Charles Bukowski: The poetry reading / La lettura di poesia
Charles Bukowski - The poetry reading
La lettura di poesia
pieno meriggio
in un college vicino al mare
sobrio
con il sudore che mi cola sulle braccia
una goccia di sudore sul tavolo
l’asciugo col dito
per i soldi per i soldi
mio dio penseranno che adoro tutto questo come gli altri
mentre è per il pane e la birra e l’affitto
per i soldi
sono teso faccio schifo mi sento male
poveracci che fiasco che disastro
una donna si alza
esce
sbatte la porta
una poesia sconcia
me l’avevano detto di non leggere poesie sconce
qui
troppo tardi.
i miei occhi non vedono alcune righe
la leggo
fino alla fine-
disperato tremante
che schifezza
non possono sentire la mia voce
basta, è finita, sono
rovinato.
e più tardi, in camera mia
trovo birra e scotch:
il sangue d’un codardo.
questo dunque
sarà il mio destino:
scribbacchiare per quattro soldi in stanzette semibuie
leggere poesie di cui da un pezzo mi sono
stancato.
e una volta credevo
che gli uomini che guidano l’autobus
o puliscono latrine
o amazzano altri uomini nei vicoli
fossero degli idioti.
Traduzione di Vincenzo Mantovani
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Charles Bukowski nacque ad Andernach, il 16 agosto del 1920, in Germania, da madre tedesca, e padre polacco-americano. All’età di due anni la sua famiglia si trasferì a Baltimora, nel Maryland, per poi spostarsi a Los Angeles, in California. Dopo essersi diplomato alla Los Angeles High School, Bukowski frequentò il Los Angeles City College per un anno seguendo corsi di arte, giornalismo e letteratura. All’età di 24 anni, Bukowski riuscì a far pubblicare un suo breve racconto, “Aftermath of a Lenghty Rejection Slip” e due anni dopo “20 Tanks From Kasseldown”, poi smise di scrivere per quasi un decennio. Passò questo periodo in parte a Los Angeles, e in parte vagabondando per gli Stati Uniti, vivendo di lavori saltuari e in economiche stanze in affitto. Nei primi anni cinquanta Bukowski ottenne lavoro come postino a Los Angeles, ma si licenziò dopo neppure due anni. Nel 1955 fu ricoverato per un’ulcera perforante che gli fu quasi fatale. Lasciato l’ospedale iniziò a scrivere poesie. Sposò la scrittrice e poetessa Barbara Frye nel 1957 ma divorziò nel 1959. Bukowski continuò a scrivere poesie e riprese a bere. Ritornò agli uffici postali di Los Angeles, dove lavorò come impiegato per più di dieci anni. Nel 1965 da Bukowski e Frances Smith nacque una bambina, Marina Louise Bukowski. Nel 1969 Bukowski si licenziò nuovamente per fare della scrittura la sua principale carriera, dopo aver ottenuto uno stipendio di 100$ al mese “a vita” da John Martin, editore del Black Sparrow Press. Aveva 49 anni. Meno di un mese dopo aver lasciato le poste, terminò il suo primo romanzo, “Post Office”, che lo rese celebre. Nel 1976 Bukowski incontrò Linda Lee Beighle, la proprietaria di un alimentari. Due anni dopo la coppia si trasferì nell’East Hollywood, dove Bukowski aveva vissuto la maggior parte della sua vita. La coppia si sposò nel 1985. Bukowski morì di leucemia fulminante il 9 marzo 1994 nell’ospedale di San Pedro in California all’età di 73 anni, poco dopo aver completato il suo ultimo romanzo, “Pulp”. Il rito funebre fu celebrato da un monaco buddista.
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Casa della Poesia alimentando os versos; Casa della Poesia esculpindo a memória; Casa della Poesia iluminando o Inverno. Isso o sinto, agora, escutando a voz de Charles Bukowski — e alimenta essa viagem pela memória iluminando a noite do mundo.
Casa della Poesia — Um acervo privilegiado para o futuro da HUMANIDADE.
Ivo Machado
PORTUGAL
Basta la chiusa amara e dolorosa di questo testo straordinario a darci un’idea della profondità della riflessione di Bukowski. Vale proprio la pena di ascoltare la sua voce.
“questo dunque
sarà il mio destino:
scribbacchiare per quattro soldi in stanzette semibuie”
per me quest’uomo è un mito
Grazie per aver pubblicato questo brano e aver reso possibile l’ascolto della voce di Bukowski con il suo straordinario e struggente ritmo.
decostruzione dell’autore che ha sangue etilico da codardo, nessuna pretesa di superiorità morale, dramma di non poter riservare alla poesia un tempo e uno spazio totalmente altro da quello urbano dell’autista, parola che si fa cosa sporca e cede all’usura come il corpo, solo così la poesia ha una potenza e non ha bisogno di altro da se stessa….molti intellettuali dovrebbero tenerne conto!!!!!
Quanto mai aderente alla realtà. Grazie.
Ho molto gradito l’iniziativa di Casa della Poesia di proporre l’ascolto di belle poesie dal suo archivio.
La poesia di Bukowski sorprende per la sua carica di umanità, presente e viva in mezzo ad una condizione di degrado. Magnifica l’espressione “il sangue di un codardo”, che connota di fragilità la dipendenza dall’alcol, e bello il finale che inserisce il poeta tra gli ‘idioti’ che fanno cose banali o basse.
Complimenti ancora per l’iniziativa e per la scelta… indovinata.
Mario Mastrangelo
a dirty poem…
ognuno di noi in qualche momento della vita, a volte spesso, si lascia andare ad un commento o a un giudizio su una situazione o un atteggiamento apparentemente riprovevole…pensare e fermarsi un attimo. Noi cosa avremmo fatto? Meglio?Peggio? Gli esseri umani sono tutti diversi.Accettiamo e aiutiamo la diversità.
un poeta a nudo, schifo e disperazione per colui che più di altri ha saputo cantare la propria anima senza fronzoli e senza tentativi di entrare nell’olimpo degli dei leterari. trema l’uomo,il sangue etilico di un codardo. grande poesia,commovente ritratto di uno scrittore che in quella stanzetta semibuia ha costruito, senza saperlo e senza pretese, un mito letterario contemporaneo.
Bukowski mi ha accompagnato per un pezzo di strada… avrei voluto essere come lui, ma non ci sono riuscito. Ciò, non significa, però, che mi è andata peggio!
Grazie, Charles
Leggi Chinasky, Dante e Leopardi e ….diciamo pure che hai una buona idea di tutto il sapere umanistico, letterario universale.