BORGES ED IO
Borges y yo
BORGES ED IO
All’altro, a Borges, accadono le cose. Io cammino per Buenos Aires e indugio, forse ormai meccanicamente, a guardare l’arco di un androne e la porta che dà a un cortile; di Borges ho notizie attraverso la posta e vedo il suo nome in una terna di professori o in un dizionario biografico. Mi piacciono gli orologi a sabbia, le mappe, la stampa del secolo XVIII, il sapore del caffè e la prosa di Stevenson; l’altro condivide queste preferenze, ma in un modo vanitoso che le muta negli attributi d’un attore. Sarebbe esagerato affermare che la nostra relazione è di ostilità; io vivo, mi lascio vivere, perché Borges possa tramare la sua letteratura, e questa mi giustifica. Non ho difficoltà a riconoscere che ha dato vita ad alcune pagine valide, ma quelle pagine non possono salvarmi, forse perché ciò che v’è di buono non appartiene a nessuno, neppure all’altro, ma al linguaggio o alla tradizione. D’altronde, io son destinato a perdermi, definitivamente, e solo qualche istante mio potrà sopravvivere nell’altro. A poco a poco vado cedendogli tutto, sebbene conosca la sua perversa abitudine di falsificare e ingigantire. Spinosa intese che tutte le cose vogliono perseverare nel loro essere; la pietra eternamente vuol essere pietra e la tigre, tigre. Io resterò Borges, non in me (seppure sono qualcuno), ma mi riconosco meno nei suoi libri che in molti altri o nell’elaborato arpeggio d’una chitarra. Anni addietro cercai di disfarmi di lui e passai dalle mitologie dei sobborghi ai giuochi col tempo e con l’infinito, ma codesti giuochi ormai sono di Borges e dovrò ideare altre cose. Così la mia vita è una fuga e io perdo ogni cosa e tutto è dell’oblio, o dell’altro.
Non so chi dei due scrive questa pagina.
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Il 3 di luglio del 2009 a Quito in Ecuador si è spento uno dei maggiori poeti, scrittori e intellettuali dell’America Latina e anche uno degli amici più cari per noi e per Casa della poesia, Jorge Enrique Adoum. L’incontro con lui è stato un’occasione straordinaria offertaci dalla vita e dalla poesia. Abbiamo avuto la fortuna di averlo con noi varie volte (sia da solo che in occasione di Napolipoesia, Sidaja, Il cammino delle comete, Latinoamericapoesia) e nel 2002 abbiamo avuto anche la fortuna di tradurre e pubblicare una sua magnifica raccolta dal titolo L’amore disinterrato e altre poesie. Segretario personale e amico di Neruda, protagonista straordinario di quella letteratura dell’America Latina che ha indicato spesso la via maestra a tanti, vorremmo ricordarlo in questo prossimo anno in vari modi. Incominciamo offrendovi in audio la lettura di una sua famosa poesia. In occasione della commemorazione (30 anni) della morte di Guevara, Adoum fu invitato a Cuba a Casa de las Americas a tenere un discorso. Per quell’occasione scrisse questa struggente e bellissima poesia. Buon ascolto!
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Burroughs - A Thanksgiving Prayer
A John Dillinger con la speranza che sia sempre vivo
Giorno del Ringraziamento. 28 novembre 1986
Grazie per il tacchino selvatico e
i piccioni viaggiatori, destinati
a essere cacati attraverso le sane
budella americane.
Grazie per un Continente da saccheggiare
e avvelenare.
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Cari amici,
tutto il mondo della letteratura è in lutto per la scomparsa di Mario Benedetti. Ieri, domenica 17 maggio 2009, si è spento a Montevideo, all’età di 88 anni, dopo una lunga malattia, il grande scritture uruguayano.
Se ne va con lui una delle più impegnate, famose, acclamate ed amate voci della letteratura e della poesia latinoamericana.
Abbiamo avuto la fortuna di incontrarlo, conoscerlo, pubblicare i suoi straordinari “racconti”, tradurre suoi versi ed instaurare un rapporto di amicizia (conserviamo con amore una sua donazione di libri per la nostra biblioteca).
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Charles Bukowski - The poetry reading
La lettura di poesia
pieno meriggio
in un college vicino al mare
sobrio
con il sudore che mi cola sulle braccia
una goccia di sudore sul tavolo
l’asciugo col dito
per i soldi per i soldi
mio dio penseranno che adoro tutto questo come gli altri
mentre è per il pane e la birra e l’affitto
per i soldi
sono teso faccio schifo mi sento male
poveracci che fiasco che disastro
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Sylvia Plath - Daddy
Papà
Non servi, non servi più,
O nera scarpa, tu
In cui trent’anni ho vissuto
Come un piede, grama e bianca,
Trattenendo fiato e starnuto.
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