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04/04/2011

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Il volto nascosto delle cose nei versi di Giancarlo Cavallo
04/03/2008 Stefano Lecchini Gazzetta di Parma

Se, giusta la severa sentenza di Michel Foucault posta in esergo, fra le parole e le cose esiste uno iato incolmabile, si potrà provare a dire solo ciò che si immagina: e, tramite il «ricamo di silenzi / e riccioli d'ombra» della finzione, puntare, più obliqui che dritti, al cuore della verità (con o senza maiuscola). Tanto si evince dall'intensa silloge di Giancarlo Cavallo, «Quadreria dell'Accademia e altre poesie», appena uscita, a cura di Francesco Napoli che ne è anche l'acuto prefatore, per i tipi di Multimedia Edizioni. Cavallo(Salemo,1955) è poeta attivo da oltre un quarto di secolo («Poema Robinson», «Lo stato dei luoghi», «Oltre le terre emerse», «Breviario dell’avventuriero»): poeta peraltro non scevro da una forte tensione narrativa, che si è espressa, nel tempo, attraverso una mirabile serie di poemetti e poemi in prosa. La forma architettonica del poemetto riemerge di prepotenza in quest'ultima raccolta: e proprio a partire dalla «Quadreria» eponima, che assembla ritratti di vite immaginarie collocabili grosso modo fra il Cinque e il Seicento, con un paio di puntate fra la fine del XIX e il principio del XX secolo. Ora, non si appaleserà decisivo che questi uomini e donne (non importa poi quanto illustri) siano realmente esistiti; all'interno delle diverse sale, l’occhio pittorico di Cavallo ne bracca le vite, incatenando parole a un metro versatile ma sempre infallibile e a una fantasia figurale mai gratuitamente outré: per farne sprizzare, con tocco preciso e favoloso, delicato e profondo, la realtà che li informa. Come alcuni dei suoi personaggi, Cavallo insegue enigmi, orienti, vie di fuga: perché sa che forse solo così, se ogni tela alla fine è veramente interminabile, potrà attingere qualche barlume del volto nascosto delle cose - e del mondo. Solo «cambiando / tutto resta leggiadramente / immutabile», ci dice l'ultima strofa de «Le cale di Ascea» (un recente poemetto che fa il paio con un partecipe omaggio «a matita» a Pier Paolo Pasolini): e forse, mentre ogni istante passa, muta e si tramuta in nebbia, per vedere o continuare a vedere realmente una cosa basterà nominarla (Foucault è sconfìtto da Roberto Longhi), reinventandola in poesia. Stefano Lecchini