Nuova collaborazione Casa della poesia e il Fatto Quotidiano
04/04/2011

nero-cuore-dell-alba

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Nero cuore dell'alba 1997 88 Questa raccolta di Martha Canfield dimostra ancora una volta che la poesia è l'istanza più alta di cui l'uomo possa servirsi per vincere il tempo e le sue gravi astuzie, per situarsi nel posto giusto dell'universo, dove tutto quello che ci circonda è incidentale e passeggero. Ma, nello stesso tempo, questa poesia annuncia e definisce la presenza, sempre viva e tangibile, delle forze naturali che ci accompagnano nel nostro transito sulla terra. (Álvaro Mutis) 88 – 86203 – 27 – 6 Le belle bandiere Questa raccolta di Martha Canfield dimostra ancora una volta che la poesia è l'istanza più alta di cui l'uomo possa servirsi per vincere il tempo e le sue gravi astuzie, per situarsi nel posto giusto dell'universo, dove tutto quello che ci circonda è incidentale e passeggero. Ma, nello stesso tempo, questa poesia annuncia e definisce la presenza, sempre viva e tangibile, delle forze naturali che ci accompagnano nel nostro transito sulla terra. Nel nominarle Martha Canfield lo fa con un linguaggio interamente limpido e trasparente, e scarta ogni artifizio letterario, per dare spazio alla metafora soltanto quando essa va più lontano della semplice enunciazione verbale. Voglio ripetere qualcosa che ho detto recentemente e che, a mio giudizio, si addice con perfetta fedeltà alle poesie riunite in questo libro. Ho detto che ogni poesia è in fondo una preghiera. La poesia ci conduce verso quell'altra sponda dove la realtà di ogni giorno ci sorprende nel trasformarsi in un mondo in cui tutto acquista un senso trascendente e s'illumina con un'aura che gli dona una sorta d'eternità dove tutto è salvo.
Martha Canfield raggiunge con questi versi, in maniera sorprendentemente efficace, ciò che Odysseas Elytis preconizza per la poesia: "La poesia incomincia laddove l'ultima parola non spetta alla morte... Dobbiamo svuotare la morte di quello con cui l'hanno riempita e portarla verso la trasparenza assoluta".
Ecco quello che ottiene Martha Canfield, con una pienezza senza ombra, nelle sue poesie raccolte in Nero cuore dell'alba. Celebriamo con lei questo miracolo.

Álvaro Mutis
LETTERA A JULIO CORTÁZAR

Il gioco non era facile
ma esistevano infine le chiavi
e attraverso i tuoi specchi musicali
ti ho inseguito alla rovescia
filo di Arianna che cerca la porta
dell’ingresso
e nel centro ho trovato il tuo volto
come se fosse l’unico vero
e ti ho toccato nelle vene senza dire la carne
e tu provato sacerdote che conosce i riti
mi hai finalmente battezzato
nelle fangose e dolci acque
come lo scuro argento del tuo fiume
che è anche quello mio
e subito ho voluto spezzare lance
contro l’ordine stabilito
e amare a bruciapelo
e amare in controsenso
e piangere e piangere fino a diventar pioggia
e inseguire la mia ombra
nei cortili vicini
e graffiare le pareti interiori
fino a trovare l’uscita
finalmente imbarcata nella parola giusta
e poi tentare
la tenerezza e l’ira
lo sdegno
l’ironia
- tu conoscevi l’intera cerimonia
ma eri costretto a non svelarla -
in un melodrammatico gesto finale
come il pagliaccio estrae dalla tasca
un cuore di cartoncino rosso
anch’io ho dovuto portare fuori il mio
come un gelsomino che profuma troppo
in mezzo alla strada
e dire alla gente che passava
oggi lo regalo, lei lo vuole?

*

DEAMBULATORIO

Lo spazio della poesia è sconfinato e buio. O meglio, più precisamente, lo spazio che separa noi dall’avvenimento poetico è una lunga tenebra. Ogni parola incontrata fende la tenebra, la strappa, apre o scopre in essa squarci di luce via via.
La soglia dell’abisso incute paura ma è d’obbligo deporre le armi per entrarvi.
Alla fine un centro si raggiunge ed è la pienezza. Ma la gioia dura poco. L’ordine creato, un attimo perfetto, è subito fugace. L’onda del reale tumultuoso invade la quiete felice della nostra sponda, reca sconcerto e pena.
Solo a distanza di tempo, e non sempre, ma qualche volta, nella lettura del pezzo scritto, si recupera un senso di bellezza e il ricordo di una beatitudine. Tuttavia il ricordo non appaga, anzi risveglia, spinge. E allora, di lì a poco, ci ritroviamo con la penna in mano, la sola spada ammessa.
Scrivere diventa così una costrizione, un dramma e una gioia, un mestiere infinito, come la vita.
IL CANALE DELLA GIUDECCA
Tutte le nubi del tramonto corrono
verso una sola idea inafferrabile
che tuttavia sento
radicata in me
come la ferita di un’unghia
che vorrei affondare e tuttavia
rimane in superficie
dolore tristemente
troppo sopportabile
bruciore dello spirito
che inutilmente vuole
congiungersi col cuore
desiderante invano
capriccio di un colore
di un viola acceso in acqua
- che copia le azalee dei vasi di un canale,
può darsi -
ma che riflette il cielo
l’insieme delle nubi
muovendo senza vento
nella calma autunnale
di un settembre di sogno
verso il punto finale
di una fine infinita
in cui radunarsi
sarebbe
calma
oblio
amore della fiamma
un rinato candore
bramosia appagata
di una ferita lieve
che si vorrebbe fonda
fino al limite estremo
dietro il quale non sono
non amo non ti voglio
non percepisco nubi
né mi trascina il vento
né risplende settembre
insieme al tuo ricordo.
Canfield Martha L.
Nata il 28 maggio 1949 a Montevideo (Uruguay) da padre inglese e madre italiana, ho fatto lì le scuole. Ho frequentato invece l'Università in Colombia, ottenendo la laurea e il dottorato in Lettere e Filosofia alla Pontificia Universidad Javeriana di Bogotà e un Master in Studi Ispanoamericanistici all'Istituto Caro y Cuervo della stessa città, dopodiché mi sono trasferita a Firenze dove risiedo fin dal 1979.

La mia esperienza didattica iniziò molto presto all'Università Javeriana di Bogotà, subito dopo la mia laurea. Ho confermato quindi la mia vocazione all'insegnamento e ho stabilito subito un legame fra ricerca e riscontro della ricerca mediante il colloquio didattico. L'attività didattica mi ha concesso di studiare tutti i periodi della letteratura spagnola e ispanoamericana e ha sviluppato in me l'interesse per la letteratura comparata. La mia ricerca si è concentrata nella letteratura del secolo XX (compresa la fine del XIX attraverso lo sviluppo del movimento modernista) senza distinzione di generi.

Attraverso le mie pubblicazioni credo si possa individuare un filo conduttore nel cercare di definire e strutturare le singole poetiche degli autori studiati, in base alla lettura analitica delle opere e spesso anche in rapporto alla propria vita, rapporto che non è affatto meccanico ma che esiste come fonte germinale e che può essere diretto, ma più spesso è indiretto, paradossale, sostitutivo, inverso.
Individuare questo tipo di rapporto può essere illuminante dell'opera stessa nonché dei meccanismi della creazione letteraria. È in questa direzione che ho cercato di studiare aspetti dell'opera di García Márquez (si veda il mio libro sul Patriarca ), López Velarde , Idea Vilariño (v. la prefazione a La sudicia luce del giorno ), Álvaro Mutis (v. la prefazione a Gli elementi del disastro , ma anche il saggio sul sogno e la morte nella poesia ), Julio Cortázar (v. i saggi sui cronopios , e anche quello sul labirinto ), Jorge Eduardo Eielson (v. il saggio sul viaggio nel corpo ). Come si vede inoltre dalla scelta degli autori precedentemente citati (due colombiani, di cui un premio Nobel, un messicano, una uruguayana, un argentino, un peruviano), ho cercato di dare alla mia ricerca un orizzonte continentale, mai chiudendomi nei confini di una o di poche nazioni del vasto panorama ispanoamericano.

L'attività didattica mi ha portato a cercare di strutturare nella maniera più semplice possibile i grandi movimenti letterari, a cercare di dare in sintesi ciò che nella realtà storica è stato complesso e spesso tumultuoso, come ad esempio le avanguardie, o i movimenti narrativi contemporanei. Due esempi di questo tipo di lavoro si trovano in Un siglo de poesía e in La narrativa colombiana del último ventenio .

Parte della mia produzione critica riguarda autori generalmente poco studiati perché recenti oppure trascurati, ma dotati di originalità nello stile e di particolare efficacia nei mezzi espressivi. A questi autori mi sono dedicata con saggi critici (v. José Antonio Ramos Sucre ; Julio Ricci ; Carmen Boullosa ), oppure con traduzioni, proponendo singoli libri o antologie in italiano o inserti su riviste (v. Vlady Kociancich , Márgara Russotto , José Balza , Humberto Ak'abal ).
L'interesse filologico con il ristabilimento del testo originale in base allo studio dell'editio princeps e/o dei manoscritti si vede sostanzialmente nella mia edizione di Ariel di José Enrique Rodó .

I miei lavori sono pubblicati da varie case editrici e raccolti in edizioni o riviste specialistiche italiane e non. Tuttavia recentemente il bisogno di fornire agli studenti materiale aggiornato in traduzione o con testo a fronte mi ha portato a fondare una collana "Latinoamericana" pubblicata dalla fiorentina casa editrice Le Lettere, nella quale sono già usciti numerosi volumi di romanzi, poesia e saggistica. Dall’anno scorso dirigo inoltre, per la casa editrice romana Ponte Sisto, la collana “Doppiofondo”, dedicata alla poesia in lingua spagnola.

Infine vivo interesse, sicuramente legato alla mia personale attività creativa, provo per la traduzione poetica, della quale ho cominciato anche a studiare i meccanismi e la teorizzazione, anche a scopo didattico, legato alla specialistica in traduzione letteraria che abbiamo alla Facoltà di Lettere di Firenze.

Martha Canfield
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Il suo primo libro di poesie in italiano dal titolo "Nero cuore dell'alba" è stato edito presso la Multimedia Edizioni.
Ha partecipato con Casa della poesia a diversi Incontri internazionali di poesia ("Verba Volant", "Lo spirito dei luoghi", "Napolipoesia", "Poesia contro la guerra").
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