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04/04/2011

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L’altra America, quella che conta
29/01/1993 Sergio Iagulli Liberazione

Personaggio mitico della sinistra americana e, in particolare, californiana, Jack Hirschman è stato definito, dalla rivista specializzata Poet News, “il più importante poeta vivente dell’America”. Soglia infinita (Multimedia Edizioni, Salerno), come gli altri libri di Hirschman, è poesia della gente. Non il tipo di letteratura che è espressione individuale, brillante introversione o esibizione di un grido, ma poesia che fa della sofferenza e della resistenza di molti la credibile essenza della vita negli Stati Uniti oggi. Hirschman esplora l’amore, la vita nelle strade, la fame, l’essere senza tetto e la censura con uno stile lirico diretto. Attivista profondamente impegnato, Hirschman scrive una poesia che è imperturbabilmente politica, accesa di passione e humor: oppone ad una poesia di immaginazione la sua poesia della realtà. «Io mi considera un poeta e un comunista, un agit-prop, per la trasformazione della società a tutti i livelli. So che queste definizioni sono difficili da capire ai nostri giorni, quando il periodo dell’Unione Sovietica è finito, perché la stessa definizione, agit-prop, è legata a quel periodo. Di fatto sarebbe facile dire che sono semplicemente un poeta, un artista o anche un operaio della cultura. No, non leggo Majakovsky. Non è necessario. Dimentico Neruda, Moncada, Grenada. Rime di “da”, sì da da da. La classe al governo cala la benda dell’amnesia sui nostri occhi, ma noi ci alziamo come se stessimo ascoltando una bellissima musica». Le poesie di Hirschman sono dedicate alla lotta politica, alla vita di San Francisco, ai diseredati, agli homeless, ai disoccupati, agli illegali, ai giovani, ai neri, agli indiani, ai “dimenticati”. È soprattutto a questi diseredati che Hirschman come poeta e come uomo politico, membro del Communist Labor Party of North America, fa riferimento per la costruzione di un nuovo soggetto rivoluzionario. «Nasce una nuova classe: la classe dei non-operai. I veri proletari. Per la prima volta nella storia, ci troviamo nella condizione in cui il bisogno del cibo, di casa, di sanità, di istruzione diventano oggettivamente un imperativo mondiale per ogni uomo, donna e bambino. È realmente “il conflitto Finale” della canzone l’Internazionale». In questo senso Hirschman si considera un agit-prop. Un dinosauro del futuro, un’anomalia in un mondo in cui il prodotto e la produzione artistica si sposano al business-arrangement che crea indifferenza e apatia nella condizione culturale nelle mani del “capitalismo” oggi. «Il mio tuono di rabbia contro l’ingiustizia, e la tenerezza che sento per le vittime della robotizzazione hanno origine in questi poveri che ovunque si stanno sollevando. Perché credere che il numero dei disoccupati, dei senza casa e degli affamati stia diminuendo, significa prendersi in giro. La situazione rivoluzionaria non è complessa: è semplice. La tecnologia elettronica sta gettando la gente in una condizione di disoccupazione allarmante». E il poeta americano agit-prop vuole essere accanto, insieme ai “dimenticati” con il suo stile asciutto e immediato, «lottando per ricomporre il moderno idioma inglese, anzi inventando un nuovo linguaggio, o almeno un ritmo sincopato la cui dissonanza non lascerà dormire le coscienze liberali. O quelle di chiunque altro, perché è musica per far stridere i nostri sensi»

Sergio Iagulli