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04/04/2011

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Paul Polansky a Napoli
14/11/2009 Fulvio Tuccillo del 14-11-2009 num. 214 - pag. 72

"Undefeated", un libro racconta l'impegno del poeta a favore dei Rom Forse bisogna conoscerlo Polansky per capire la sua vita e la sua poesia: lo sguardo vivacissimo, il fisico asciutto ed ancora quasi atletico (malgrado i 67 anni), il sorriso aperto, l'atteggiamento ed il look essenziale di chi è abituato a viaggiare di continuo. Ma poi bisogna leggere le storie terribili e commoventi che egli ci narra in versi, le tante testimonianze della lunga persecuzione di un popolo finora quasi ignorate, che sono anche testimonianze sulla condizione umana in genere e ci lasciano quasi stravolti. Anche perché risulta subito evidente che non v'è mai compiacimento in quello che egli descrive con fotografica precisione, ma piuttosto un'attonita partecipazione, un intento di estrema fraternità. Polansky è uno scrittore e poeta americano, nativo dello Iowa, con un buon passato di sportivo e pugile dilettante, che, rifugiatosi a suo tempo in Europa per evitare l'arruolamento per la guerra in Vietnam, ha vissuto a lungo a Madrid, e poi si è intensamente occupato delle vicende degli zingari europei ed in particolare dei Rom kossovari e balcanici. Popolazioni che sono state tutte vittime a più riprese di veri e propri tentativi di genocidio, di cui il più noto è quello compiuto dai nazisti (che costò la vita a circa 2 milioni di persone). Tuttavia Polansky – attraverso le sue ricerche – ha ricostruito anche alcuni episodi quasi del tutto sconosciuti, come ad esempio l'esistenza di un vero e proprio campo di sterminio nella Boemia meridionale, a Lety, gestito dai ceki e fino al 1943 ignoto perfino ai nazisti. Intempi recenti la persecuzione e talvolta lo sterminio sono continuati nei Balcani, anche durante la guerra del Kossovo, e tuttora esiste la gravissima situazione dei rifugiati nei campi Onu di Mitrovica, che si estendono su un terreno altamente contaminato dal piombo. Per la sua opera a favore dei Rom Polansky ha ricevuto importanti riconoscimenti tra i quali lo Human Rights Award dalla città di Weimar. Polansky è venuto in Italia in occasione della pubblicazione del suo ultimo libro, «Undefeated», una raccolta di poesie pubblicata da Multimedia Edizioni (Salerno), e presentata a Napoli il 2 novembre scorso presso la Biblioteca Nazionale, dall'americanista Gordon Poole, in una manifestazione che si inserisce nel quadro delle attività culturali promosse dal direttore Mauro Giancaspro, organizzata da Lucia Marinelli e Maria Massimo (funzionari della Biblioteca), ed animata da interessanti interventi, fra i quali quello di Sergio Iagulli, della Casa della Poesia, e di alcuni esponenti della comunità Rom di Napoli. «Undefeated» (mai sconfitto) già nel titolo richiama un atteggiamento particolare verso la vita, che è proprio di chi – come Paul Polansky – si cimenta con una realtà difficile, terribile, cui non si arrende. L'opera, curata e ben tradotta da Valentina Confido, con una nota introduttiva di Jack Hirschman e testo inglese a fronte, di questa realtà ci offre tutta una serie di stralci, di tranches impressionanti per il loro realismo (come il famoso «The Well»). Quello descritto da Polansky è un mondo da cui sembra bandita la speranza ed in cui tuttavia qualche luce esiste: è affidata alla voce dei perseguitati ed è quella stessa che dona ad essi (ed a noi) chi narra, chi chiama questo popolo rejetto a far parte – comunque – della nostra storia, del nostro mondo. Ed essi ci insegnano qualcosa. Ci insegna qualcosa la donna a suo tempo perseguitata dai nazisti, poi internata a Lety e che ora vede suo figlio vittima di analoghe violenze e conclude così, come uno dei personaggi di «Spoon River»: «pensavo di essere sopravvissuta,/ ma credo di aver solo/ barcollato/ senza arrivare da nessuna parte». Ci insegna qualcosa anche un altro personaggio femminile che, dopo innumerevoli delusioni ed abusi, afferma di aver trovato l'amore solo per strada: «Ma in strada/ è amore/ quando qualcuno/ divide con te una coperta/ e non ti tocca». Colpisce e commuove soprattutto l'estrema e nascosta tenerezza del poeta, a buon diritto erede di una grande tradizione letteraria (Lee Masters ed Hemingway, Whitman e Steinbeck), una tradizione ove le vibrazioni della vita vissuta hanno sempre avuto un'importanza primaria. Fulvio Tuccillo