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Il ragazzo e il cervo - Tomaž Šalamun

Testo a fronte: No
ISBN: 88 – 86203 – 36 – 5
Collana: Poesia come pane
Pagine: 80
Anno: 2002
Curatore:
Traduttore: Darja Betocchi

Prezzo: 10.00 €
PREFAZIONE

Giocose e incombenti, meditative e declamatorie, queste poesie affermano lo status di Salamun come uno dei più importanti poeti dell’Europa centrale.

– The New Yorker


Una poesia che picchia, che palpita, malinconica, voluttuosa. Che fa “gelare il sangue dei fiori e sconvolgere l’armonia”

– Nicole Zand, “Le Monde des livres”


“Tomas Salamun è un mostro?” Sicuramente è una persona fuori dagli standard della corporazione, generosa, galante, capace di witz e di slanci mistici del tutto privi di affettazione, che cammina e si muove elegantemente come i veneziani del tempo di Lord Byron. Le sue capacità linguistiche sono tremendamente acuite dalla curiosità e da una pietà sensuale per le immagini.

– Edoardo Albinati, Nuovi Argomenti


BIOGRAFIA

Nato a Zagabria nel 1941. Vive a Lubiana. Attualmente insegna scrittura creativa presso l’Università del Massachusetts. Il suo primo libro, "Poker", risale al 1966. Da allora ha pubblicato molti volumi di versi, ha curato e partecipato ad alcune antologie, è stato tradotto in molte lingue, fra cui inglese, tedesco, spagnolo e serbo-croato. Da parte sua ha tradotto in sloveno poesie di Apollinaire, Frost, Stevens, Williams, Vallejo ed altri europei. Il suo primo libro in traduzione italiana, "Acquedotto", è stato pubblicato da Interlinea, il secondo "Il ragazzo e il cervo" da Multimedia Edizioni. Šalamun è un indiano dei Balcani, selvaggio e altrettanto legato indissolubilmente al suo popolo, ai sassi, ai prati, ai fiumi e ai laghi della sua verde Slovenia.
ESTRATTO

IO


Io, per cui Lubiana conosce due ere, l’antidiluviana
e quella dopo Šalamun, sono allegro, arabeggiante, perciò subito vi chiedo
di perdonarmi il primo verso.
Saranno di scena la patria, le donne, pane d’ogni genere e lingua,
french dreams, premi nazionali e agavi.
Might even Zoran Kržišnik come on the scene,
la nonna, i cappelli della nonna
e la mia seria convinzione che il signor Bucik è un pittore senz’altro migliore
di Jakopiè, poiché ha ritratto mia mamma.
Ciò che la signora Hribar ha detto del mio ex superiore, riguardo al modo in cui
statalizzò l’industria:
he was polite, absolutely charming, con occhi rifulgenti
di scopate e comunismo allo stesso tempo e Izidor Cankar gli
voleva tanto bene.
I’ve no complaints.
E certi mirabolanti dettagli della mia vita
underground, che vi faranno rimanere a bocca aperta, wow!
perché a trent’anni ormai ho imparato
ad amare tutto e tutti. Groppi in gola non ne ho.
Ho una racchetta, aria per respirare, una goffaggine che mi
salva l’anima e uno stile brillante e Maruška e Anna e gli amici
con cui vado a letto, il mio corpo e la poetry.
E anche tremendi dolori, che prendo a calci come
faccio col bidone del latte.
Kardelj, al quale perdono ogni cosa per quella speranza di
una megaLubiana da un milione e mezzo d’abitanti,
tutti irresistibilmente attratti dal socialismo.
Giudichiamo l’uomo dai suoi sogni.
Rospi, miele, luna, salici, Spalato, il Baltico, détériorer
né sia mai detto che tralascerò il nostro viaggio da Cracovia
a Danzica.
Il capotribù ti assolda uno spintonatore, corrompe l’addetto alla composizione
dei vagoni ed ecco che la famiglia pernotta tranquilla in prima classe,
si sveglia col sole a settentrione,

con la sabbia, le anseatiche, nibbi e aquile
e poi prosegue ad arco fino alle Alpi.
Dove nuotavamo, chatting with efendis, Yiddishe mamas,
dove cantavamo?
Da menzionare, assolutamente, il giardino della signora Nardelli e la sua Buick
scassata,
come mi ha ferito il colloquio con Hewitt, il chairman
di John Deer, che fece colazione con Tito offrendogli trattori
a prezzi da usuraio.
Lui a insistere con la sua stima incondizionata di Jagoda Buiæ, e che
nel 1880, quando prende avvio la sua storia, fino ai trent’anni
si girava rapati, poi invece coperti di pelo.
E,
il mio carissimo amico di cui non posso pronunciare
il nome, il Dzoran, viene da lui?1
Sure, but non for fuck lady, not for fuck
ma cosa diavolo combina questo san bernardo bianco, piscia?
Pino Pascali, belva infuocata, navi
Second Avenue, mito, Third Avenue, light,
dove sei mio dashiki?
E includere mi raccomando San Domenico di Taormina, e come
mi insozzai parlando di lui con Roy
McGregor Hasti, un fascista,
come io e Tomaž Brejc lanciammo qualche bomba a Roma
e poi via a rotta di collo ché c’era la pula,
come riuscimmo a gridarci in extremis: se ci beccano, invocare
l’ambasciata, se invece fila tutto liscio alle nove di sera da
Ivo, a Trastevere.
E lui disse tu sei un disgraziato d’italiano ed erano
le cinque e mezza di mattina alla Stazione Termini,
quando arrivò carico di libri, da cui
copiavo Jonas per la santa causa della rivoluzione
e minacciavo di ucciderlo.
Da allora volo in aeroplano e guardo la terra.
Da allora ho il Social Security Number e sono
un rinnegato.
Il più grande poeta slavo. Right.

RECENSIONI