarah Menefee

Testo a fronte: Si
ISBN: 88 – 86203 – 06 – 3
Collana: Altre Americhe
Pagine: 88
Anno: 1994
Curatore: Bruno Gullì
Traduttore: Bruno Gulli

Prezzo: 7.50 €
PREFAZIONE

"Il sangue intorno al cuore" è una concisa, immaginifica raccolta di poesie legata da una storia a tema che tratta della vita nelle strade. Le poesie di Sarah Menefee impongono la riflessione e sono profondamente commoventi poiché pongono l'intimo all'interno dello spoglio paesaggio sociale e dell'essere senza casa e del bisogno. Al centro del testo c'è il cuore umano, le voci dell'"io" e dell'"altro".
Le poesie di Menefee sono legate alla terra ed umanamente reali. Sono politiche nel senso più profondo; offrono attenzione, emozione e sostegno alla vita stessa.


"Molti ancora in Italia pensano che la Beat Generation rappresenti il fenomeno più vitale della cultura degli Stati Uniti. Invece la Beat Generation è morta. In ogni caso, non ha più nulla da dire.
Già la traduzione di due libri di Jack Hirschman ("Quello che conta" per la Mongolfiera di Bologna e "Soglia Infinita" per la Multimedia edizioni di Salerno) voleva proporre al lettore italiano una base più autentica di riflessione poetica e un'esperienza più complessa e dolorosa, però chiaramente rivoluzionaria, della realtà statunitense.
"Il sangue intorno al cuore" di Sarah Menefee si inserisce in questa stessa linea di chiarificazione e di apporfondimento. Con questo libro il lettore è in grado di accostarsi, io credo, ai microcosmi di oppressione, violenza e miseria su cui poggia il grande impero. La parola di Sarah Menefee nasce dai non-luoghi formali del vivere politico e sociale. Anzi, del vivere in quanto tale, cioè della vita di tutti i giorni. È questa, la cinica rappresentazione del nostro (cioè, non unicamente americano) vivere distopico, l'essenza della poesia di Sarah Menefee, dove si traduce il suo assiduo lavoro rivoluzionario. (...)"

Bruno Gullì
BIOGRAFIA

Sarah Menefee è nata a Chicago nel 1946, e scrive poesie da più di trent'anni pubblicando su giornali e riviste come Acts, Compages, Channel, Baltimore Sun, People's Tribune Volition, Left Curve, Real Fiction, Exit Zero, Gas, Working Classics, Worm in the Rain, Deluge, Beatitude, Conjunctions.
Membro del National Organizing Committee, corrispondente del "People's Tribune", è profondamente impegnata nel lavoro a favore degli homeless con gruppi e organizzazioni come la "San Francisco Union of the Homeless", la "Food Not Bombs" e la "Homeless Task Force" e partecipando all'organizzazione del giornale degli homeless di San Francisco, "Street Sheet".
Ha partecipato a molte azioni e campagne politiche (scioperi, occupazioni, azioni di disobbedienza civile e azioni di resistenza alle retate della polizia negli accampamenti di homeless. È stata portata in giudizio nel 1991 per aver dato cibo agli affamati "senza permesso" con il gruppo "Food Not Bomb", ma dopo sei mesi di campagna pubblica organizzata a suo favore le accuse sono state fatte cadere.
Attualmente Sarah Menefee vive a San Francisco dove lavora in una libreria e continua la sua opera nei movimenti culturali e politici a favore dei poveri.
Il suo ultimo libro "Human Star" è stato pubblicato nel 2005 dalla Factory School.
ESTRATTO

*

per un attimo ho avuto un lampo di gratitudine per il mio cuore perché batte da sempre al di là del mio interesse o pensiero

Empedocle: perché il sangue intorno al cuore è pensiero umano


*

faccio il turno di notte all'obitorio. Sentendomi sola, apro una porta e parlo ai cadaveri che vedo distesi.


*

quanto ci vuole per un barlume del mondo tu che hai messo la spina dorsale
nella mia poesia i morti di Jonestown a bussarci intorno al cuore e tu a me sconosciuto quando i giorni si accorciarono in una nuvola d'autunno tu rimettevi parole feroci nella città

*

for just a moment I felt a flash of gratitude to my heart for beating all my life beyond my concern or thought


Empedocles: for the blood about the heart is human thought.


*

I'm working nights shift in a morgue. Feeling lonely, I open out a drawer and start to talk to the two stiffs laying on it.


*

how long it takes for a glimmering of the world you who put the spine
in my poemthe dead of Jonestown knocking about our heart and you
unknown to me when the days got shorter in an utumn cloud you were releasing fierce words into the city

RECENSIONI

Sarah Menefee, una voce in poesia del dissenso americano
Testata:erbafoglioData:30/5/1995Autore:Mariella Setzu
Schegge di vita on the road nei versi di Sarah Menefee
Testata:Il manifesto - La talpa libriData:6/10/1994Autore:Orsola Casagrande
Il sangue intorno al cuore
Testata:punto a capoData:0/7/1994Autore:Bagriella Galzio
Sarah Menefee, una voce in poesia del dissenso americano

Il lungo discorso insieme spezzato e ininterrotto d’una esperienza poetica e di vita, la capacità di guardare il disagio e la sofferenza dell’altro senza distrazioni, un parlare per frammenti e squarci improvvisi: questo è ciò che abbiamo ascoltato durante il reading poetico di Sarah Menefee, avvenuto il 30 magio scorso nello spazio teatrale di Isolateatro (quartu S. Elena), in occasione della presentazione del suo libro Il sangue intorno al cuore, Multimedia Edizioni, 1994.
Dalla sua stessa voce quindi abbiamo sentito le poesie di questa poetessa nata a Chicago nel 1946 e impegnata da anni a San Francisco nel movimento dei senzatetto, la cui ispirazione è costantemente intrecciata con la passione civile e politica. Già questo titolo, alla lettura della prima poesia, ci dà una chiave interpretativa: «Empedocle: perché il sangue intorno al cuore è pensiero umano». Essendo il cuore, nel linguaggio, la sede delle passioni, ecco che abbiamo il senso del flusso vitale di pensiero e passione, umana e politica, che circola nei versi di Sarah Menefee, guidato dallo sguardo su ciò che la circonda. E ciò che la circonda è la vita dei nostri giorni come esistenza precaria e oppressa negli ambienti della degradazione urbana degli Stati Uniti, che tanto meglio comprendiamo quanto più l’America si avvicina a noi, in questo mondo che si fa sempre più piccolo. La poesia di Sarah Menefee ci mette in contatto con una sofferenza che, prima ancora che da un male di vivere, nasce dalla sfera della disuguaglianza sociale e dalla violenza che si accanisce sui più poveri, nati in quanto tali dalla parte del torto; e quindi con un’altra sofferenza più o meno inconscia, quella che nasce dalle «manette della mente», la trappola del sistema in cui l’unico valore è quello della circolazione delle merci: «è questa la libertà che dicono che il mondo brami? / due valanghe di parole che vendono asciugacapelli all’ultimo grido / a prezzi di liquidazione a un impiegato intontito». Anche la condizione del vivere non ha profondità di respiro, ma «tra un marciapiede e un paraurti ecco come viviamo senza un breve momento di sollievo per il modo convulso e spazzato che abbiamo di camminare e borbottare». La strada è esperienza conoscitiva assai dura, ma può diventare luogo di trasfigurazioni, forse a suggerire che la persona più ai margini è deprivata di tutto, ma non di una profonda dimensione umana: «quella arrestata con noi che bestemmiava e urlava perché le avevano confiscato il letto era sull’orlo della strada nel mio sogno e cantava così dolcemente».
La scrittura mira a farsi intendere parlando dal profondo attraverso versi spezzati in un registro colloquiale che rifiutano convenzioni grafiche come maiuscole, punti o l’andare a capo per ogni verso, attingendo ad una nudità ed essenzialità agli antipodi di qualsiasi eloquenza autocompiaciuta e del ritmo fine a sé stesso, così come anche la voce di Sarh che legge è piana e intensa, d’una energia contenuta.
La sua lettura in americano è stata accompagnata dalla lettura in traduzione italiana di Maria Loi, che ha interpretato la poetessa americana con profondità e vicinanza di spirito. Un ringraziamento anche a Jack Hirschman che ha partecipato al reading con letture di sue poesie tratte da “Soglia infinita”, Multimedia Edizioni, e ad Alberto Lecca che ne ha letto la traduzione italiana.

Mariella Setzu

Schegge di vita on the road nei versi di Sarah Menefee

Negli Stati Uniti gli homeless sono ormai centinaia di migliaia. La «politica sociale» di Reagan ha sbattuto per strada migliaia di famiglie privandole di qualunque sostegno economico pubblico. I comitati e le organizzazioni di homeless sono sparse un po’ in tutte le città. A San Francisco sono molto attivi gruppi come «Food not bombs», la «San Francisco union of the homeless» e la «homeless task force». da anni organizzano azioni di disobbedienza civile, dimostrazioni simboliche, occupazioni di case sfitte, distribuzione di cibo. Ma a San Francisco è vietato distribuire cibo senza una regolare licenza. Sarah Menefee è stata arrestata più volte per aver «violato» questa legge ed essere stata colta in flagrante mentre distribuiva piatti di minestra calda.
Sarah Menefee è una poetessa. È nata a Chicago, ha lavorato come infermiera, cameriera, croupier, ballerina e attualmente vive a San Francisco e lavora in una libreria. È una donna minuta, i capelli corti, grandi occhi neri, attentissimi. Recentemente è stata in Italia in occasione della pubblicazione della sua raccolta Il sangue intorno al cuore – pubblicata, con sforzi notevoli, dalla Multimedia Edizioni di Salerno (traduzione di Bruno Gullì, pp. 80, £. 15.000), continuando la sua promozione delle voci dell’altra America. L’accompagnava in questo tour quello che Lawrence Ferlinghetti ha definito «il più grande poeta americano contemporaneo», Jack Hirschman, di cui Multimedia ha pubblicato la raccolta di poesie «Soglia Infinita». Hirschman fui espulso dall’Università di Los Angeles dove insegnava per la sua opposizione alla guerra del Vietnam ed è da anni membro del Communist Labor Party. Sarah Menefee è anche corrispondente del settimanale People’s Tribune e pubblica poesie in numerose riviste.
Politica e arte sono elementi simbiotici nella vita dei due poeti che, nonostante difficoltà e censure riescono a pubblicare non solo i loro libri, ma anche quelli di numerosi poeti e scrittori americani e stranieri (Hirschman conosce sei lingue ed è un abilissimo traduttore).
La poesia di Sarah Menefee colpisce per la sua crudezza, per il suo realismo, ma anche per la sua straordinaria capacità di «congelare» in due o tre righe situazioni, sensazioni ed emozioni. Durante il suo viaggio italiano Sarah ha annotato molti dei graffiti che riempiono le stazioni e i muri delle città e dei centri sociali. In un certo senso i suoi versi sono graffiti, schegge di una realtà che l’autrice conosce molto bene e che riesce a trasmettere con poche parole, come un artista a cui basta uno schizzo per comunicare le sue impressioni. «Quella arrestata con noi che bestemmiava e urlava perché le avevano confiscato il letto era sull’orlo della strada nel mio sogno e cantava così dolcemente».
E ancora: «un uomo coi capelli arruffati che ruba un sorso da un cappuccino lasciato in una pioggia di grida di vattene vattene chiamo la polizia vattene». La vita nelle strade, essere senza casa, avere bisogno: sono queste le schegge di esistenza umana fissate da Menefee. Sono piccole frecce che ti colpiscono e che non puoi semplicemente togliere e gettare a terra: hanno una punta avvelenata che ti costringe alla riflessione. Per questo la politicità di questi graffiti è la più intima e la più spietata. «È questa la libertà che dicono il mondo brami? due valanghe di parole che vendono asciugacapelli ultimo grido a prezzi di liquidazione a un impiegato intontito».

Orsola Casagrande
Il sangue intorno al cuore

Difficile sottrarsi all’opportunità che la poesia di Sarah Menefee offre, di una riflessione emozionalmente intensa sul rapporto spesso mancante tra poesia (arte/letteratura) e politica; una riflessione che immediatamente rimanda alla necessità prima di riconoscere la dimensione politica dei problemi, soprattutto in un momento cunfusivo come l’attuale, in cui molto facilmente si scambio per nuovo lo stantio, e si bollano come vetero nodi fondamentali rimasti irrisolti . Io credo che oggi sia più che mai attuale e necessario mettere a fuoco la consapevolezza dell’esere calati personalmente in “microcosmi di oppressione su cui poggia il grande impero” – come giustamente ha osservato Bruno Gullì nella sua nota introduttiva al libro di Sarah Menefee.
Non è tanto e soltanto l’essere/scrivere dalla parte degli homeless, degli immigrati, dei diseredati di diverso segno e natura che costituisce il punto cruciale della coscienza politica contemporanea, quanto piuttosto il movimento ravvicinato, lo zoom operato dalla coscienza sui “non-luoghi formali del vivere politico e sociale”, laddove il proprio lavoro rivoluzionario viene esperito nella tensione serrata del confronto continuo fra teoria e prassi, nella logica/emozione delle piccole misure, nella non appariscente resistenza di drenare giorno dopo giorno dentro di sé porzioni di terra che convergono a plasmare un altro paesaggio; è allora la trasformazione di sé e dell’altro, che diviene momento centrale e moto di propagazione di una nuova credibilità politica. Diversi sono i tempi, più profondi e costosi i mutamenti con i quali a questo punto ci si trova impegnati in prima persona. Quando la trasformazione politica passa attraverso il proprio corpo – etico, energ-etico – non è più tempo di ideologie:“la luce della riflessione è ciò che desidero la luce del corpo soltanto dal viso i cui tratti sono bave d’argento”, della politica rimane così la percezione viva, la luce:”il calore corporeo della terra”, una indefinita emanazione di energia, a fronte della quale forse non vi è neanche più un’altra sponda da raggiungere, né metà del guado da attraversare. La poesia costella così un divenire magmatico, talvolta in forma profetica, tal altra nel sound di una dolorosa partecipazione, ma nasce dalla stessa energia vitale trasformatrice. È “il sangue intorno al cuore”, segno di una poesia dolorante, attraversata da una profonda compassione, uno straripamento del cuore, un debordare “da una fossa profonda quei momenti di verità pianto e rabbia furiosi e tristi”, che caratterizza la scrittura di Sarah Menefee, accanto alla poesia gridata che si arringa, lotta politica, aggressività dichiarata di Jack Hirschman. Song and voice and race… contro il ritmo sincopato di quest’ultimo, il verso lungo, narrativo, il respiro serrato e presonoro dei dialoghi di Sarah Menefee tracciano lungamente storics – “When I was crazy…”, “There will be a time…” – che dal tempo dell’esperienza a quello dell’utopia, segnano i margini sberciati di una poesia di strada.
Perché è nella strada che albergano gli homeless, che si raccattano “gli spiccioli in una lattina vuota”, che s’illumina l’utopia dei frammenti, che i passi si raccolgono in una politica faticosa –
day by day –, perché “giù per la strada il vento contro la sua magra schiena” è puro “odore che negli anni amorosi è / divenuto / ampia abitazione”.
Quanto di più politico, mettere in discussione lo stesso senso del reale. Che cosa sia più reale, in fondo, viene da chiedersi, se la nostra collusione rispetto al quotidiano esanime e anestetizzante copione, o “le voci lunatiche che ci parlano chiedendo come in questo stato demente e spezzato si possa essere reali”. E che cosa non sia più folle, se l’essere spezzati dal bisogno e la dilagante povertà, o l’essere saturati da un materiale e sordo benessere: “è questa la libertà che dicono che il mondo brami? due valanghe di parole che vendono asciugacapelli ultimo grido a prezzi di liquidazione a un impiegato intontito”. L’intuizione della radicalità dei termini dell’esistenza, deprivato-saturo, così come di una inscindibile unità fra corpo e psiche, “gioia e fame confuse”, genera la domanda “…se sia il denaro a far sì che anche chi ne ha un po’ cammini con una malnutrita distorsione del passo attaccandosi alle pesanti borse della spesa”.
Poi accade che ci sorprenda, lo scoppia dell’anima e il sangue intorno al cuore: “Per un anno ho pianto dentro, facendo di tutto per non fare uscire il panico. Per cosa? Per la porta del cuore che inizia ad aprirsi a trentacinque anni, nel dolore, attraversata da una brezza, e una corda di sentimenti che si estende al cuore di un altro, e fuori negli spazi tra le stelle”.
Nella poesia di Sarah Menefee la rivoluzione s’incarna, diventa sangue, onda tellurica, reptillian manface, sguardo di feroce intelligenza:
“dal nero dell’oblio un battito alla porta apro a un essere che so è Rivoluzione che sta lì a guardare con rossi occhi di serpe in un viso che ha scaglie rosse di rettile con tale feroce intelligenza che mi attraversa e oltrepassa”.
È stato scritto delle sue poesie che sono politiche nel senso più profondo; che offrono attenzione, emozione e sostegno alla vita stessa. E ripenso allora con desiderio al calore corporeo della terra, a quell’utopia(profezia diffusa che afferra uomini e donne in un corpo vivo e li solleva oltre la volontà spezzata, oltre il ricatto, la fame, il bisogno, invertendo, la direzione del senso, del tempo – e fa dire “there will be a time”
“verrà il giorno

che il mondo non ci mutilerà più

non voglio dire loro che dopo averci svuotato le tasche

ci buttano a terra e ci prendono a calci in testa

ecco perché tanti di noi sono storpi

tu su una gruccia d’alluminio e un bastone trovato da un luogo

desolato cammini nella fame e il bisogno

la pena e la privazione che ti deformano gli arti

se tutti gli uomini fossero uno solo saresti tu

che trascinando te stesso ci tiri tutti in avanti”.


Gabrilla Galzio