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04/04/2011

racconti Estratto

Racconti Racconti d'amore e di guerra, in cui l'ironia acquista un sapore d'amaro ma resiste tenacemente, insieme ad un grottesco che non è mai eccessivo, ma è piuttosto delicato, patetico, proprio di quei montevideanos, un po' sprovveduti e tenacemente nostalgici, lanciati sulle strade dell'esilio. 23 racconti di uno dei più grandi autori latinoamericani del secondo Novecento.
racconti
Racconti 1995 88 – 86203 – 09 – 8 136 Altre Americhe Rosa Maria Grillo E. Falivene, M. C. Mitidieri, A. Sara
12,50 €
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L'ESPRESSIONE

Milton Estomba era stato un bambino prodigio. A soli sette anni eseguiva la Sonata Num. 3, Op. 5, di Brahms, e ad undici il consenso unanime della critica e del pubblico accompagnò la sua serie di concerti nelle principali capitali d'America e d'Europa.
Tuttavia, quando compì vent'anni, si poté notare nel giovane pianista una evidente trasformazione. Aveva cominciato a preoccuparsi eccessivamente di curare una gestualità ampollosa, un modo affettato di atteggiare il volto, di corrugare la fronte, gli occhi in estasi, e qualche altro effetto simile. Egli chiamava tutto ciò "la sua espressione".
Un po' alla volta, Estomba si andò specializzando in "espressioni". Ne aveva una per suonare la Patetica, un'altra per Bambine nel Giardino, un'altra per la Polacca. Prima di ogni concerto provava davanti allo specchio, ma il pubblico entusiasticamente appassionato prendeva queste espressioni come spontanee e le accoglieva con applausi fragorosi, acclamandolo e accalorandosi.
Il primo sintomo inquietante apparve un sabato durante un'esibizione. Il pubblico avvertì che stava succedendo qualcosa di strano, e dall'applauso trapelò un velato, iniziale stupore. Il fatto era che Estomba aveva suonato la Cattedrale Sommersa con l'espressione della Marcia Turca.
Ma la catastrofe sopraggiunse sei mesi più tardi e fu riconosciuta dai medici come amnesia lacunare. La lacuna in questione riguardava le partiture. In un lasso di tempo di ventiquattro ore, Milton Estomba dimenticò per sempre tutti i notturni, i preludi e le sonate che avevano fatto parte del suo ampio repertorio.
La cosa sorprendente, quella veramente sorprendente, fu che non avesse dimenticato nessuno dei gesti ampollosi ed affettati che accompagnavano ogni sua interpretazione. Mai più ha potuto dare un concerto per piano, ma rimane qualcosa che può consolarlo. Ancora oggi, il sabato sera, gli amici più fedeli vanno a casa sua per assistere ad una muta esibizione delle sue "espressioni". Tra loro è opinione unanime che il suo capolavoro è l'Appassionata.

(1950)