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04/04/2011

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Jack Hirschman: poeta di confine
01/01/2006 Anna Lombardo LA GRU-Foglio di Poesia e Realtà

In “Volevo che voi lo sapeste” del poeta statunitense Jack Hirschman appare il volto dell’America sofferente e stretta nella morsa di un sistema che vuole tutto bruciato sull’altare del profitto, attraverso personaggi che egli ha conosciuto: una galleria umana che ripercorre anche stilisticamente momenti della sua vita. Storie e personaggi vivi e reali (anche quando la morte li ha portati lontano) che respirano freschi e vividi ai suoi occhi e davanti ai nostri: ecco la madre, gli amici (Hemingway, Corso), la moglie, i senzatetto e tanti altri che ci consegnano la testimonianza di questo tempo. Hirschman ci porta dentro quest’altra America, quella che solitamente è esclusa dalle parate nazionali, dalle reclam pubblicitarie, dai film mielosi, con voli poetici dolci e urlati, a tratti ironici e compassionevoli. La sua umanità poetica si fa graffiante anche verso la poesia stessa quando essa non è capace di far muovere, quando si nasconde dietro comode poltrone. La sua è poesia di confine, di strada, di vita. Gli scatti decisi e a tratti surreali dei versi che si allungano e si accorciano freneticamente in una salita e discesa negli inferi del sistema fa vibrare da dentro le nostre viscere. L’amore scorre anche in queste pagine e si appiccica come miele (meli). Jack indaga, scruta e si muove come una macchina da presa illuminando ogni cosa, ogni foglia d’erba che dal suolo americano si invola ed echeggia in Europa. La sua “visione” è come un faro sempre accesso; i suoi versi invitano ad uscire, ad attraversare quel confine che separa la nostra ratio dal nostro cuore, e riavvicina il nostro senso di giustizia uguale per tutti, della vita degna per tutti. Il filo rosso della sua poesia, che per molto tempo lo ha escluso dai riflettori dei palazzi (ma egli ama piuttosto il calore naturale del sole che non provoca guerre!), è molto intenso ed è difficile resistergli. Ciò che Hirschman voleva che noi sapessimo ( il titolo è una dichiarazione sia d’amore sia del suo continuo impegno di testimonianza) è chiaro e godibile in questa raccolta poetica (testi dal 1952 al 2004) bilingue che la Multimedia Edizioni di Salerno ha confezionato per una delle voci più sferzanti e significative della poesia americana attuale. Anche nella raccolta 12 Arcani, sempre della Multimedia Edizioni (2004), Jack non smette di ricordarci la scivolata disastrosa che il nostro tempo ha intrapreso. Il suo occhio attento ma dolente penetra la crudeltà e l’arroganza della guerra nel mondo:dal Kossovo all’Irak, da Genova alle Twin Towers. Hirschman indaga più a fondo, aprendo alla filosofia (in particolare ad Heidegger), accelerando i suoi “intrighi” linguistici e immaginifici e i giochi di parole. Le continue incursioni nella tradizione yiddish, nella lingua tedesca, nella storia degli ultimi anni dell’Europa (con l’olocausto sempre presente) e dell’America, danno a questi testi, di straordinaria “lucidità visionaria”, una dimensione globale e inglobante (con citazioni toccanti da Pasolini, poeti afghani, e altri). Il mondo così come lo abbiamo organizzato fa paura ( “Paura palbabile,/guerra planetaria,”, L’arcano della guerra) e ci consegna alla morte, ad un futuro che non potrà risolversi in nient’altro che in un “arcaico scavo archeologico”. Nell’Arcano delle Twins Towers, in particolare, (“La loro distruzione:/sogno di Hitler/”) la tragedia americana si specchia nella tragedia del popolo iracheno; tutta la violenza, l’ingiustizia accumulata negli anni rivela il corto circuito da cui scaturisce l’odio che prepara l’apocalisse del mondo (…”di un pianeta scorpione che si mangia/la coda”). La corsa istintiva e disperata della figlia Celia verso il luogo del disastro per prestare aiuto (...”o mia/coraggiosa, coraggiosa figlia.”), segnala la consapevolezza dell’assurdità che si va compiendo sui cieli americani. Il suo grido profetico-poetico ci fa sobbalzare dal sonno incosciente; è un boomerang che avverte che il lutto, se non ci si ferma, sarà grande per tutti. La generosa poesia di Jack si mescola con il corso e il flusso del “movimento dei movimenti”; ci avverte ma da dentro anche della nuova realtà dei sistemi di comunicazione (…Moto che potrebbe,/sfuggito di mano, …/raccogliersi in un’onda e diventare/ un movimento…/ L’Arcano dell’Etere) e indica una viva speranza anche per quegli “...occhi/dai quali/l’acqua viene estratta/senza fine/dietro questo burqa/…” che “…arderanno liberi e solleveranno/ le loro albe gemelle/ verso il cielo”, L’arcano della Guerra. Anna Lombardo