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04/04/2011

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Arriva nuda la libertà 2014 104 Come restare vivi senza parlare di voi, vittime della lotta per la libertà in Siria? Come può la poesia giustificare la propria esistenza e testimoniare la propria nobiltà se non si unisce alle lotte dell’umanità? 978–88–86203–66–1 Sergio Iagulli e Bianca Carlino Bianca Carlino (e Raffaella Marzano) Sotto lo stillicidio delle immagini


Come restare vivi senza parlare di voi, vittime della lotta per la libertà in Siria? Come può la poesia giustificare la propria esistenza e testimoniare la propria nobiltà se non si unisce alle lotte dell’umanità?

Fin dal 15 marzo 2011, giorno in cui è sbocciata la primavera nel cuore del popolo siriano, inaridito dalla lunga privazione imposta dalla dittatura, l’immagine di questo popolo che si solleva mi perseguita giorno e notte. Non solo perché molti di coloro che mi sono cari sono rimasti lì, ma anche a causa di quel coraggio e di quella volontà che mi hanno toccato nel profondo.
Giorno e notte, ho vissuto questi mesi sotto un costante stillicidio d’immagini ed informazioni che mi arrivano da lì, attraverso internet, attraverso le reti sociali come Facebook, attraverso i media, soprattutto arabi, i video, youtube, attraverso le testimonianze di amici.
Il mio corpo è qui e la mia anima laggiù. Ho provato gioia, ma anche dolore. E persino un senso di colpa per non essere lì sul posto, benché io viva in Francia già da lungo tempo.

La poesia, questa realtà fragile come il profumo del gelsomino, cosa può davanti ai carri armati? Ma si sa che, in ogni epoca, i poeti e la poesia sono sempre stati nel mirino delle dittature – dall’assassinio di Callistene da parte di Alessandro il Grande fino ai giorni nostri – perché la parola ha una forza potente temuta da tutte le dittature.
Molti pensano che la poesia sia una questione di immaginazione e che descrivere delle immagini del mondo reale sia un esercizio banale. Mi torna in mente quanto aveva fatto Bertolt Brecht durante la guerra con il suo L’Abicì della guerra in cui ogni quartina commentava una fotografia di attualità ritagliata dai giornali. Non per glorificare la guerra, ma per mostrare, ai suoi contemporanei e per i tempi a venire, che la guerra è la più orribile delle realtà. Quel che è strano, è che io ho cominciato questo libro prima di scoprire la raccolta di Brecht...

Afferrare un istante attraverso le parole, mettere in luce un dettaglio, realizzare così “un fermo immagine” è un modo per estrarre il movimento dal video e congelarlo sulla pagina, per fissare l’istante e metterlo in prospettiva. Attraverso le parole la poesia introduce un movimento nell’immagine e le dà un senso, che naturalmente è legato ad una mia interpretazione. Dal mio punto di vista, anche questo è la poesia.
Malgrado la quotidianità dell’orrore, questo non può banalizzarsi e divenire “normale”.
Il mio popolo non è impegnato in una guerra civile, ma in una rivoluzione democratica che finirà per trionfare. Questa rivoluzione ha mostrato non solo l’atrocità di cui l’essere umano è capace, ma anche la bellezza e la nobiltà di molteplici atti.
Queste poesie sono degli omaggi alle vittime che hanno perso la vita sotto i bombardamenti, gli assassinii e le torture. Ed è anche un omaggio alle famiglie per le quali nessuna gioia, nemmeno quella della vittoria, potrà cancellare l’amarezza di avere perduto
per sempre i loro cari.
Fino a questo giorno di marzo 2014 ci sono stati più di 250.000 vittime e 8 milioni di profughi. Difficile menzionare tutti i nomi benché avrei voglia di scrivere i loro nomi su ogni pagina. Ci sono i civili, e non dimentico i soldati dell’esercito regolare anch’essi intrappolati in questa violenza. Soprattutto non dimenticare nessuno.
Così come ci sono “militi ignoti”, ci sono molti uomini e donne comuni e bambini ignoti. Contadini, medici, artisti... ed il corpo stesso della terra siriana è reso martire.
Le poesie che seguono sono dunque poesie d’amore e allo stesso tempo un inno alla libertà e alla giustizia.

La morte ma non l’umiliazione. Un grande popolo nel XXI secolo ha deciso di rinascere...


Maram al-Masri
La Siria per me
è una ferita sanguinante
è mia madre sul letto di morte
è la mia infanzia sgozzata
è incubo e speranza
è inquietudine e presa di coscienza.
La Siria per me
è un’orfana abbandonata.
È una donna violentata tutte le notti da un vecchio mostro
violata,
imprigionata,
costretta a sposarsi.
La Siria per me
è l’umanità afflitta
è una bella donna che canta l'inno della Libertà
ma le tagliano la gola.
È l’arcobaleno del popolo
che si staglierà dopo i fulmini
e le tempeste.

* * *

I figli della Libertà
non indossano abiti di cotone
la loro pelle presto si abitua alla ruvida stoffa.
I figli della Libertà
indossano abiti usati
e ai piedi scarpe troppo grandi
oppure nudità e ferite.
I figli della Libertà
non conoscono il sapore delle banane
né delle fragole
ma soltanto quello del pane duro
intriso con acqua di Pazienza.
La sera
i figli della Libertà
non fanno il bagno caldo
non giocano con le bolle di sapone
giocano con gli pneumatici
con i sassolini
e con i resti delle bombe.
Prima di andare a letto
i figli della Libertà
non lavano i denti
non ascoltano le favole
di principi e principesse.
Ascoltano il frastuono della paura e del freddo
sui marciapiedi
davanti alle porte delle loro case distrutte
negli accampamenti
o
nelle tombe.
I figli della Libertà
come tutti i bambini del mondo
aspettano
il ritorno della madre.
Testo OR
Masri Maram al
Maram al-Masri è nata nel 1962 a Lattakia (Siria), sulle rive del Mediterraneo, ad appena venti miglie marine dall’isola di Cipro. Vive a Parigi dal 1982. Dopo un primo libro pubblicato nel 1984 a Damasco dal titolo “Ti minaccio con una colomba bianca”, presso la casa editrice del Ministero dell’ Educazione, ritorna alla poesia con “Ciliegia rossa su piastrelle bianche”, pubblicato a Tunisi dalle Edizioni L’Oro del Tempo, nel 1997, e salutato con entusiasmo dalla critica dei paesi arabi.
Il premio del Forum culturale libanese in Francia, al quale partecipò il poeta libanese Adonis e destinato a premiare le creazioni letterarie arabe, le è stato attribuito nel marzo 1998.
Questo libro è stato tradotto in spagnolo, in francese, in corso e in inglese (Gran Bretagna e Stati Uniti).
Molte sue poesie sono state tradotte e pubblicate in riviste, in spagnolo, francese, inglese, tedesco, italiano, corso e turco.
Il suo terzo libro “Ti guardo”, pubblicato originariamente a Beirut nel 2000 (e poi in Francia e in Spagna) è stato pubblicato nell'agosto del 2009 da Multimedia Edizioni (traduzione dall'arabo di Marianna Salvioli). Il suo libro "Les âmes aux pieds nus", pubblicato in Francia da Le Temps des Cerises è stato pubblicato col titolo "Anime scalze" nel 2011 dalla Multimedia Edizioni / Casa della poesia che nel 2014 dà alle stampe "Arriva nuda la libertà" (traduzione dall'arabo di Bianca Carlino).

La sua poesia è inserita nel volume "Non ho peccato abbastanza. Antologie di poetesse arabe contemporanee" (Mondadori, 2007).
Maram al-Masri ha partecipato a numerosi festival internazionali di poesia in tutto il mondo e per Casa della poesia nel 2004 a "Il cammino delle comete" e a "Sidaja", nel 2005 a “Napolipoesia nel Parco” e agli “Incontri di Sarajevo”. Nel 2007 e nel 2009 ha preso parte a "VersoSud", Reggio Calabria.
È stata ripetutamente ospite di Casa della poesia in letture e festival.
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