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Izet Sarajlić: Ultimo tango a Sarajevo

Oggi, 16 marzo, sarebbe stato il compleanno di Izet Sarajlic, grande poeta europeo e grande amico. È stato il poeta testimone di una grande tragedia: la guerra di Bosnia e l’assedio di Sarajevo e la grande voce della Sarajevo città martire dalla quale si è rifiutato di fuggire. È stato Presidente onorario di Casa della poesia, amico di Alfonso Gatto, cittadino onorario della città di Salerno, vero patriarca della “famiglia poetica” di Casa della poesia. Dal 2002, anno della sua scomparsa, per ricordarlo, si svolgono gli Incontri internazionali di poesia di Sarajevo, che abbiamo l’onore di organizzare e curare insieme alla nostra Ambasciata.

Ci piace ricordarlo a tutti i vecchi e nuovi amici con una delle sue poesie più belle e struggenti.

Ultimo tango a Sarajevo

Ultimo tango a Sarajevo

Il novantaquattro, 8 marzo. / La Sarajevo degli amanti non si arrende. / Sul tavolo l’invito per il matinè di danza allo Sloga. / Naturalmente ci andiamo! / I miei pantaloni sono un po’ logori, / e la sua gonna non è proprio da Via Veneto. / Ma noi non siam a Roma, / noi siamo in guerra.// Arriva anche Jovan Divjak. Dagli stivali si vede / che viene direttamente dalla prima linea./ Quando ti chiede un ballo sembri un po’ confusa. / Per la prima volta ballerai con un generale.// Il generale non immagina l’onore che ti ha fatto, / ma, a dire il vero, anche tu al generale. / Ha ballato con la donna più celebrata di Sarajevo. / Ma questo tango – questo è solo il nostro! // Per la stanchezza ci gira un po’ la testa. / Mia cara è passata anche la nostra magnifica vita. / Piangi, piangi pure, non siamo in Via Veneto, / e forse questo è il nostro ultimo ballo.

(1994)

(Traduzione di Sinan Gudzevic e Raffaella Marzano)

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Ripresa effettuata a Napolipoesia nel 2001
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izet11

Izet Sarajlić nato a Doboj nel 1930, è scomparso a Sarajevo il 2 maggio del 2002. Laureato in lettere alla facoltà di filosofia di Sarajevo, inizia a scrivere nel primo dopoguerra. Nel 1954, fonda il “Gruppo 54” che dà inizio alle nuove correnti di poesia moderna in Bosnia-Erzegovina. Negli anni ’60 e ’70, anima diversi gruppi di poeti ed edizioni di poesia. Tra il 1962 e il 1972 si occupa del festival “Giornate poetiche di Sarajevo”. Dopo il primo libro di poesie (1949), pubblica “Grigio week-end” considerato pietra miliare per la giovane poesia jugoslava. È autore di una trentina di raccolte poetiche e di una autobiografia (1975). È considerato unanimemente uno dei principali poeti del Novecento ed è il più tradotto poeta di tutti i tempi dalla lingua serbo-croata (da autori come Brodskij, Evtušhenko, Hans Magnus Enzensberger, Roberto Retamar, Charles Simic e altri ancora). È stato il poeta testimone di una grande tragedia: la guerra di Bosnia e l’assedio di Sarajevo e la grande voce della Sarajevo città martire dalla quale si è rifiutato di fuggire. Nella guerra ha perso le sorelle Nina e Raza, e subito dopo la guerra, la moglie, provata dagli stenti e dalle ristrettezze. Di famiglia musulmana, membro del “Circolo 99” di Sarajevo, sposato con una cattolica, con un genero di religione ortodossa, ha lottato per il mantenimento di quella cultura laica della pluralità e della convivenza, che è l’eredità storica della Bosnia-Erzegovina. È stato amico fraterno di Alfonso Gatto (la sorella Raza, nota italianista aveva tradotto in serbocroato Gatto e tanti altri scrittori italiani: Morante, Rodari, ecc.).

Vedi nel sito di Casa della poesia

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  1. 16 marzo 2009 a 19:58 | #1

    Nessuna parola esprimerà mai l’emozione avvertita. I battiti del cuore mi porteranno sulle macerie degli uomini mortificati dall’assurda velleità di fare del male. Grazie Poeta, ti dedico l’emozione che mi hai donata e le lacrime che hai provocato. g.s.

  2. valentina
    16 marzo 2009 a 21:51 | #2

    la leggerezza di un ballo tra le macerie di un paese disfatto,un poeta che vede passare la sua meravigliosa vita e quella della sua Sarajevo,la tristezza di una probabile fine imminente. Grazie ad Izet per la delicatezza di questo suo dolore parlato, e sempre GRAZIE a Casa della Poesia,per queste perle di vita. Valentina C.

  3. sofia de mas
    16 marzo 2009 a 21:58 | #3

    Si balla vita perduta nell’inestricabile volteggiare della guerra, luogo lontano,Via veneto, vera ricca, di pace

  4. antonella
    17 marzo 2009 a 15:53 | #4

    Sentire la sua voce, ancora e accorgersi del vuoto grande che Chicco ha lasciato in quel cassetto del cervello riservato ai ricordi. Una grappa Izet, e un sorriso. Mi hai scritto che sono fortunata a poter ancora scrivere poesie d’amore. Lo sono, perchè tu mi hai regalato quelle poesie.

  5. mara de felici
    17 marzo 2009 a 16:06 | #5

    carissimi, ho ancora vivissimo il ricordo di Izet a San Giovanni e le sue poesie.
    questa, ma anche “qualcuno ha suonato” e ancora “che ci perdoni l’ erba”…un caro saluto
    mara

  6. fiore
    27 marzo 2009 a 19:18 | #6

    L’emozione di rivederlo e riascoltarlo mi ha tolto fiato e parole. Posso solo dire che Izet, quando se ne è andato, mi ha lasciato solo una grande lezione: mai, mai rinunciare a qualcosa a cui si tiene veramente, per nessun motivo al mondo.E oggi vivo di conseguenza…Lo amo ancora profondamente.

  7. Jack Hirschman
    1 aprile 2009 a 14:31 | #7

    nazdarovya per izet!
    sempre
    jack e Aggie

  8. 10 maggio 2009 a 22:24 | #8

    I love it! That is way cool man! The steps weren’t that complicated too, which is great.

  9. 13 maggio 2009 a 17:33 | #9

    Thanks for good post

  1. 17 marzo 2009 a 10:36 | #1