Erri De Luca, frammenti da “Alzaia”
FRAMMENTI DA “ALZAIA”
Mi ritrovo tra le mani il bel libro di Erri De Luca, “Alzaia” (Feltrinelli) e in esso alcuni frammenti molto belli che riguardano tre nostri autori ed amici.
Si tratta di Ante Zemljar (poeta e comandante partigiano, dalmata, nato all’isola di Pago e inprigionato a Goli Otok), Izet Sarajlic (la grande voce della Sarajevo città martire e Presidente onorario di Casa della poesia) e Aharon Shabtai (poeta, traduttore, professore universitario, grande voce del dissenso israeliano), ma anche del contesto nel quale nasce la loro poesia.
Trascrivo quei frammenti sperando che né Erri né la Feltrinelli me ne vogliano e che voi li troviate, come me, belli, intensi, illuminanti.
s.i.
Poesia (2)
Quando c’è poco tempo e bussano alla porta i gendarmi, quando battono la tua città con l’artiglieria, quando sei in un letto d’ospedale, dietro una graticola di sbarre, quando arrivi troppo tardi, quando ti mancano le parole e il fiato è corto, allora la poesia, una, prende il tuo posto, prende la tua mano che non ci arriva, e arriva.
Negli assedi, nelle prigioni, nelle cantine su pezzi di carta di fortuna si scrivono poesie. Ante Zemljar ne scriveva su carta di sacchi di cemento, con un pezzetto di carbone. A Goli Otok, colonia penale per dissidenti di Tito, era proibito scrivere. Nel Ghetto di Lodz Isaia Spiegel nel ‘43 scarabocchiava nel suo yiddish di braccato: “Il mio corpo è un pane / calato in un calice di sangue”.
Poesia succede dove essa è d’improvviso indispensabile. Essa è urgente anche se in quel momento il poeta non riesce a scrivere neanche il suo nome sulla porta di casa. Izet sarajlic poete di versi ripetuti a mente dai cittadini di Sarajevo, durante gli anni di assedio scrive poco. Che fa? Sta lì, vive con la città scassata, condivide la fame, le code per l’acqua e per il pane. Non approfitta di inviti ad emigrare. Sta lì, quella è la sua poesia e scalda uguale. Il poeta è responsabile del dolore e della gioia.
Ho nominato qui alcuni amici miei, ma se non senti amico all’improvviso un poeta, un suo verso saltato agli occhi per illuminarlio, a che serve un poeta? Questo deve fare, prenderti sottobraccio, darti l’amicizia di quattro passi insieme, sillabe di una strofa per te miracolosa.
(…)
Scolpito
Traduco un po’ di versi sparsi di un poeta israeliano contenporaneo, che estrae poesia dalle cose più semplici. Si chiama Aaron Shabtai e ignoro se sia stato tradotto in italiano. Ecco una piccola scelta arbitraria dei suoi versi:”Io sono del parere che in una stanza di cucina / c’è un giardino dell’Eden / dell’intelligenza”. “Io sarò cittadino / della nazione degli uccelli.” “Il sandalo è commovente, / il tessuto, lui è / una sintassi, / il formaggio nasconde una risposta / circa il fabbisogno.” Questi versi forse riguardano Dio: “Tu sai che non c’è / e il sapere / è invece che c’è”. E alla sua donna scrive: “Tu sei il soggetto / del limone / del latte, della farina / delle mele della terra [patate]“. “un anello apre / il cuore / che è un bricco nascosto / in mezzo a una treccia di paglia.” “Pianto sparso / ai piedi come / diamanti / che diventeranno carbone.” “Libro mio papiro amato / fratello della barca / fratello del cotone.” “La gioia è / come / la mano che si stringe / sulla forbice che taglia.” Infine: “Bisognoso di giro / come una vite / col desiderio / di essere scolpito”.
Non ho trovato scritto altrove meglio il dissidio tra una vita che si avvita a vite in un alloggio angusto e la sua ansia opposta di restare incisa. Ci si conficca secondo filettatura in una esistenza decisa da necessità e doveri, sempre sognando di lasciare in superficie una traccia scolpita del nostro passaggio forzato.
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Nota:
I libri da noi pubblicati:
Ante Zemljar, “L’inferno della speranza”
Izet Sarajlic, “Qualcuno ha suonato”
Aharon Shabtai, “Politica”.
Vedi:
http://www.casadellapoesia.org/estore-elenco/multimedia-edizioni/Libri
per quello che ho provato continuo ad avvertire, emozione leggendo i libri di Erri De Luca da il peso della Farfalla ad Alzaia a aceto Arcobaleno e altri… sento la sensibilità nell’affrontare le condizioni umane e della natura con delicatezza ,senza avvertire nessun giudizio solo la descrizione dei sentimenti e pensieri umani portati alla luce attraverso il percorso di vita di ogni in individuo.
attraverso l’esperienza della nostra esistenza possiamo avere rispetto di ciò che vive attorno a noi pensando che il cambiamento è sempre possibile e mai sarà come prima.