Nuova collaborazione Casa della poesia e il Fatto Quotidiano
04/04/2011

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Voglio parlare di te notte - Monologhi 2014 144 Sensualità, ironia, passione, femminilità: ecco la prima antologia italiana di Barbara Korun, uno dei grandi talenti della poesia slovena. 978-88-86203-65-4 Poesia come pane Jolka Milič Jolka Milič La poesia di Barbara Korun sgorga dal suo porsi nella particolare prospettiva di osservatrice di se stessa, della propria posizione creativa, della dolcezza e asprezza della propria personalità, come confessione dei riflessi della bellezza dell’esistenza, come memoria delle prove della vita, degli eventi e dei pensieri. L’abbandono poetico alla dimensione erotica della vita fa rivivere in lei forti sensazioni spirituali, risveglia lo sguardo immediato dell’esperienza interiore, riattiva la passione e il desiderio, ma vivere tale turbamento significa soprattutto trovarsi in una situazione di apertura ad una coraggiosa intimità. Nel mettere a nudo il suo principio femminile, l’autrice coglie il significato delle parole nell’abbandono estatico alla poesia – al peso della lingua, e attraverso lo svelamento della stretta intimità che si crea tra l’uomo e la donna, dettata dall’estasi del gioco di due corpi roventi – l’osmosi del contatto.

*

Notte
piena di sospiri
e di percettibile ansimare dei dormienti
muta gravità dei corpi
senza le radiazioni della coscienza
e la silente e densa presenza
di qualcosa di non umano
è sempre qua
di giorno pregna di luce solare
del brusío delle parole
di notte si sente
vive oltre i vulnerabili dormienti
avvolti nel buio e nelle lenzuola
l’anima
irretita dalla ragnatela dei sogni
attaccata al corpo
solo con un fragile filo
ancora più tenue del ricordo
e se
quella cosa oscura
quella cosa inumana
se
senza volerlo
urta contro il filo
l’anima
cade
cade
Cado.
Mi sveglio
con le palpebre incollate e il capogiro.
Di nuovo qua.
Attraverso la finestra
le rosse gocce dell’alba.


* * *


PICNIC NELL’IDILLIO DEL 21° SECOLO

noi due siamo giunti un pomeriggio
di domenica e abbiamo steso
la tovaglia di cucina sul nulla
sopra abbiamo disposto
le vivande e ci siamo seduti
con le gambe penzoloni
nel vuoto
il sole giallo sta tramontando
dietro all’orizzonte plumbeo
raffiche di mitraglia
sono il canto degli uccelli
ci fanno ombra
i bombardieri
ridiamo e mangiamo
ma il riso maschera
lo sfacelo e il cibo dà
la forza per la fine
non riesco proprio a immaginare
quando avvolgeremo la tovaglia
di plastica e ce ne andremo
da nessuna parte


* * *


Hannah Arendt riferisce sul processo di Eichmann
Gerusalemme, Israele, maggio 1962


Per parlarne la poesia non basta.
Parecchie migliaia di pagine di rapporti.
Ogni parola ha davanti un nome.
Ogni nome è un uomo: corpo e spirito.
Ognuno deve essere responsabile di ciò
che ha detto, di ciò che ha fatto.
Non davanti a Dio, davanti agli uomini.
Davanti ai giudici.
Qui non c’è posto per la poesia.
Si susseguono i paragrafi, le norme,
un articolo dopo l’altro. Leggi,
costituzioni, mozioni, emendamenti.
Un disperato tentativo – l’unico che conta –
di scorgere il male, collegarlo con un nome,
il nome con una persona e trascinare la persona
in tribunale. Seguire pazientemente ogni segno
alfabetico senza perdere d’occhio il suo senso.
Dimenticare la propria sofferenza.
Limitare il male. Nient’altro.
No, la poesia non basta.
Ma proprio lei è la sorgente della luce
che riesce a rendere il male visibile.
Solo grazie alla sua esattezza
riesco a separare gli strati della
realtà personale da quella comune,
seguire l’inconcepibile apparente
rapporto tra cause e effetti.
Per me sono crollati tutti i sistemi di giustizia.
Mi si è disgregata la lingua,
cerco di ricomporla,
con pazienza e precisione,
pagina per pagina, pagina per pagina.
Anche senza la lingua
so mantenere la presenza di spirito.
La cicatrice nella lingua
mi serve,
testimonia l’attenzione.
Mentre scrivo, tutto il tempo
mi suggerisce
il contrario, distruttive assurdità,
sfrenati giochi di parole e di destini,
ogni sorta di cose impossibili;
con forza selvaggia, irrefrenabile
mi strappa la verità dalle mani
e me la rende uguale, ma trasformata:
con un’ombra, smisurata, profonda
e palpitante
che alle cose dà la forma,
alle azioni il significato.
Korun Barbara
È nata nel 1963 a Ljubljana in Slovenia, dove tuttora risiede. Laureata in slavistica e letterature comparate, pubblica poesie in molte riviste slovene, scrive saggi, recensioni letterarie, critiche teatrali e partecipa a manifestazioni culturali. Nel 1999 la casa editrice Mladinska knjiga di Ljubljana stampa la sua raccolta di poesia "Ostrina miline" (La scabrosità della dolcezza), premiata come migliore opera prima. Nel 2003 pubblica negli Stati Uniti un libro di liriche dal titolo "Chasms" e nel 2005 in Irlanda una raccolta di sue poesie. Nel 2008 due suoi nuovi libri di poesia vengono editi e tradotti in croato e bosniaco. Il suo quarto libro di poesie, Pridem takoj (2011), ha ricevuto i prestigiosi premi Veronika e Zlata ptica. È presente in varie antologie nazionali e internazionali. Con il percussionista sloveno Zlatko Kaučič ha inciso il CD "Vibrato tišine" (Vibrato del silenzio) basato sulle poesie del famoso poeta sloveno Srečko Kosovel; inoltre ha diretto il monodramma "Gospa Judit" (La signora Judit), tratto da un racconto di Cankar. Il suo stile è lucido, forte e tremendamente energico. Scrive bellissime poesie erotiche che valorizzano il desiderio femminile, la passione e l’appagamento in contrasto con la volgarità della nostra cultura attuale fatta di pornografia e oscenità. È piena d’amore per la vita e lo comunica con precisione, delicatezza e freschezza.
Le sue poesie sono state pubblicate in molte antologie e riviste, in dodici lingue.
Lavora nelle case editrici delle pubblicazioni letterarie Apokalipsa e NOVA Revija.
Per Casa della poesia ha partecipato a "Il cammino delle comete" nel 2005 e agli Incontri di Sarajevo nel 2006, a "La poesia resistente. Napolipoesia" nel 2010. Organizza letture di poetesse slovene ed è attiva nella promozione di poesia nelle scuole elementari e medie. In Italia è stata pubblicata l’antologia “Voglio parlare di te notte. Monologhi” (2014). Attualmente lavora alla sua prossima raccolta di poesie dal titolo provvisorio Medtem (‘Nel mezzo’), dedicata interamente a luoghi di passaggio quali le sale d’aspetto delle stazioni di treni e degli aeroporti. Nel 2016 ha ricevuto il Premio internazionale Casa della Poesia.
Negli ultimi mesi sta lavorando come volontaria nei campi profughi in Slovenia.
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