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04/04/2011

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Agneta Falk: It's not Love, it's Love
16/05/2001 Marco Nieli Vico Acitillo 124 - Poetry Wave

Ha scritto Lawrence Ferlinghetti che le sue poesie "danno a noi americani la possibilità di capire fino in fondo la coscienza di un paesaggio grigio molto lontano dal nostro." Di paesaggi molto lontani dalla solarità californiana si tratta, indubbiamente, se è vero che Agneta è nata nella brumosa Stoccolma nel 1946 e ha vissuto dal 1969 in Inghilterra, per lo più tra Lincolnshire e Yorkshire. Le stupende poesie di "It's not Love, It's Love", tradotte e pubblicate dalla Multimedia di Salerno, sembrano generarsi nel chiaroscuro autunnale di un landscape geografico e umano ai limiti della vivibilità. In un universo grigio dove "life's on low watt ("Opaque Hell", p. 10)", saturata com'è dalla pioggia incessabile e dalla frammentazione delle relazioni, la speranza assomiglia al timido raggio di sole che trapela tra le nubi in un momento di magico incanto degli elementi. Di questo incanto, la poesia della Falk si fa magistralmente interprete, intessendo di una fitta trama di interrelazioni metaforiche la gratuità e vacuità di un agire quotidiano privato ormai di senso. In un crescendo di fiducia nella forza umanizzante della parola, le liriche della raccolta rivelano barlumi di luce intermittente sull'inagibilità di un quotidiano opprimente come il cielo dello Yorkshire: "the clouds shift / play havoc with the light / tear the hills apart / so you never quite know / when or where you are. ("Whisperings", p. 8)." Fonte dell'angoscia esistenziale è il "symbiotic rot", che determina la scissione tra la maschera implicata dal nostro ruolo nella società e uno scomodo rimosso, i cui contenuti sono innanzitutto sociali ("the exclusion of those / whose blood is thinning / to the point of powerless oblivion, / the isolated shape / in the street or bar, / leaning on surfaces /that lay no claim to them, …(For Real", p. 14)." Le implicazione socio-politiche che lo sguardo poetico comporta sono ben presenti nella poesia della Falk, che non disgiunge mai il compito di guardare il mondo con occhi diversi da quello di trasformarlo nel concreto. Assumere una certa visuale significa allora simultaneamente prendere una posizione, anche politica, di fronte alla violenza insita nei rapporti sociali: è quello che succede in "Shivering Mountain", dove si parla di una giovane prostituta uccisa dal suo protettore, o in "Post-cards", dove la voce narrante si trova al centro di un episodio di guerrilla in Guatemala. In "Old Blood" e in "Found Poem" sono gli orrori della guerra nord-irlandese e di quella del Kossovo a suscitare i toni indignati di "a poem decrying the injustice visited upon human beings by systems of exploitation and oppression ("Afterword", p. 120)." I toni delle prime liriche di "It's not Love, It's Love" riecheggiano i modi confessionali delle americane Sylvia Plath e Anne Sexton, con una forte insistenza sulla dimensione soggettiva dell'esperienza e un tipo di metaforicità più discorsiva. Man mano che la visione della poetessa si affina, tuttavia, il verso diventa più slant (obliquo), alla maniera della Dickinson, o di una Hilda Doolittle, acquistando attraverso la brevità una maggiore incisività di prospettiva. La rarefatta sospensione di questi testi, mai fine a se stessa, sottende sempre una dolorosa tensione esistenziale, che si manifesta in primo luogo nell'irrequietezza del proprio essere donna e artista: "it's in this space / between coming and going / she falls outside the circle // of being at home / with the structures that / make up a dwelling // to dance and sing / her own songs / where her tongue / can move freely // toward new beginnings…("It burns", p. 34)." La precisione dell'immagine è per Agneta un imperativo etico irrinunciabile della poesia, soprattutto quando questa sceglie di esplorare i terreni accidentati del feeling amoroso. E' appunto la descrizione lucida e appassionata dell'estasi erotica a fare da veicolo per una rinnovata fiducia nelle capacità dell'uomo di reinventare un mondo (il mondo?) a sua immagine e somiglianza. L'amante si con-fonde al limite dell'assurdo col corpo della donna e da questa fusione scaturisce, finalmente, dopo un'attesa interminabile, la luce: "Her body opens / to the light he pours / into her and together / they travel the alleyways / of ancestral weeping…("Hand", p. 118.)" Luce e silenzio non sono sinonimi di escapismo dal mondo per la Falk, ma vie di liberazione del mondo e nel mondo. Sono esperienze che si pongono come "goads to the deeper affirmation of love and the global victory of the spirit ("Afterword", p. 120)." Così in "Do you know", il silenzio appare come qualcosa che "rises louder than a scream / that hurls itself against / the wall of indifference / that silence which has had / its tongue cut out / but never ever stops screaming ("Do you know", p. 92)." Nutrita alle fonti delle poetiche d'avanguardia europee ed americane, la poesia della Falk non tradisce mai la sua vocazione a un imperativo etico della scrittura, che si traduca innanzitutto in un posizionamento strategico (in senso emozionale, ma anche politico) della parola. La condizione della donna, del reietto sociale e dell'artista sono il perno della sofferta quest per una continua ridefinizione del senso del nostro essere nel mondo, in vista di una sua trasformazione utopisticamente sempre più necessaria. È solo accettando pienamente "the burden of negation and chaos in contemporary life" che la voce del poeta riesce a rivelare sprazzi di luce e speranza attraverso le maglie di quella negazione. La poesia di Agneta assolve a questo compito mirabilmente, regalandoci momenti di irripetibile incanto. Come il primo raggio di sole, dopo la pioggia insistente dell'autunno.

Marco Nieli