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	<title>Blog della poesia</title>
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	<description>Solo un altro blog targato WordPress</description>
	<pubDate>Tue, 06 May 2008 17:32:52 +0000</pubDate>
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		<title>Blue</title>
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		<pubDate>Tue, 06 May 2008 17:30:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Video]]></category>

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		<description><![CDATA[Blue_Falk.flv
Nel Blu
Vedo il mondo
quando chiudo gli occhi
quando ascolto il blu.
Sento una voce che ha vissuto
nel blu tanto a lungo da contenere
ogni errore, ogni memoria e fantasia.
Una voce ridotta a nulla
così lieve che posso udire ogni nome
in un unico nome, dove la fiamma blu sfiora
questo nome trasformandolo in un sussurro che brucia,
la voce che ti sale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.casadellapoesia.org/blog/wp-content/Video/Blue_Falk.flv">Blue_Falk.flv</a></p>
<p><span style="color: #800000;"><strong>Nel Blu</strong></span></p>
<p>Vedo il mondo<br />
quando chiudo gli occhi<br />
quando ascolto il blu.<br />
Sento una voce che ha vissuto<br />
nel blu tanto a lungo da contenere<br />
ogni errore, ogni memoria e fantasia.</p>
<p>Una voce ridotta a nulla<br />
così lieve che posso udire ogni nome<br />
in un unico nome, dove la fiamma blu sfiora<br />
questo nome trasformandolo in un sussurro che brucia,</p>
<p>la voce che ti sale dal di dentro<br />
e ti porta al mare<br />
dove una bufera cresce<br />
e ti riconduce all’indietro sull’acqua calma,</p>
<p>la voce che va<br />
dove nessun altro osa.<br />
Quella voce mi arde dentro<br />
nel blu.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>Cavallo morto</title>
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		<pubDate>Mon, 05 May 2008 14:02:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Video]]></category>

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		<description><![CDATA[Mestre.flv
Cavalo Morto
Cavalo Morto è un posto che esiste in una poesia di Lèdo Ivo.
Una poesia di Lèdo Ivo è una lucciola che cerca una moneta persa. Ogni moneta persa è una rondine di spalle posata sulla luce di un parafulmine. Dentro un parafulmine c’è un movimento di api preistoriche intorno ad un cocomero. A Cavalo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="background-color: #ffffff;"><a href="http://www.casadellapoesia.org/blog/wp-content/Video/Mestre.flv">Mestre.flv</a></p>
<p style="background-color: #ffffff;"><span style="color: #800000;"><strong>Cavalo Morto</strong></span></p>
<p>Cavalo Morto è un posto che esiste in una poesia di Lèdo Ivo.<br />
Una poesia di Lèdo Ivo è una lucciola che cerca una moneta persa. Ogni moneta persa è una rondine di spalle posata sulla luce di un parafulmine. Dentro un parafulmine c’è un movimento di api preistoriche intorno ad un cocomero. A Cavalo Morto i cocomeri sono donne semiaddormentate che hanno in mezzo al cuore il rumore di un mazzo di chiavi.</p>
<p>Cavalo Morto è un posto che esiste in una poesia di Lèdo Ivo.<br />
Lèdo Ivo è un vecchio uomo che vive in Brasile presente nelle antologie con il viso del folle. A Cavalo Morto i folli hanno ali di mosca e conservano di nuovo nella loro scatola i cerini bruciati come se fossero parole sfiorate dallo splendore dell’ altro mondo. L’altro mondo è il fondo di un bicchiere, un posto in cui il retto ha la forma di ferro di cavallo e c’è una sola strada rivestita di tela di gabardina.</p>
<p>Cavalo Morto è un posto che esiste in una poesia di Lèdo Ivo.<br />
Un posto che esiste in una poesia di Lèdo Ivo è un fiume che si alza di buon ora per andare a fabbricare l’acqua delle lacrime, piccole bugie di pioggia ferita da una spina di acacia. A Cavalo Morto gli aerei legano con cinture di vapore il cielo come se le nubi fossero un regalo di Natale e i felici e gli infelici salissero direttamente agli ippodromi eterni attraverso la scala dell’inanellatore di gabbiani.</p>
<p>Cavalo Morto è un posto che esiste in una poesia di Lèdo Ivo<br />
Una poesia di Lèdo Ivo è l’amante di una meridiana che abbandona in punta di piedi gli ostelli del giorno dopo. Il giorno dopo è quello che si dicevano quelli che mai riuscirono ad incontrarsi, quelli che anche così si amarono ed escono a braccetto con la brezza dell’imbrunire per festeggiare il compleanno degli alberi e scrivono partiture per il campanello delle biciclette.</p>
<p>Cavalo Morto è un posto che esiste in una poesia di Lèdo Ivo.<br />
Lèdo Ivo è una scuola piena di fringuelli e un timoniere che canta nel piattino di latte. Lèdo Ivo è un infermiere che benda le onde e accende con il suo bacio le lampadine delle navi. A Cavalo Morto tutte le cose perfette appartengono a un altro, come appartiene il bullone delle stelle marine al predatore delle teste sonnambule e il postino delle rose della domenica alla coroncina delle collaboratrici domestiche.</p>
<p>Cavalo Morto è un posto che esiste in una poesia di Lèdo Ivo<br />
A Cavalo Morto quando muore un cavallo si chiama Lèdo Ivo affinché lo resusciti, quando muore un evangelista si chiama Lèdo Ivo affinché lo resusciti, quando muore Lèdo Ivo chiamano il sarto delle farfalle perché lo resusciti. Datemi retta, i bei ricordi sono fugaci come le volpi, ogni amore che finisce è un cimitero di abbracci e Cavalo Morto è un posto che non esiste.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Dall&#8217;altra parte del tavolo</title>
		<link>http://www.casadellapoesia.org/blog/2008/05/02/video/dallaltra-parte-del-tavolo/</link>
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		<pubDate>Fri, 02 May 2008 12:49:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Video]]></category>

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		<description><![CDATA[Pommy Vega4&#215;3.flv
Sto leggendo le tue poesie
e un enorme edificio sgangherato compare,
la luce di centinaia di candele
si riversa sulla neve.
All’interno al lungo tavolo bolscevichi massicci
come idranti forgiano le loro discussioni
con giovani Dostojevsky
e socialisti provenienti da una ventina di paesi.
La pelle nero blu del cantante tuareg
brilla con le costellazioni
sahariane mentre lui canta nella lingua del vento,
quella che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.casadellapoesia.org/blog/wp-content/Video/Pommy Vega4x3.flv">Pommy Vega4&#215;3.flv</a></p>
<p>Sto leggendo le tue poesie<br />
e un enorme edificio sgangherato compare,<br />
la luce di centinaia di candele<br />
si riversa sulla neve.<br />
All’interno al lungo tavolo bolscevichi massicci<br />
come idranti forgiano le loro discussioni<br />
con giovani Dostojevsky<br />
e socialisti provenienti da una ventina di paesi.<br />
La pelle nero blu del cantante tuareg<br />
brilla con le costellazioni<br />
sahariane mentre lui canta nella lingua del vento,<br />
quella che sua madre gli ha insegnato,<br />
quella proibita a scuola.<br />
Un gruppo di poeti solleva i bicchieri di grappa<br />
e canta con lui.<br />
All’estremità del tavolo, gli intellettuali assaporano<br />
con gusto le sfumature<br />
i riferimenti nascosti e i temi sottesi,<br />
qualcuno si lecca le dita.<br />
La donna sudamericana con la voce di un treno<br />
che geme<br />
attraversando le piccole città degli scomparsi si piega<br />
verso il sikh e le sue sillabe di Guru Nanak.<br />
La sciamana siberiana crea nel suo canto<br />
una maschera di corda<br />
annodata attraverso la quale noi<br />
vediamo la processione di animali<br />
sui vasti territori del nord.<br />
Una danza di corteggiamento e mele comincia all’alba.<br />
Tre giovani con una stridula colonna sonora<br />
gridano simultanee<br />
storie personali di orrori di guerra.<br />
C’è qualcosa nelle caverne del cuore<br />
in cui tutte le canzoni si incontrano,<br />
Bella Ciao, l’Internazionale, il riff jazz e la ninnananna<br />
il dramma di mani sopra un tavolo fra i sordi<br />
e quelli che cantano.<br />
C’è qualcosa nelle caverne del cuore<br />
in cui tutte le canzoni si incontrano,<br />
Bella Ciao, l’Internazionale, il riff jazz e la ninnananna<br />
il dramma di mani sopra un tavolo fra i sordi<br />
e quelli che cantano.<br />
La chiave è nel diamante della porta,<br />
aprite, sono io.<br />
Nella poesia che tiene la porta socchiusa,<br />
ah, stavamo aspettando.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>In piedi presso il muro - Video</title>
		<link>http://www.casadellapoesia.org/blog/2008/04/23/video/in-piedi-presso-il-muro-video/</link>
		<comments>http://www.casadellapoesia.org/blog/2008/04/23/video/in-piedi-presso-il-muro-video/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 23 Apr 2008 15:14:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Video]]></category>

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		<description><![CDATA[KrajZida_Zemljar.flv
In piedi presso il muro
per me non esistevano ciglia / che le tue, bambina mia // nella cella per loro divento pittore / sul muro su cui sono gli sputi delle vite passate / incise nel cemento // regolarmente cancellano quello che disegno / da tempi remoti, ancor prima del giudizio umano / siamo pupazzi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.casadellapoesia.org/blog/wp-content/Video/KrajZida_Zemljar.flv">KrajZida_Zemljar.flv</a></p>
<div class="poem_title"><span style="color: #800000;"><strong>In piedi presso il muro</strong></span></div>
<p>per me non esistevano ciglia / che le tue, bambina mia // nella cella per loro divento pittore / sul muro su cui sono gli sputi delle vite passate / incise nel cemento // regolarmente cancellano quello che disegno / da tempi remoti, ancor prima del giudizio umano / siamo pupazzi impotenti nelle mani del destino // odierai la mia impotenza: lo so / quella che vorrebbe darti la tenerezza / nel vuoto in cui siamo affondati / mentre cerchi il padre // uno più forte ti ha inghiottito / uno più forte mi ha divorato / le tue brune sopracciglia ha offuscato, o mia rinviata / fortuna / di sui ora sono più importanti / i passi tra le mura della cella // hai ragione / hanno ragione / ho ragione // per il mondo che viviamo solitari saremo / induriti / ognuno con le proprie convinzioni</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Editoriale - Numero Zero</title>
		<link>http://www.casadellapoesia.org/blog/2008/04/21/editoriali/editoriale-numero-zero/</link>
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		<pubDate>Mon, 21 Apr 2008 13:24:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Editoriali]]></category>

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		<description><![CDATA[Il progetto di Casa della poesia nasce nel 1996, producendo la prima presentazione pubblica e la prima manifestazione (Lo spirito dei luoghi, novembre 1996). L’idea viene elaborata dalla Multimedia Edizioni, struttura formata da una casa editrice e da un’organizzazione che promuove progetti culturali di livello internazionale. Casa della poesia, progetto unico nel suo genere in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il progetto di Casa della poesia nasce nel 1996, producendo la prima presentazione pubblica e la prima manifestazione (Lo spirito dei luoghi, novembre 1996). L’idea viene elaborata dalla Multimedia Edizioni, struttura formata da una casa editrice e da un’organizzazione che promuove progetti culturali di livello internazionale. Casa della poesia, progetto unico nel suo genere in Italia, diventa subito il fiore all’occhiello della organizzazione. Dal nucleo pulsante di Casa della poesia, nascono, si elaborano, si sviluppano e si irradiano iniziative che coinvolgono l’intero territorio nazionale e altri paesi europei. La Casa della poesia, che nel 2007 svolge quindi il proprio dodicesimo anno di attività, si configura fin da subito come un progetto al tempo stesso reale e virtuale. Reale, con la creazione di una vera e propria struttura stabile organizzata come biblioteca, mediateca, centro di promozione della poesia internazionale, casa alloggio per poeti di tutto il mondo (con un’attenzione particolare ad aree “difficili” del mondo), centro di raccolta, promozione e produzione di materiali audiovisivi sulla poesia; virtuale, utilizzando al meglio le opportunità che la tecnologia contemporanea offre.<span id="more-40"></span></p>
<p style="text-align: justify;">E quindi: creazione di un grande sito web (www.casadellapoesia.com) che raccoglie materiali provenienti da tutto il mondo e che rende il progetto slegato dal luogo di partenza e lo irradia nella rete globale (archivio, testi, registrazioni, rivista on-line, dirette audio e video, ecc.). L’organizzazione, ormai una realtà importante sul territorio nazionale, riceve sempre più richieste per curare manifestazioni sulla poesia, la letteratura e la creatività in genere ed elaborare progetti. Casa della poesia ha organizzato e organizza alcuni grandi festival di poesia: “Lo spirito dei luoghi”, “Verba Volant”, “Napolipoesia” e “Napolipoesia nel Parco”, “Salernopoesia”, “Il cammino delle comete”, “Sidaja”, “Incontri internazionali di poesia di Sarajevo”, “Parole di Mare”, e altri piccoli incontri su tutto il territorio nazionale. Avendo in questi anni organizzato una rete di relazioni e collaborazioni, promuove anche tour italiani di poeti di varie parti del mondo. Di notevole importanza, le relazioni e la rete di collaborazione con strutture culturali di altri paesi europei ed extraeuropei, che fanno di Casa della poesia un vero punto di riferimento internazionale riconosciuto e riconoscibile. Altro aspetto importante dell’attività dell’organizzazione sta nella promozione e diffusione della poesia contemporanea nelle scuole di ogni ordine e grado: da semplici materiali messi a disposizione di studenti e docenti (libri, video, registrazioni, ecc.), alla realizzazione di progetti comuni con Istituti superiori, Università, (incontri con autori, letture, conferenze, incontri, ecc.). La struttura di Casa della poesia si è sempre più affermata come una vera e propria impresa culturale internazionale in grado di competere sul territorio nazionale ed internazionale nel proporre e realizzare grandi e piccoli eventi culturali dalla dimensione internazionale. Attualmente Casa della poesia è allocata nel Convento francescano della SS. Trinità di Baronissi ed è supportato dalla Provincia di Salerno e dal Comune di Baronissi.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Pipe Dream - Poesia</title>
		<link>http://www.casadellapoesia.org/blog/2008/04/20/monografie/martin-matz/pipe-dream-poesia/</link>
		<comments>http://www.casadellapoesia.org/blog/2008/04/20/monografie/martin-matz/pipe-dream-poesia/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 20 Apr 2008 14:33:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Martin Matz]]></category>

		<category><![CDATA[Beat]]></category>

		<category><![CDATA[Huncke]]></category>

		<category><![CDATA[Matz]]></category>

		<category><![CDATA[Pipe Dream]]></category>

		<category><![CDATA[Poesia]]></category>

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		<description><![CDATA[PIPE DREAM # 1
 Sogno numero 1
(per Herbert Huncke)
Ci sono sussurri sacrificali
a nord
oltre il fiume Ping
dove i sogni da elefante
si vestono di foglie gialle
e spiriti antichi
piegano in basso la canna della mia pipa
le colline sono inzuppate
di sangue di papavero
e una luna rossa
annega
sul bordo del mio occhio fuso
questa è la terra
del budda reclino
la piccola ruota
l’ultima danza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>PIPE DREAM # 1</strong><br />
<em> Sogno numero 1<br />
(per Herbert Huncke)</em></p>
<p>Ci sono sussurri sacrificali<br />
a nord<br />
oltre il fiume Ping<span id="more-38"></span><br />
dove i sogni da elefante<br />
si vestono di foglie gialle<br />
e spiriti antichi<br />
piegano in basso la canna della mia pipa<br />
le colline sono inzuppate<br />
di sangue di papavero<br />
e una luna rossa<br />
annega<br />
sul bordo del mio occhio fuso<br />
questa è la terra<br />
del budda reclino<br />
la piccola ruota<br />
l’ultima danza dei bufali d’acqua<br />
questo è il luogo<br />
delle leggende verdi<br />
del tek di legno e seta<br />
dove l’incenso si mescola<br />
al respiro del cobra<br />
e solo in queste colline<br />
lo chef<br />
con la sua lampada<br />
è re</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>In memoriam di Ernest Hemingway</title>
		<link>http://www.casadellapoesia.org/blog/2008/04/20/speciale/hirshman-hemingway/in-memoriam-di-ernest-hemingway/</link>
		<comments>http://www.casadellapoesia.org/blog/2008/04/20/speciale/hirshman-hemingway/in-memoriam-di-ernest-hemingway/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 20 Apr 2008 14:26:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Hirshman - Hemingway]]></category>

		<category><![CDATA[Hemingway]]></category>

		<category><![CDATA[Hirschman]]></category>

		<category><![CDATA[Lettera]]></category>

		<category><![CDATA[Morte]]></category>

		<category><![CDATA[Poesia]]></category>

		<category><![CDATA[Suicidio]]></category>

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		<description><![CDATA[Lampi cadono giù nella mezzanotte
del cielo del Dakota.
Abbiamo dormito nel retro della wagon, i piedi
che sporgevano dalla rete contro le zanzare.
Faceva caldo.
Il Wyoming di mattina era rosso-indiano con montagne dal naso ad ascia di
Shoshone, strapiombi di sedimenti a forma di mento
accatastati fin in alto che raccontano
di quando le montagne lottavano
una contro l’altra e
Big Horn si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lampi cadono giù nella mezzanotte<br />
del cielo del Dakota.</p>
<p>Abbiamo dormito nel retro della wagon, i piedi<br />
che sporgevano dalla rete contro le zanzare.<span id="more-37"></span></p>
<p>Faceva caldo.<br />
Il Wyoming di mattina era rosso-indiano con montagne dal naso ad ascia di</p>
<p>Shoshone, strapiombi di sedimenti a forma di mento<br />
accatastati fin in alto che raccontano</p>
<p>di quando le montagne lottavano<br />
una contro l’altra e<br />
Big Horn si stringeva<br />
con argilla e limo<br />
fino</p>
<p>ai marroni e verdi del montana. Daini che saltano<br />
sulle colline, orsi della terra selvaggia,<br />
un grande albero che spunta dalla testa<br />
di un alce.</p>
<p>Ci dirigemmo verso sud nell’Idaho, evitando<br />
le città, percorrendo strade di campagna, riempiendo<br />
il retro della macchina di primavere<br />
e fiori.</p>
<p>Mai accendemmo la radio.<br />
Mai leggemmo un giornale.</p>
<p>Arrivammo in California. Il giornale diceva,<br />
Papà, che eri morto da tre giorni.<br />
Paesi e città si ammassarono di nuovo.<br />
Il sole diventò accecante. Lei si mise gli occhiali da sole.</p>
<p>Guidai lentamente lungo le strade fino alla fine.</p>
<p style="text-align: right;"><em>Jack Hirshman -  1961</em></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>La lettera di Hemingway</title>
		<link>http://www.casadellapoesia.org/blog/2008/04/20/speciale/hirshman-hemingway/la-lettera-di-hemingway/</link>
		<comments>http://www.casadellapoesia.org/blog/2008/04/20/speciale/hirshman-hemingway/la-lettera-di-hemingway/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 20 Apr 2008 14:18:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Hirshman - Hemingway]]></category>

		<category><![CDATA[Cuba]]></category>

		<category><![CDATA[Hemingway]]></category>

		<category><![CDATA[Hirschman]]></category>

		<category><![CDATA[Lettera]]></category>

		<category><![CDATA[Racconto]]></category>

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		<description><![CDATA[FINCA VIGIA SAN FRANCISCO DE PAULA, CUBA
9 gennaio 1953
Caro Jack,
grazie per la lettera e per avermi fatto leggere il racconto.
Io non posso aiutarti, ragazzo. Tu scrivi meglio di come scrivessi io quando avevo 19 anni. Ma il problema è che tu scrivi come me. Questo non è un peccato. Ma così non arriverai da nessuna [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>FINCA VIGIA SAN FRANCISCO DE PAULA, CUBA</strong><br />
9 gennaio 1953</p>
<p>Caro Jack,<br />
grazie per la lettera e per avermi fatto leggere il racconto.<br />
Io non posso aiutarti, ragazzo. Tu scrivi meglio di come scrivessi io quando avevo 19 anni. Ma il problema è che tu scrivi come me. Questo non è un peccato. Ma così non arriverai da nessuna parte.<span id="more-36"></span><br />
Quando avevo la tua età penso che scrivessi come Kipling. Pensavo che lui fosse il miglior scrittore di racconti brevi mai vissuto e ancora penso che alcuni dei suoi racconti brevi siano i migliori. Ma più tardi capii che dovevo cercare di farla finita col suo linguaggio e cominciarne uno nuovo. Quando ci riesci il linguaggio comincia ad essere personale e suona personale. Questo è il dannato fatto.<br />
Perché non ricominci  daccapo e leggi Kipling, ad esempio The End of The Passage; The Strange Ride of Maraby Jukes; The Mark of The Beast for Three; di Maupassant, Boule de Souif e Le Maison Tellier; l’Open Boat di Stevie Crane e The Blue Hotel. Di Ambrose Bierce An Occourence At Owl Creek Bridge; Un Coeur Simple, di Flaubert e leggi Madame Bovary.<br />
Questo ti terrà occupato per un po’. Se li hai già letti, rileggili. Leggi un racconto di Thomas Mann, Disorder and Early Sorrow. Leggi i Buddenbrooks. (Salta tutto l’ultimo Mann).<br />
Poi guarda le cose che scrivi non attraverso i  miei occhi e le mie orecchie ma attraverso i tuoi e con un tuo linguaggio non condizionato da me ma da tutti i personaggi su citati, tutti loro hanno scritto bene. Scrivi a modo tuo.<br />
Non è che tu debba odiarmi o dire  che Hemingstein è un perdigiorno o una nullità. Solo mettiti al lavoro per una nuova ditta. Augura anche a me buona fortuna.<br />
Dai i miei saluti affettuosi alla tua ragazza e prenditi cura del tuo gatto. Non so quanto resteremo qui dato che devo partire per l’Africa. Se ti arruoli nell’esercito ti auguro un sacco di fortuna.<br />
Se vedi Carlos Baker mostragli questa lettera e chiedigli se pensa che i consigli sono giusti. Non insegno letteratura inglese.<br />
Sei molto fortunato ad avere 19 anni, non importa come vadano le cose. Ricomincerei volentieri da 19 anni in qualsiasi momento. Invece me la dovrò giocare così a partire dai 53 in poi. Nessun altro che un pazzo ha mai potuto pensare che si trattasse di un affare semplice.<br />
Sarò felice di incontrarti in qualsiasi momento in cui non starò lavorando. Ma questa lettera è quanto di più diretto posso pensare per il tuo problema; questo è il tuo problema così come lo hai posto e secondo il racconto.<br />
Il tuo amico</p>
<p>P.S. Ancora affettuosi saluti alla tua ragazza.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>La lettera - Il racconto</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Apr 2008 14:10:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Hirshman - Hemingway]]></category>

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		<category><![CDATA[Suicidio]]></category>

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		<description><![CDATA[Ho raccontato molte volta la storia di cui parlo anche qui, a tavoli di caffé e fra amici e compagni oppure nelle loro case, ma ho sempre esitato a metterla per iscritto per paura che si prestasse ad una inutile dimostrazione di auto-importanza da parte mia. Ora, a 68 anni, e con la pubblicazione da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Ho raccontato molte volta la storia di cui parlo anche qui, a tavoli di caffé e fra amici e compagni oppure nelle loro case, ma ho sempre esitato a metterla per iscritto per paura che si prestasse ad una inutile dimostrazione di auto-importanza da parte mia. Ora, a 68 anni, e con la pubblicazione da parte di City Lights (San Francisco) di una scelte delle mie poesie degli ultimi 50 anni, Front Lines, &#8212; in cui è inclusa una poesia in memoria di Ernest Hemingway, che compare alla fine di questo racconto, insieme alla lettera, &#8212; su suggerimento del mio editore italiano, Sergio Iagulli, della Multimedia Edizioni, racconterò la storia “on-line”. Lo faccio in questo modo anche perché la storia coinvolge un periodo in cui la macchina da scrivere era il principale strumento di lavoro di uno scrittore, e in cui, nel mondo del giornalismo, il ticchettio rumoroso delle telescriventi non era lontano.<span id="more-35"></span><br />
Nel 1952, di giorno studiavo al City College (CCNY) ad Harlem: Letteratura, Latino (l’anno seguente il greco). Avevo già letto tutti i racconti di Hemingway, così come le cronache della Guerra Civile spagnola che erano state pubblicate sulla rivista  “Esquire”, e il romanzo relativo alla stessa guerra, “Per chi suona la campana”. Adoravo Hemingway come scrittore, per una quantità di motivi:<br />
Prima di tutto, a 16 anni, avevo già lavorato come reporter per “The Bronx Times”, e il mondo del giornalismo era quello che volevo. Quel giornale era stato costretto a chiudere un paio di anni prima. La Commissione Kefauver di inchiesta sulla criminalità era venuta a New York ed aveva denunciato che il giornale era una copertura di una agenzia di allibratori che gestiva un centralino per e da la Yonkers Raceway, un centralino allocato in nell’altra stanza delle due che costituivano il nostro ufficio.<br />
In effetti io e l’editore, Al Wahnon, mettevamo insieme le dodici pagine settimanali indipendentemente dai due tizi che venivano ogni giorno nell’altra stanza per passare i risultati delle corse agli scommettitori. Avevo 16 anni e avevo un tesserino stampa che mi consentiva l’ingresso a bordo ring agli incontri di boxe, a dire il vero mi consentiva di visitare anche i luoghi dei crimini. Guadagnavo 5 dollari alla settimana lavorando tre ore ogni giorno dopo la scuola, e tutto il sabato. Non erano molti soldi ma ero in paradiso. Inutile dire che quando venne fuori la faccenda tra l’editore del giornale (la famiglia Martinelli, proprietaria del “Yonkers Daily Times”) e la Kefauver Commission, fui felice di non dover comparire davanti alla Commissione. Nessuno fu imprigionato. Ma il giornale dovette essere liquidato.<br />
Quando il giornale chiuse, ottenni un lavoro di un giorno alla settimana per scrivere buona parte delle due pagine di sport per “The Bronx Press-Review”, un altro settimanale del Bronx. A quel tempo avevo cominciato il college – il primo anno alla Long Island University, che, dopo la Columbia, si diceva avesse il miglior dipartimento di giornalismo nell’area di New York, ma anche perché non avevo né i soldi né voti abbastanza alti per andare alla Columbia.<br />
Inoltre ottenni un lavoro come copiatore**** nel turno di notte all’Associated Press a Manhattan. Mi dirigevo lì dopo le lezioni alla LIU (e poi alla CCNY, alla quale mi trasferii nel 1952, quando mi fu chiaro che era la letteratura e non il giornalismo il campo di disciplina che davvero  mi interessava).<br />
I giorni di Hemingway come reporter al “Kansas City Star”, e il suo sviluppo come grande artigiano dell’arte dello scrivere, in quei giorni erano spiritualmente con me. Inoltre, avevo anche scoperto, nella biblioteca della CCNY, la Active Anthology, curata da Ezra Pound. In essa, Hemingway era presente con un gruppo di poesie, e la cosa che più mi colpì di quelle poesie era che, fra la cosiddetta “generazione perduta” di ex-patrioti fra le guerre, Hemingway aveva scritto forse le poesie più direttamente anti-fasciste di tutto quel gruppo sperimentale. Pound, che non aveva ancora completamente abbracciato il fascismo, le aveva pubblicate, non solo per amicizia, credo, ma per un’evidente franchezza nella loro composizione. E poiché il mio viaggio nella letteratura non era disgiunto da un sempre più profondo sentimento anti-fascista (ero da lungo tempo lettore del “Daily Compass” e anche del “Daily Worker”), Hemingway si profilava non solo come una guida come reporter ma come una figura di integrità sia letteraria che politica.<br />
Non era quindi sorprendente che le storie che scrivevo in qui tempi, in cui ero piuttosto influenzabile, fossero in imitazione dello stile di Hemingway. Il sorprendente fu che, dopo aver messo uno dei miei racconti in una busta, insieme a una lettera in cui descrivevo la mia esperienza giornalistica giovanile, ed averlo spedito a Cuba a Hemingway, un mese dopo ricevetti la sua risposta!<br />
Quella sera mostrai la lettera ad Herb Barker.<br />
Herb Barker era il Redattore Capo all’Associated Press di notte, dove andai a lavorare come copiatore. Era un bell’uomo, forte che in realtà somigliava un po’ ad Hemingway; aveva un forte carisma, prendeva il comando quando le notizie cominciavano ad arrivare sulle linee nell’enorme ufficio di New York che rimbombava del rumore di macchine da scrivere e telescriventi. Teneva in riga tutti gli altri redattori e allo stesso tempo era paternamente fraterno. Io, lontano da casa, lo consideravo come il mio primo padre spirituale.<br />
Dato il mio crescente interesse per la letteratura, campo che lui conosceva bene, ed era un fan di un poco conosciuto scrittore virginiano della decadenza sudista, James Branch Cabell, ma anche  di Hemingway e Thomas Wolfe, fui preso sotto le ali benevole di Herb quando arrivavo alla sua scrivania, portando tra le dita le strisce di carta strappate dalle telescriventi e che era mio compito infilzare sui chiodi verticali, di cui tutte le scrivanie erano provviste, in modo che i redattori avessero continuo accesso alle notizie del giorno. Alla scrivania di Herb mi era concesso di sedermi e parlare di letteratura ogni volta per qualche minuto.<br />
Quando gli mostrai la lettera di Hemingway, gli occhi quasi stentarono a crederci. Era profondamente sorpreso. Pare che Hemingway non fosse noto per l’abitudine di scrivere a giovani scrittori. Mi chiese se potevo fargli una copia della lettera e, naturalmente, lo feci.<br />
Un anno dopo, quando avemmo la notizia che Hemingway era precipitato con il suo aereo in Africa, Herb mi si avvicinò. “Senti, Jack, non voglio essere crudele, ma se Hemingway dovesse morire (in quel momento non conoscevamo ancora la sua sorte), potremmo passare la tua lettera alla telescrivente? Sarebbe un bell’omaggio nei suoi confronti.”<br />
Gli risposi, Certo.<br />
Fortunatamente Hemingway non morì.<br />
L’anno seguente, lasciai New York per un posto di studente-insegnante all’Indiana University a Bloomington. Ci rimasi per quattro anni,e poi ottenni un posto di due anni come istruttore al Dartmouth College nel New Hampshire. Nel frattempo mi ero sposato e mia moglie Ruth aveva dato alla luce mio figlio David e mia figlia Celia. Il mio contratto al Dartmouth sarebbe scaduto nel luglio 1961, e avevo ricevuto un’offerta per insegnare alla UCLA, sull’altra costa del paese.<br />
Eravamo molto in ansia quella primavera perché non avevamo i soldi necessari per attraversare tutti gli Stati Uniti. Poi, in aprile, ricevetti una telefonata dalla Lilly Library della Indiana University, dove mi ero laureato e avevo preso il Master: la Biblioteca stava organizzando un archivio di Letteratura Americana; avevano avuto notizia della lettera che in passato avevo ricevuto da Ernest Hemingway e volevano acquistarla per la loro collezione.<br />
Mi accordai per vendere la lettera per $500, dopo naturalmente averne fatto una copia, e con i soldi comprai una Pontiac station wagon tutta ammaccata ma solida per il nostro viaggio attraverso gli States.<br />
Dopo aver lasciato il Parco Nazionale di Yellowstone quell’estate del 1961, mentre eravamo diretti a ovest, attraversammo la parte più a nord dell’Idaho per andare verso Seattle dove andavamo a trovare Victor Erlich, lo studioso russo che avevo conosciuto in Indiana e con il quale avevo adattato, in americano, le poesie futuriste di Majakovsky (adattate, nel senso che Victor aveva  tradotto le poesie alla lettera – all’epoca non conoscevo il russo – e io le trasformai nei ritmi  americani).<br />
Eravamo passati a nord di Ketchum, Idaho e andavamo verso ovest quando la radio annunciò che Hemingway si era ucciso.<br />
Il dolore che provai era misto a un senso di acuta ironia, persino di colpa. Stavo guidando la macchina che, in effetti, era stata acquistata dalla lettera di Hemingway; ed eccomi qui, stavo passando proprio a nord di dove lui stava e lui si era ucciso. Dovetti darmi un bel da fare per non personalizzare la sincronicità, cioè a non colpevolizzarmiper aver venduto lettera, come se la vendita avesse avuto a che fare col suo farla finita con la vita.<br />
Quando arrivammo a casa di Victor, un giorno e mezzo dopo, mi disse che alcuni reporter mi avevano cercato. In un primo momento non misi in collegamento la cosa con la lettera; infatti nella mia giovanile ingenuità, avevo pensata a tutt’altra cosa: qualche mese prima avevo pubblicato il mio primo libro di poesie, A Correspondence of Americans, e ridendo avevo detto a mia moglie che le cose letterarie erano molto diverse nella West Coast, riferendomi al fatto che i reporter erano venuti a cercarmi.<br />
Stupida presunzione!<br />
La verità era che, dopo la morte di Hemingway, i giornali di tutto il paese avevano pubblicato la sua lettera indirizzata a me. Apparentemente, quando la tragedia era esplosa, Herb Barker dell’Associated Press, aveva chiesto al mio buon amico, Jim Moran, se pensava che mi sarebbe spiaciuto che usasse la lettera, e Jim gli aveva dato il suo assenso. Così Herb l’aveva passata alla telescrivente, il che significò che la lettera comparve immediatamente negli uffici della maggior parte dei giornali.<br />
I reporter erano andati alla casa di Victor a Seattle perché pare che Jim avesse detto a Herb che io stavo insegnando a Datmouth, ma quando avevano telefonato lì, avevano detto loro che ero partito per la California, e qualcuno doveva aver detto che sarei passato da Seattle prima di andare verso sud.<br />
La lettera, per quanto io sappia, non è mai stata pubblicata fra le lettere di Hemingway, e per una ragione che non conosco, visto che era disponibile nella collezione dell’Indiana. O forse perché sconvolge molti degli stupidi stereotipi su Hemingway che sembrano abbondare. L’estrema umiltà dell’uomo, la sua premurosa attenzione, lo humour, la tenerezza e la saggezza sulla capacità di scrivere sono esempi superbi di una persona che era lontana dall’essere il macho superficiale che veniva spesso descritto.<br />
Qualsiasi essere umano ricevendo una lettera come quella la riterrebbe un tesoro di sentimenti, e sarebbe meno umano se non lo facesse.<br />
Concludo con la lettera e con la prima poesia che scrissi sulla West Coast, che è un tributo a lui. Nella  poesia, poiché volevo associare la sua morte alla “fine” degli States, specialmente alla California, faccio sembrare che avessi appreso la notizia della sua morte in California. Ma forse la verità di quella inquietante ironia geografica descritta sopra emergerà in ogni caso.</p>
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		<title>Il libro della &#8220;Regola Celeste&#8221; del Tao</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Apr 2008 19:54:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Il libro della vita]]></category>

		<category><![CDATA[Regola Celeste]]></category>

		<category><![CDATA[Ruffilli]]></category>

		<category><![CDATA[Tao]]></category>

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		<description><![CDATA[Il mio libro preferito? Il libro della Regola celeste del Tao. Perché?
“Niente è senza conseguenze,” è la convinzione ricorrente in tutta la tradizione sapienziale. Perché ogni azione, anche minima, produce una reazione uguale e contraria. Figuriamoci a mettersi, consapevoli o no, sulla via del Tao. Gli effetti non tarderanno ad arrivare, come in ogni autentica [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.casadellapoesia.org/blog/wp-content/regolatao.jpg" class="lightview" rel="gallery[32]"><img class="alignleft size-medium wp-image-33" style="float: left;" title="Regola Celeste" src="http://www.casadellapoesia.org/blog/wp-content/regolatao.jpg" alt="" width="89" height="140" /></a>Il mio libro preferito? Il libro della Regola celeste del Tao. Perché?</p>
<p style="text-align: justify;">“Niente è senza conseguenze,” è la convinzione ricorrente in tutta la tradizione sapienziale. Perché ogni azione, anche minima, produce una reazione uguale e contraria. Figuriamoci a<span id="more-32"></span> mettersi, consapevoli o no, sulla via del Tao. Gli effetti non tarderanno ad arrivare, come in ogni autentica pratica esoterica, e lo può bene testimoniare chi ha intrapreso un viaggio iniziatico dentro il mistero della vita. “Non sarai più lo stesso della partenza,” recita senza reticenze il monito ai neofiti, “e non potrai mai più tornare indietro.” Le parole che pronunciamo e attraversiamo con crescente partecipazione ci modificano nel profondo. È così per tutti coloro che decidono di essere se stessi fino in fondo.</p>
<p style="text-align: justify;">La prima cosa che il saggio ti consiglia è questa: “Guardati dai sapienti e liberati dagli eruditi, e ne trarrai cento volte vantaggio”. Non sta parlando a proprio danno e diffamazione, perché la saggezza tanto più è alta quanto più è vigile nei confronti di ciò che sa. E il sapere, solo se è un modo d’essere (ragione e sentimenti, testa e cuore), conta veramente per noi e ci consente di vivere in pace con noi stessi e in armonia con il caos apparente del mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">Quali sono le doti necessarie per cercare la verità? Il libro della Regola Celeste ne elenca almeno quattro di irrinunciabili: l’umiltà, la spontaneità, la capacità di stupirsi, l’autoironia. Tutto ciò è fondamentale perché la strada della conoscenza ci porta dritti nell’intreccio dei misteri. E, mentre si procede sulla via dello scindere le cose le une dalle altre (analisi), si scopre inevitabilmente che le cose sono interdipendenti, legate le une con le altre in un insieme inscindibile.</p>
<p style="text-align: justify;">Di fronte alla logica, il cui esercizio non si sospende mai, assume rilievo quell’intuizione ineffabile che è frutto solo della raggiunta maturità. Allora ci accorgiamo senza più dubbi dei vani inseguimenti della nostra vita: magari non siamo ancora capaci di darci nuovi orientamenti, ma sentiamo crescere dentro di noi la certezza che la nostra salvezza è altrove.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo cammino, ognuno non può procedere che per conto suo, con le sue gambe e con la propria testa. Ma può giovarsi della testimonianza di chi si è messo in marcia prima di lui e ha colto qualche segnale in grado di orientare gli altri che sono più indietro. Ecco quello che dice, sulla difficoltà di decifrare la realtà, il mio maestro John Blofeld, uno dei grandi taoisti del nostro tempo: “Se si può accettare l’identificazione della sorgente di tutto e dell’essere con la mente (e con questa supposizione oggi molti fisici danno supporto ai mistici), allora scompaiono gli ostacoli che si oppongono alla comprensione e tutto si ritrova nel posto che gli compete. Si possono spiegare anche i miracoli, la malattia viene curata con la mente. La carne non è attaccabile dal fuoco. Gli oggetti compaiono e scompaiono. Le barriere di tempo e spazio vengono superate di colpo.”</p>
<p style="text-align: justify;">La mente (il dispiegarsi di energia “pensante”) è l’unica realtà: tutti i processi e gli effetti fisici hanno il loro essere nella mente, che può modificare la loro natura e i loro modi. Il controllo della mente influisce sul comportamento e sulle proprietà delle componenti fisiche del corpo: con la meditazione si può arrivare a superare la dualità di soggetto-oggetto. Tutta la materia, animata e no, è “mente” che si materializza in entità  soggette a sviluppo e decadenza, dice il libro della Regola Celeste, concordando sostanzialmente con la definizione scientifica della materia come emanazione dell’energia.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto è veramente possibile, ma dentro la metamorfosi in atto che è la vita (le entità che il Tao forma non smettono mai di mutare) e che passa attraverso la morte. L’immortalità non è possibile, neppure quella evocata trasformando la saggezza in alchimia o in scienza (è una degenerazione del sapere), perché sarebbe la fine della vita: “la vita e la morte sono un’identica cosa”. I presunti poteri soprannaturali o magici non esistono: il problema vero non è stare sopra la normalità, ma dentro. È la normalità stessa che contiene in sé il soprannaturale. Questa è la scoperta e nessuno può impararla dagli altri, ma solo dalla propria personale esperienza, che tuttavia può essere guidata e favorita da un Maestro.</p>
<p style="text-align: justify;">Il maestro è un modello che si può imitare, avendo però l’accortezza di metabolizzare in proprio tutto ciò che ci trasmette come paradigma. Per esempio, il saggio evita l’azione premeditata, che non è mai spontanea, armoniosa, libera (“Il calcolo e la premeditazione a scopi egoistici conducono verso azioni diaboliche”). In questo senso, la cosa da mettere in pratica è il non-fare: disporsi nella calma naturale per farsi attraversare dal Tao, come le piante “che assorbono il pulsare dell’energia attraverso le foglie” o le stelle che “pulsano con l’ardente energia del fuoco”.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Tao è “l’essere di tutti gli esseri, la pienezza e la vuotezza di tutte le cose”. Per intenderne le qualità, bisogna liberare la mente da pensieri inutilmente preconcetti e imparare a guardare alle cose in prospettiva. Questo è l’esempio che cita il saggio: “Un piccolissimo seme che tenendolo in mano si fa fatica a vedere ha in sé la potenzialità di diventare un grandissimo albero.” Non ci si pensa, ma è uno dei tanti prodigi della “normalità”.</p>
<p style="text-align: justify;">Per aiutare l’intuito, che coglie l’unione dei contrari, l’indivisibilità dell’uno e del molteplice, la coesistenza di essere e non-essere, la strategia del fare senza fare, bisogna perseguire la calma del corpo e dello spirito. L’effetto massimo si ottiene in assenza di desiderio, che deve essere tenuto lontano mediante la contemplazione dell’unità indifferenziata, coincidente appunto con la mente libera e sgombra. Ecco la condizione che consente all’individualità di ritornare dentro la corrente del Tao e l’unione con il Tao, attraverso la perdita di sé, riconcilia con i ritmi della vita.</p>
<p style="text-align: justify;">“Chiudi le porte, smussa le asperità, sciogli i nodi, diminuisci la luce, per conquistare l’uniformità misteriosa.” È un processo di liberazione dal desiderio, ma anche da qualsiasi peso. “Lascia che i tuoi occhi e le tue orecchie comunichino con ciò che sta dentro.”  È la scoperta del “sapere che non sa”, cioè il raggiungimento di una consapevolezza senza oggetto, senza l’adesione all’oggetto della percezione: “il limpido specchio che riflette tutto senza aderire a nulla.”  E questa condizione consente di intuire il non-oggetto che è la chiave del nostro essere.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto ciò si ottiene attraverso la meditazione e la respirazione, che la favorisce con le stesse pratiche che gli indiani hanno chiamato yoga. Nella posizione a gambe incrociate, che aiuta lo stato di calma, la respirazione lenta e regolare porta il pensiero ad aderire al ritmo del Tao. Più la respirazione si fa profonda (coinvolgendo con i polmoni il ventre) e più si accumula nel corpo energia cosmica che trasmette consapevolezza appunto profonda. Così il controllo del pensiero coincide sempre con il raffinamento del corpo e, mentre si potenzia la consapevolezza del non-essere, si allunga la vita. Perché l’energia cosmica elimina dal corpo impurità e malanni.</p>
<p style="text-align: justify;">La straordinaria efficacia degli esercizi di respirazione ha ingenerato nella stessa tradizione delle pratiche taoiste l’illusione di superare la longevità in immortalità. Ma nessun vero saggio ci ha mai creduto, condannando anzi come superstizione frutto dell’ignoranza l’idea di alimentare nel proprio corpo la così detta “pillola aurea”, un accumulo di energia interiore per ingannare età e morte.</p>
<p style="text-align: justify;">L’alchimia è stata usata nel passato per inseguire il sogno dell’immortalità, proprio come la medicina ai giorni nostri. Ma l’alchimia come la medicina non sono che mezzi per accrescere vigore e longevità. La combinazione di meditazione e di pratiche yoga assicura una vita lunga e una vecchiaia sana, come dimostra uno sterminato stuolo di longevi saggi taoisti. E, a questo fine, fondamentale per gli uomini, è la conservazione del liquido seminale, che non deve essere eiaculato perché la fuoriuscita comporta uno spreco di forza yang. Attraverso il rapporto sessuale, dalla donna (la cui forza vitale è inesauribile), l’uomo prende il fluido yin che, mescolato allo spirito e all’energia che passa attraverso il respiro, produce la miscela che potenzia la vita.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma è altro dalla longevità e dal vigore lo scopo della così detta “alchimia interiore”, che persegue la coniugazione della “forza generativa” (ching) e dello “spirito” (shen) per mezzo del “respiro vitale cosmico” (ch’i). Serve a raggiungere, con le facoltà intellettive non meno che con quelle fisiche, cioè da persone adulte e il più possibile complete, l’unione mistica con l’irraggiungibile, il senza limiti, il senza nome, l’entità suprema, la totalità dell’Amore, Dio.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche se viene da quella zona aurea e un po’ sfocata nella leggenda di 4500 anni prima della nostra era, il nucleo fondamentale del Taoismo non è affatto ingenuo. Al contrario, è smaliziato, intellettualmente raffinato, e toglie già subito in partenza credito e legittimità al suo seguito popolare fatto poi, più che di pensiero, di ritualità religiosa, di processioni, di esorcismi demoniaci, di pratiche magiche, di cerimonie fastose, nella Cina dei secoli successivi; convinto com’è che i riti sono solo “intrattenimenti” che servono alle coscienze pigre e incapaci di rendersi autonome, un dispendioso palliativo che si fonda sull’eccesso di gesti, di apparati, di discorsi. Tuttavia il saggio non si preoccupa per coloro che non hanno sperimentato in vita l’intuizione mistica, perché sa che anche loro morendo ne faranno sia pure in ritardo esperienza.</p>
<p style="text-align: justify;">Le parole che liberano le coscienze si ispirano all’essenzialità e alla parsimonia. Il libro della Regola Celeste è la “dottrina senza parole”: un trattato di non più di cinquemila parole già più che sufficienti per parlare del “senza nome”. Sulla via del Tao, il numero delle parole è destinato a ridursi progressivamente, forse neppure a cinquanta. A imporsi, da un certo momento in poi, è l’esperienza intuitiva: una contemplazione interiore in cui il sapere, la logica, la ragione, tacciono perché non ce n’è più bisogno. E, nel silenzio perfetto dentro di sé, si dichiara un’armonia che è la condizione capace di cogliere l’amore profondo.</p>
<p style="text-align: justify;">Come dice il saggio, l’amore “si fa sentire” e non ha bisogno di parole: “parlare spesso dell’amore è sintomo sicuro e causa della sua assenza o del suo declino.”  Attraverso l’amore sentito nel profondo si entra nella “limpida percezione dell’unità ininterrotta del Tao”  e tale percezione è coincidente con l’esperienza di una luce assoluta, non più accecante come nell’esposizione comune degli occhi a una fonte piena.</p>
<p style="text-align: justify;">L’essere contenuti nella luce, il sentirsi di colpo senza peso, il guardare senza guardare, il ritrovarsi distesi fuori di sé nella libertà assoluta, sono espressioni usate dai mistici di molte fedi religiose per descrivere la serenità gioiosa della loro esperienza. La loro unanimità su questa come su molte altre cose lascia intendere, come dice il saggio, che “hanno percorso strade diverse per arrivare all’identica meta.”  Il “senza nome” viene chiamato con nomi diversi ma non per questo cessa di essere quello che è e l’unico modo per conoscerlo è qualcosa di impronunciabile, appunto quell’illuminazione che riconduce al “puro ardere dell’amore” tutta la consapevolezza dell’ego.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: right;">
<p><em>Paolo Ruffilli</em></p>
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